L’Italia nella fotografia dell’Istat

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L’Italia vanta una tassazione da Svezia, ma con la disoccupazione della Grecia e la competitività più bassa d’Europa. Pmi e innovazione sotto la lente del Rapporto Istat Noi Italia

Il Rapporto Istat Noi Italia fotografa l’Italia e ne emerge un Paese con tasse da Svezia, disoccupazione da Grecia e maglia nera nella competitività. Le PMI rappresentano l’ossatura della manifattura italiana. L’alto numero di Piccole e mediae aziende (PMI) caratterizza l’Italia, dove si concentrano 63,6 imprese ogni mille abitanti. L’Italia si piazza al sesto posto in Europa dopo Repubblica ceca, Portogallo, Slovacchia, Grecia e Svezia, per l’elevata concentrazione di imprese. Ma la crisi italiana rimane innegabile a causa di un livello di tassazione a livello scandinavo con pressione fiscale al 44,1% nel 2012, in aumento (contro il 44,7% della Svezia, per altro in discesa). Davanti a noi, per pressione fiscale, svettano solo Danimarca, Belgio, Francia, Svezia e Austria.

La quota di lavoro indipendente rispetto al totale dei lavoratori in Italia, il cosiddetto tasso d’imprenditorialità, è in valore assoluto il più più alto d’Europa: veleggia sopra il 30%. Ma questa percentuale nasconde una debolezza delle PMI italiane: l’eccessiva frammentazione. Le Pmi del Made in Italy sono sotto dimensionate con numero medio di addetti per impresa pari al 3,9%. Il valore più basso che colloca l’Italia insieme a Grecia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Portogallo.

Il tasso di occupazione è del 60,1%, il terz’ultimo in Europa (contro il 75%, obiettivo di Europa 2020). Pesano: il divario Nord/Sud (con 20 punti di differenza) e il divario di genere (il tasso di occupazione è al 71,6% per gli uomini e al 50,5 % per le donne). Nella media europea sono invece il 13,8% dei dipendenti con contratto a termine e l’uso del part-time al 17,1%. La disoccupazione è al 10,7%, in crescita e ai massimi dal 2000, ma nella media europea: preoccupante è invece la disoccupazione giovanile al 35,3%, che rende l’Italia fra i Paesi fanalino di coda con Grecia, Spagna, e Portogallo.

Sulle famiglie si sente il peso del divario digitalesolo il 55% accede alla Rete in banda larga contro il 73% della media europea. Nel 2013 solo il 43% degli italiani ha letto almeno un libro; il 49,4% legge un quotidiano alla settimana, e tra essi appena il 36,2% legge giornali cinque giorni su sette. La lettura di news va online, dove si passa dall’11% del 2005 al 33,2% del 2013.

Altro dato allarmante è la spesa in ricerca e sviluppo: all’1,25% del PIL, troppo scarsa, soprattutto perché non investono in R&D le imprese, ferme allo 0,69%. Cala inoltre il numero di imprese innovatrici, anche se rimane nella  media europea. Fra le aziende sopra i 10 dipendenti, è connesse in banda larga il 91,6%, una percentuale sopra la media europea.

Ma una delle maggiori debolezze è la competitività di costo delle imprese: l’Italia è fanalino di coda in Europa, dal momento che per ogni 100 euro di costo del lavoro il valore aggiunto si attestava  a 126,1% nel 2010, dato peggiore in Ue, contro il 211,7% in Romania. Nel 2011 in Italia la competitività è lievemente migliorata (128,5%).

Lo stato di deprivazione colpisce circa 15 milioni di persone in 6,3 milioni di famiglie.

Rapporto Istat Noi Italia: Italia ha tasse da Svezia, disoccupazione da Grecia ed è maglia nera nella competitività
Rapporto Istat Noi Italia: Italia ha tasse da Svezia, disoccupazione da Grecia ed è maglia nera nella competitività
Autore: ITespresso
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