La Cina incarcera utenti della rete

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La Cina è al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per numero di utenti Internet

Il gruppo per la difesa dei diritti umani Amnesty International ha chiesto al governo cinese il rilascio di tutti i cittadini imprigionati per aver espresso opinioni o aver scambiato informazioni online. Secondo Amnesty International sono almeno 33 le persone detenute per sovversione via internet e due prigionieri sarebbero deceduti a causa di torture o maltrattamenti. In uno studio di Amnesty International intitolato Controllo statale di internet in Cina il gruppo sostiene che Pechino, con le sue misure, sta creando una nuova categoria di prigionieri di coscienza. Un portavoce del governo ha dichiarato di non essere a conoscenza di questa nuova ricerca, ma sostiene che gi in passato Amnesty International aveva espresso dure critiche senza alcun fondamento. In Cina attualmente il numero di utenti di internet il pi elavato nel mondo, a parte gli Stati Uniti. Secondo lInternet Network Information Centre cinese il numero di utenti del web cresciuto di 12 milioni nel primo semestre di questanno, raggiungendo un totale di 45,8 milioni. Lo studio di Amnesty International sottolinea che persino utenti di internet semplicemente curiosi potrebbero essere vittime delle regolamentazioni cinesi. Gli utenti di internet vengono progressivamente costretti in un sistema di regole che colpiscono i loro fondamentali diritti umani. Aggiungono Chiunque navighi in internet potenzialmente a rischio di essere arbitrariamente incarcerato. Tra le 33 persone detenute per reati connessi allutilizzo di internet, ci sono attivisti politici, scrittori e membri di organizzazioni informali come il movimento spirituale Falun Gong. Le due persone decedute in carcere, asserisce Amnesty, erano membri del movimento Falun Gong, vietato dal governo di Pechino in quanto culto del demonio. Amnesty rivela che un ex-ufficiale di polizia, tale Li Dawei, stato oggetto di una delle pi lunghe sentenze imprigionato per 11 anni con laccusa di scaricare documentazione da siti democratici esteri. Chiunque sia detenuto per la diffusione pacifica delle proprie idee o di altre informazioni su internet o per laccesso a certi siti, un prigioniero di coscienza. Costoro devono essere rilasciati immediatamente e incondizionatamente Sono gi stati segnalati diversi tentativi del governo cinese di controllare luso di internet – si ricordi il blocco del motore di ricerca Google avvenuto lo scorso settembre. Lo studio di Amnesty rivela le altre misure per controllare le informazioni online blocco dei siti stranieri, creazione di un corpo di polizia del web, chiusura di siti con documenti di critica del governo. Amnesty chiede urgentemente che il governo cinese riveda le sue regole che limitano la libert di espressione per adeguarsi agli standard internazionali. E la responsabilit di produttori esteri che hanno venduto alla Cina software per il controllo, utilizzato per la censura? Dato il ruolo economico sempre pi importante della Cina, le multinazionali hanno una particolare responsabilit nel garantire che la loro tecnologia non sia utilizzata per ledere i diritti umani fondamentali sostiene Amnesty.

Autore: ITespresso
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