La brusca frenata di Microsoft

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La brusca frenata di Microsoft
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7800 dipendenti licenziati più i 18mila tagli di un anno fa. La cessione delle vendite advertising ad Aol, quella delle mappe di Bing a Uber. Alla vigilia del lancio di Windows 10, Microsoft frena bruscamente. E il futuro è letteralmente un’incognita

Windows 10 arriverà il 29 luglio, ma il futuro di Microsoft mai era stato tanto enigmatico. Ieri è giunta la conferma di 7800 tagli, che seguono i 18 mila del luglio 2014 e la recentissima riorganizzazione con l’addio a Stephen Elop (ex Ceo di Nokia): nel giro di pochi trimestri, Microsoft rinuncia al 20% delle proprie risorse umane, imprimendo una brusca frenata, alla vigilia del debutto di Windows 10, con un ecosistema non ancora completato.

Microsoft sta inoltre cedendo le mappe di Bing a Uber, mentre AOL acquisisce il business della vendita dell’advertising.

La brusca frenata di Microsoft
La brusca frenata di Microsoft

La frenata dell’azienda di Redmond, guidata dal Ceo Satya Nadella, è nei numeri: 7.6 miliardi di dollari di svalutazioni di asset relativi all’acquisizione di Nokia, il ramo telefonini e smartphone Lumia comprato per 7.2 miliardi di dollari.

Ci stiamo muovendo da una strategia di business smartphone standalone a una strategia in cui si crea un ecosistema Windows vibrante che includa la famiglia di dispositivi first-party,” ha dichiarato il CEO di Microsoft, Satya Nadella, in un’e-mail ai dipendenti.

Ma la strategia appare letteralmente un’incognita: mentre il mercato Pc cala (non tornerà a crescere prima del 2016, secondo Gartner), il mercato smartphone frena, l’unica cosa certa è che Windows Phone detiene appena il 2.5% di quote di mercato, contro il 79% di Android. Un nonnulla, mentre Windows ha il 90% del desktop, un mercato che però è in declino, mentre gli ibridi 2-in-1 conquistano spazio.

Secondo Current Analysis, Microsoft non può perdere denaro in un business che non decolla: un portafoglio di troppi Lumia non ha dato i suoi frutti. Può darsi. Ma con il lancio di Windows 10 si prevede un nuovo smartphone flagship targato Microsoft sulla rampa di lancio: ma a questo punto, quale utente consumer comprerà un Lumia con Windows 10, conoscendo le “lacune in app che lo caratterizzano” fra “applicazioni che mancano” e “quelle che ci sono (ma fanno meno cose che sulle altre piattaforme)” (come scrive Mario De Ascentiis su TechWeek Europe)? È un’incognita. Come non è dato sapere “quanti saranno gli sviluppatori che con tutti gli strumenti che Redmond ha messo a disposizione si ‘prodigheranno’ per adattare app Android a girare su Windows Phone (il sistema non ha giovato più di tanto né a Blackberry, né ad Amazon in passato)”. Tanto che Blackberry, ridotto il suo market share al lumicino, potrebbe passare ad Android.

Acquisendo Nokia, Microsoft ha rinunciato alla sua proverbiale laicità nell’hardware: ma perché taglia i Lumia e non i Surface? Anche questa è un’incognita, nonostante le pevisioni rosee dei 2-in-1.

Ma la vera domanda è: “Cosa dovrebbe convincere tutti a scegliere uno smartphone Microsoft, ora che proprio tutti i servizi di Microsoft sono in cloud su tutte le altre piattaforme, a volte anche più utilizzabili rispetto all’esperienza con Windows Phone?”. Da almeno quattro anni, Microsoft chiede pazienza e fiducia ai suoi clienti: ma fino a quando?

Quante app si potevano far sviluppare in tempo reale con la cifra che si è spesa per Nokia (settembre 2013 – 7,17 miliardi di dollari)? Il vero errore di Microsoft è stato credere che, acquisendo l’hardware, fosse fatto il gioco di spingere Windows Phone nel Mobile: ma l’ecosistema non era pronto e il market share non è scattato.

Il nostro giudizio è pesante: “Noi pensiamo che Microsoft stia facendo pagare alle proprie persone (come sempre accade in questi casi), gli anni di vuoto di idee, subito successivi all’esplosione del mercato smartphone”. E il conto, per le persone, è salatissimo. L’incognita Microsoft è racchiusa in tutti questi interrogativi. Domande senza risposta, nel vuoto di strategia.

In questo decennio duro per Redmond, il miglior investimento di Microsoft risale al 2007 quando l’ex Ceo Steve Ballmer spese 240 milioni di dollari per acquistare una fettina di Facebook, allora valutata 15 miliardi di dollari (ma oggi il social network ha una valutazione di mercato pari a 240 miliardi di dollari).

In precedenza, nel 2000, Microsoft acquisiva – per una somma indefinita (decine di milioni di dollari, pare) – Bungie, che portava Halo su Xbox, il franchise che ha reso popolare la console e ha fondato un business da 4 miliardi di dollari di vendite.

Un’altra grande acquisizione fu quella di PowerPoint, ottenuto comprando per 14 milioni di dollari Forethought: era il 1987.

Nokia è stata un grande flop: il Ceo Satya Nadella si oppose alla sua acquisizione voluta dall’ex Ceo Steve Ballmer. Secondo Nadella, Microsoft ha bisogno di tante “Bungie e Facebook” e mai più acquisizioni stile Nokia, AQuantive, gli investimenti miliardari – evaporati – della bolla DotCom, senza dimenticare Red Ring of Death e il flop del primo Surface. Ma il futuro rimane avvolto nella caligine del punto interrogativo.

– TechWeek Europe: Incognita Microsoft

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