L’Europa discute sul cybercrime

CyberwarSicurezza

Nel frattempo gli Usa ignorano il problema ma sviluppano la guerra informatica

Nel frattempo gli USA ignorano il problema ma sviluppano la guerra informatica. Evidentemente tutto è lecito in spam e in guerra.

Il trattato europeo sulla criminalità informatica e sulla sorveglianza di Internet dovrebbe quasi raddoppiare il numero dei suoi membri firmatar i da questo anno, secondo le autorità del Consiglio d’Europa.

Il Consiglio ha annunciato la sua prima proposta di legge per la repressione della criminalità informatica nel 2001, ma è stato deluso per la mancanza di entusiasmo degli Stati membri per il trattato. L’obiettivo del trattato è di perseguire i presunti criminali cibernetici più velocemente e promuovere una maggiore cooperazione tra le varie agenzie di tutto il mondo preposte a fare osservare la legge. Ma solamente 43 paesi hanno deciso che il trattato andava firmato, come primo passo, mentre solo 22 fra questi si sono effettivamente preoccupati di adattare le loro leggi al trattato e ratificarlo, secondo il sito web del Consiglio.

Gli Stati Uniti, che nel consiglio hanno status di osservatore, e nel loro paese hanno il comitato leader sulla criminalità in Internet (IC3, Internet crime complaint center), hano già ratificato il trattato, dimostrando che vale meno della carta su cui è stampato. Prendendo atto di ciò, e del fatto che probabilmente non fa differenza di sorta, Filippine, Repubblica Dominicana, Messico, Costa Rica, Sud Africa e Brasile hanno deciso che potevano anche firmare il trattato -senza valore perché senza poteri di coercizione- e girare le spalle al consiglio.

Nel frattempo, mentre l’Europa si agita sul cybercrime e come ottenere la ratifica del suo trattato da piccoli e relativamente innocui paesi come la Romania (1,5 per cento del crimine online, in contrapposizione agli Stati Uniti che hanno il 63,2 per cento),l’esercito statunitense ha fatto capire che passerà alla guerra contro il cybercrime in un prossimo futuro.

Il Gen. Robert J. Elder Jr, che dirige il comando delle operazioni informatiche nell’Air Force, ha dichiarato alla stampa che l’esercito sta studiando modi di lanciare attacchi informatici ai nemici. Il generale calcola che, se i cyber-plotoni sono in grado di usare la rete per entrare nel sistema di comunicazione nemico, potrebbero anche essere in grado di farla finita con armi pesanti convenzionali come le bombe.

Il generare non ha tuttavia menzionato se questo metodo di lavoro nelle zone rurali dell’Afghanistan, Pakistan o in altri luoghi dove la copertura di internet è scarsa può funzionare.

Quello che ha invece spiegato è stato il fatto che gli attacchi cibernetici sono stati utilizzati fin dall’inizio della guerra in Iraq, per bloccare elettronicamente i sistemi militari iracheni e impedire alle unità militari di terra di comunicare fra loro , ma a giudicare dal “successo” della campagna militare degli Stati Uniti che ancora infuria, è difficile immaginare gli americani scambiare armi con wi-fi.

Fonte: The Inquirer

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore