Kodak EasyShare V570

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Due obiettivi e due sensori Ccd da 5 Mpixel in una compatta da taschino unica nel suo genere

Se si cerca una digitale di piccole dimensioni da portare sempre con sé, la prima cosa a cui bisogna rinunciare è l’escursione dell’ottica. Piccoli gruppi ottici, infatti, nella maggior parte dei casi garantiscono non più di tre ingrandimenti a partire da modeste focali grandangolari da 35-39 mm. In pratica a soffrirne è proprio lo scatto panoramico, così utile nella tipica fotografia turistica quando si vuole catturare l’intero punto di vista. Questa rivoluzionaria piccola Kodak è la prima digitale a proporre un ingegnoso sistema per risolvere questo problema. Premendo il pulsante di accensione la palpebra metallica che copre l’ottica si fa da parte svelando due obiettivi allineati verticalmente. Si tratta di due gruppi ottici sviluppati da Schneider-Kreuznach completamente interni alla fotocamera, che usano uno specchio per far compiere alla luce un angolo retto e terminano ciascuno con un Ccd da cinque Mpixel. Il primo è un formidabile grandangolo equivalente a un 23 mm, un valore che non ha eguali tra le digitali a ottica fissa; il secondo obiettivo è invece una normale ottica 39-117 mm, in pratica un classico 3x da compatta. Ad addolcire la transizione tra le due ottiche ci pensa il software, che per default usa lo zoom digitale per colmare il “buco” tra i 23 mm, dove finisce l’ottica grandangolare, e i 39 mm, dove inizia quella normale. Il risultato di questa forzatura è però alquanto deludente, visto che man mano che usando lo zoom ci si avvicina al punto di passare al secondo obbiettivo, la risoluzione diminuisce drasticamente. Inoltre l’obbiettivo grandangolare, su cui opera l’interpolazione dello zoom digitale, è a fuoco fisso e riprende bene solo soggetti ad almeno 80 cm di distanza; pertanto un primo piano ravvicinato o un macro sono inattuabili usando questa ottica. In più lo zoom digitale stesso è assai lento e rende faticosa l’operazione. Tutto questo si risolve una volta trovato, nelle profondità del menu di impostazione, il comando per disattivare lo zoom digitale. In questo modo la V570 può esprimere le sue reali potenzialità, che consigliano un uso più razionale e accuratamente separato dei due obiettivi, come se si possedessero due fotocamere diverse. La Kodak è costruita molto bene, interamente in lega metallica leggera e con un display ampio e sempre ben visibile, anche se la realizzazione strizza l’occhio più al design che all’ergonomia. Il menù non è molto comodo e ad ogni accensione ci si ritrova nel modo automatico, anche se allo spegnimento era attiva una diversa modalità. La V570 si fa comunque apprezzare per il sensore di orientamento che gira la foto se si scatta in verticale, per l’efficace modalità di ripresa di video compressi Mpeg-4 e per i 19 programmi di cattura predefiniti per situazioni particolari. Tra questi va segnalata la modalità che aiuta a catturare, usando fino a tre scatti contigui, panorami a 180 gradi che verranno composti un’unica immagine direttamente dalla fotocamera e con risultati sorprendenti. La qualità dell’immagine è discreta, con un’eccellente rispondenza cromatica e un buon bilanciamento del bianco, mentre si nota qualche limite nella nitidezza, un po’ al di sotto delle possibilità di un sensore da 5 Mpixel. Con luci scarse la Kodak si aiuta con un illuminatore nella messa a fuoco (solo con l’ottica normale) e risulta abbastanza veloce anche se non sempre precisa. Le immagini mostrano evidenti disturbi già a 200 Iso e l’algoritmo di riduzione del rumore è piuttosto aggressivo, tanto da provocare perdite di dettagli. Il piccolo flash incorporato non è abbastanza morbido per non bruciare soggetti vicini e non è tanto profondo da illuminare adeguatamente una stanza buia.

Autore: ITespresso
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