La Cina giustifica la censura online

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La Cina non cede di un millimetro sulla censura online. Lo ha spiegato Pechino nel libro bianco sul grado di libertà dei cyber-navigatori

Censurare Internet fa rima con le contraddizioni cinesi. Pechino già deve affrontare i primi scioperi di massa (in seguito alle catene di suicidi che hanno sconvolto Foxconn, la fabbrica di appl, Nokia e Dell; e ora la Cina è al terzo giorno di scioperi alla Honda). Per la Cina la censura online è un caposaldo imprescindibile.

Ad aprire la falla nella Grande Muraglia del Great Firewall della censura cinese era stata Google (in seguito a un cyber-attacco), seguita da un memorabile discorso del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Google aveva chiuso google.cn passando per la versione di Google Hong Kong senza censura e senza filtri, ma la Cina vuole mantenere saldo il ferreo controllo statale sulla “libertà” di espressione sul web.

Anche la UE si era espressa a favore di una maggiore libertà online in Cina, appellandosi alle regole del Wto. Ma la Cina risponde a tutti di non voler perdeere la propria sovranità su internet della Cina: “Deve essere rispettata e protetta“.

La Cina non è disposta a sopportare le critiche estere sulle proprie regole, come recita il libro bianco governativo presentato ieri. Un libro bianco che mette la parola fine a mesi di discussioni sul tasso di libertà dei cyber-navigatori cinesi.

In Cina la censura colpisce non solo i motori di ricerca, ma soprattutto blocca Facebook, Twitter e Wikipedia: il giro di vite riguarda i social media e i blog.

“Il governo cinese incoraggia l’uso di internet nei modi che possano promuovere il progresso sociale ed economico, per migliorare i servizi pubblici e facilitare il lavoro e la vita delle persone”, spiega il documento. Ma evitando di incitare all’odio etnico, sollevare argomenti politici (dalla democrazia alla libertà, fino a Tienanmen) o etnici, promuovere pornografia e violenza: a questi temi tabù, Pechino dirà sempre no.

Google dà l'addio alla Cina per la censura online
Google contro la censura online in Cina
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