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Il lato oscuro delle tecnologie anti censura e cyber sorveglianza

La censura online e il lato oscuro della Silicon Valley

Alcune aziende esportano filtri Web, cyber sorveglianza ai danni di attivisti e tecnologie di tecno-controllo in paesi, dove i diritti umani e la libertà d’espressione sono ad alto rischio

L’Electronic Frontier Foundation (EFF), la fondazione in prima linea per i diritti digitali, riporta che il sanguinario regime di Bashar al-Assad ha assunto hacker pro regime per realizzare un clone di YouTube, in cui finti attivisti invitano i militanti della rivolta a collegarsi alla pagina clone, a identificarsi con i propri dati sensibili e a commentare video della rivolta. Ovviamente è una trappola: la Siria, dopo la macelleria di questi mesi, ha adottato anche il phishing per stroncare le proteste e le mobilitazioni contro Assad.

La Rete può essere un’alleata delle mobilitazioni, ma – come da anni afferma Morozov – può diventare anche una trappola pericolosa, per incarcerare attivisti e blogger, che, una volta identificati, potranno essere torturati ed uccisi. Ma c’è di più: il lato oscuro della Silicon Valley, che abbiamo più volte denunciato su ITespresso.it, sta emergendo nel caso dei filtri Web destinati al Pakistan. Aziende californiane sono impegnate a mettere a punto un “Broad public backlash” per bloccare e filtrare Internet per 170 milioni di pachistani: il governo vuole controllare quale materiale online i suoi cittadini possono o meno vedere.

Mentre il governo Usa mette limiti all’export delle vendite di tecnologie sensibili in paesi dove vige la censura (Iran, Siria e la Nord Corea), ci sono aziende della Silicon Valley che vendono a paesi, in cui i diritti umani e la libertà d’espressione sono “a rischio”, tecnologie che abilitano non solo la censura, ma la cyber sorveglianza, il monitoraggio stretto degli attivisti.

Secondo OpenNet Initiative, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi, il Kuwait, il Bahrain, Oman e Tunisia hanno usato i prodotti SmartFilter dell’unità McAfee di Intel. Accordi non pubblicizzati e perfino clandestini vengono siglati a eventi come Intelligent Support Systems World Conferences, meglio nota negli Stati Uniti come “Wiretapper’s Ball,” secondo un recente report del Washington Post. Il softeware di filtraggio Web di Blue Coat è stato denunciato in Siria (fonte: Wall Street Journal): ora Blue Coat è sotto indagine da parte del Dipartimento del Commercio. Il famoso Humanist Institute for Cooperation with Developing Countries ha puntato il dito contro McAfee SmartFilter, le tecnologie di deep packet filtering targate  Blue Coat e NetApp, mentre Narus, sussidiaria di Boeing, avrebbe aiutato Libia ed Egitto.

Ma “Questa è solo la punta dell’iceberg,” afferma sconsolato Brett Solomon, direttore esecutivo diAccess Now, gruppo attivista dedicato alla Open Internet ed alla libertà d’espressione. Per fortuna ci sono casi come quello di Websense che ha rifiutato di partecipare all’asta per il Pakistan, definendo certi progetti “moralmente sbagliati”. Per fortuna, dopo le denunce sulla stampa del progetto di filtraggio Web in Pakistan, l’iniziativa dovrebbe essere abbandonata. Dal Congresso USA trapela un filo di ottimismo: “Siamo ottimisti per il Global Online Freedom Act di quest’anno,” parlando di una norma introdotta tre volte, ma che non è passata; “IAndrà all’ House Subcommittee on Africa, Global Health e Human Rights il 27 marzo” . Il Cato Institute infine ritiene che alcune tecnologie sono a doppio taglio: possono essere usate per filtrare il Web contro gli attivisti, ma anche essere impiegate nella civile lotta contro la piaga del pedoporno. Anche il monitoraggio dei Social network può servire a cercare le critiche anti-governative, ma anche a prevenire disastri: quindi, occhio a mettere in croce le aziende per una tecnologia venduta all’estero, perché chi l’ha comprata magari ha detto che voleva usarla per “scopi nobili”. Il problema, dunque, rimane spinoso ed aperto. Anche se – di certe dittature – si dovrebbe diffidare a priori.

Il lato oscuro delle tecnologie anti censura e cyber sorveglianza

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Mirella Castigli
Autore: Mirella Castigli
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