L’ITU non avrà il controllo della governance di Internet

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Conferenza ITU: la Russia abbandona la sua coalizione

Alla Conferenza ITU, la Russia abbandona la sua coalizione. S’intensificano le divisioni sulla governance della Rete

Si intensificano le divisioni sulla governance di Internet alla conferenza dell’ITU, l’agenzia dell’ONU, a Dubai. La Russia, UAE (United Arab Emirates), Cina, Arabia, Saudita avevano proposto che 193 paesi ottenessero uguali diritti a gestire Internet. A contrapporsi alle modifiche dei trattati sono gli USA, l’Europea, l’America Latina e Paesi dell’area Asia-Pacifico: temono che eventuali cambiamenti potrebbero aiutare la censura online. Ieri, c’è stato il colpo di scena: la Russia ha abbandonato la coalizione che aveva sostenuto la controversa proposta di modificare la governance di Internet.

Tensioni fra le diverse visioni si erano percepite alla World Conference on International Telecommunications (Wcit). Wcitleaks aveva pubblicato 22 pagine di un documento che girava alla conferenza dell’International Telecommunication Union (ITU): il documento godeva dell’adesione di Russia, United Arab Emirates, Arabia Saudita, Algeria e Sudan, tranne l’Egitto che si era sfilato con una dichiarazione ufficiale su Twitter. Nella sezione intitolata “Internet”, il documento afferma che la governance dovrebbe essere condivisa, insieme alla responsabilità di “governi, settore privato e società civile“. Attualmente, invece, il Dipartimento del Commercio (DOC) statunitense decide chi guida la Internet Assigned Numbers Authority (Iana): IANA ha sede negli Stati Uniti per via di Arpanet, il precursore di Internet, nato in ambienti militari statunitensi. Senza Arpanet, oggi non esisterebbe Internet. Ciò che appare un anacronismo, in realtà è un’organizzazione multi-stakeholder con esperti tecnici in grado di prendere decisioni agili e veloci sullo sviluppo della Rete. Lo sviluppo esplosivo di Internet è dovuto proprio al fatto che c’è stata la minima interferenza degli Stati.

Ma la Russia abbandona la proposta per aiutare i membri dell’ONU ad ottenere il controllo degli asset ingegneristici di Internet, che spaziano dai nomi di dominio agli indirizzi e alle numerazioni. Ad opporsi alla proposta sono stati USA, Canada, Francia e Svezia. Il controverso summit dell’ITU, agenzia Onu, si avvia a conclusione. Inaugurata con l’ambizioso progetto di riscrivere i trattati multilaterali sul traffico delle comunicazioni internazionali, firmati nel 1988, ora la conferenza fa un buco nell’acqua, come la precedente conferenza di Tunisi. Jim Lewis del Centre for Strategic and International Studies afferma  che “russi e cinesi hanno caricato la mano“.

Il testo finale sarà presentato il prossimo 13 dicembre: i paesi potranno scegliere l’opt-out su alcune prti o rifiutare di siglare il trattato. I negoziati saranno protatti a febbraio. Poiché l’ITU richiede il consenso, un compromesso sembra impossibile, viste le abissali differenze fra gli approcci filosofici. Già oggi troppi Stati reprimono la dissidenza, la libertà d’espressione, riducono l’anonimato online e censurano i contenuti sul Web; ma sfruttare la scusa di combattere il cyber-crime e proteggere le Reti, sarebbe un ulteriore giro di vite, secondo alcuni osservatori. Nota di colore: Le decisioni all’ITU sono prese tutte a porte chiuse, mentre su Internet si procede in maniera trasparente e visibile al pubblico scrutinio. Già questo fatto è indice della chiusura dell’ITU rispetto alle “porte aperte” della Rete.

Avaaz ha lanciato una petizione per conservare la Rete libera contro il controllo dei regimi autoritari.

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