La bufera Peppermint

CyberwarSicurezza

Quasi 4.000 internauti italiani, accusati di aver scambiato materiale protetto da copyright, hanno ricevuto una raccomandata che intima loro di pagare 330 euro di risarcimento. I loro nominativi e indirizzi reali sono stati ottenuti in modalità anomala. Il Garante della Privacy è sceso in campo costituendosi in Giudizio

Il diritto d’autore è sotto pressione: da un lato a causa del dilagare della pirateria online; dall’altro da chi lo brandisce come un’arma per contrastarne le ripetute violazioni. Il caso Peppermint Jam di queste settimane è emblematico: l’industria discografica tedesca ha chiesto alla magistratura italiana la consegna degli indirizzi di 3.636 internauti che hanno scambiato su piattaforme peer to peer file musicali, protetti dal diritto d’autore, risalendo da una serie di indirizzi IP tramite i quali ci sarebbero state violazioni del diritto d’autore nel file sharing. Quasi 4.000 raccomandate sono partite alla volta dei presunti pirati. Ma questi utenti hanno diritto alla privacy ? Il Garante della Privacy è sceso in campo costituendosi in Giudizio. L’azione di Peppermint rischia di creare un precedente, che mette a repentaglio la privacy online, e di aprire una nuova frontiera nella giurisprudenza anti P2p.

Autore: ITespresso
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