La Cina stringe le maglie della censura in Internet

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Google non è Internet e il braccio di ferro cinese sulla censura online è lì a dimostrarlo: anche senza Google China la vita online dei 384 milioni di utenti cinesi corre sul Web dinamica e vivace. Tuttavia, nel momento in cui anche Yahoo! segnala violazioni e cyber-intrusioni ai danni degli account di posta di otto giornalisti stranieri, si capisce meglio la portata della tensione fra Usa e Cina. Dopo il semi-addio di Google (mentre i servizi mobili vanno a singhiozzo), hanno fatto le valigie GoDaddy e Network Solutions, mentre Microsoft non ci pensa proprio ad andarsene. La censura online è una contraddizione forte nella Cina dei miracoli economici e del G2. Ma Forrester Research ci ricorda che 2,2 miliardi di utenti online sbarcheranno sul Web entro quattro anni: il 43% sarà asiatico

Com’è la vita in Rete degli oltre 384 milioni di cyber-navigatori cinesi? Anche senza Google China non è una vita “in grigio”, ma a colori e spensierata. Google non è Internet e si può vivere senza, ci ricorda The Inquirer: “La vita nella rete cinese è tutt’altro che grigia e immobile, anzi è bella vivace, con una corsa continua a spostare commenti e post per renderli sempre visibili e raggiungibili: dall’alto si interviene con semplici mezzucci, come togliere – o meglio far togliere – il tasto “commenta” dai portali di news scomode; oppure -pare- si pagano navigatori che cliccano sui siti filo-governativi in modo da renderli più appetibili per le campagne di ads”.

Online i cyber-dissidenti giocano a guardie e ladri (e a volte finiscono in carcere con terribili conseguenze), mentre le guardie rosse del Web vengono pagate 50 centesimi di yuan, ossia 5 centesimi di euro, per ogni Post che “ripristini la verità ufficiale“.

I dissidenti cinesi passano il tempo a utilizzare i tool anti-censura (come la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente di Reporter sans Frontières) e a volte utilizzando VPN finanziate da privati filo-liberali che permettono di sconfinare dalla grande muraglia digitale o Great Firewall.

Prima del “caso Google”, i più recenti casi di censura cinese hanno coinvolto Skype, Youtube, iTunes, le Olimpiadi di Pechino, oltre ai noti casi di bavagli a Wikipedia, al caso Greem Dam e ai motori di ricerca, quest’ultimi finora troppo spesso conniventi con i censori.

Ma Internet, comunque sia, avrà gli occhi a mandorla dei sorridenti studenti di Shangai: a fine aprile 2008 la Cina ha scavalcato gli utenti Internet Usa e, secondo Forrester Reasearch, l’esplosione demografica su Internet sarà trainata dai paesi emergenti che sorpasseranno definitivamente l’Occidente: 2,2 miliardi di utenti online sbarcheranno sul Web entro quattro anni. Il 43% sarà asiatico, mentre il boom avrà un incremento del 45%.

Chi in questi giorni è a spasso per India e Cina sa che lì la “recessione” non c’è mai stata: il secolo XXI sarà asiatico. Google, Yahoo!, Cina e Usa dovranno trovare un nuovo “punto di equibrio” nelle loro relazioni. A partire da Internet.

Autore: ITespresso
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