La corsa dei notebook

Aziende

Continua la crescita dei pc notebook, che stanno sempre più erodendo quote di mercato ai pc desktop. Una tendenza che ormai in molti giudicano inarrestabile e che vede il portatile in procinto di superare le vendite del vecchio desktop

In un mercato che negli ultimi anni ha conosciuto una forte crescita come quello dei notebook, i vendor si apprestano ad affrontare le sfide future. Dettate non solo dall’innovazione tecnologica, ma anche da scelte e strategie che vengono approntate in base alla percezione che ognuno ha della realtà. Se, come sembra, la crescita è stata trainata sia da una politica dei prezzi molto aggressiva, affiancata da una altrettanto forte attività di marketing, sia da programmi e servizi dedicati alle Pmi e al mondo consumer, cosa oggi i produttori ritengono importante per mantenere e aumentare quote di mercato e fatturato? Come si evolverà il mercato dei notebook? Il ruolo del canale tradizionale sarà ancora così rilevante o sarà sostituito dalla grande distribuzione? Abbiamo cercato di capirlo girando le domande ad alcuni tra i più importanti protagonisti del settore: Acer, Fujitsu Siemens Computer, Hp, Ibm, Maxdata e Olidata.

Quale mercato per i prossimi mesi? è possibile prevedere ancora una crescita? Se sì, sarà una crescita generalizzata oppure guidata da particolari prodotti? Secondo Gianpiero Morbello, country manager Acer Italia, i dati in loro possesso evidenziano una timida evoluzione del mercato informatico dopo un lungo periodo di crisi. “Stiamo assistendo a una crescita delle vendite di strumenti informatici, in quanto aziende piccole e medie non possono più permettersi di avere strutture obsolete per poter essere competitive. Secondo la nostra opinione sia per il 2004 sia per il 2005 il mercato dei notebook crescerà ancora in maniera significativa”. A contribuire al successo di Acer, che molti analisti definiscono incredibile, è per Morbello l’ampia gamma di prodotti portatili che comprende quasi tutte le configurazioni tecnologiche possibili, in grado di soddisfare ogni esigenza. “Non credo che si debba legare la crescita a particolari prodotti; l’elemento differenziante è l’aggiornamento tecnologico. Questo risulta di vitale importanza soprattutto se in relazione alle tecnologie correlate alle potenzialità del wi-fi. è possibile che parte degli utenti siano disposti a investire oggi per poter essere pronti alle nuove frontiere della tecnologia che si stanno aprendo”. Anche Leonardo Bernardi, channel e sme director Fujitsu Siemens Computer è convinto che la crescita continuerà. “Il segmento “mobile” sta trainando il mercato client in questi anni. Il pc da tavolo è in calo, siamo ormai a un notebook per ogni tre pc installati in azienda (fonte Idc) e in Usa le vendite dei notebook hanno già superato quelle dei desktop nel mercato retail. Se ci riferiamo al mercato professionale assisteremo alla crescita dei notebook ultraleggeri, quelli con peso inferiore ai 2 Kg. Una volta provato un notebook leggero, nessuno si accontenterà più di trasportare in borsa pesi da oltre 3,5 kg”. Sergio Ceresa, consumer sales manager imaging e printing group Hp Italia, mette l’accento sull’ampia varietà di prodotti disponibili: “i segnali di cui disponiamo indicano una costante crescita quanto favorita da una sempre più ampia gamma di prodotto. Oggi la scelta offerta dal mercato è molto grande, sia in termini di prezzo sia di tecnologia. Non c’è più il solo prodotto innovativo, dotato dell’ultimo processore ad attirare interesse; ma una grande varietà di notebook con diverse configurazioni e fasce di prezzo, in grado di rispondere alle esigenze più diverse. Una tendenza, per Alessandro Spaccarelli, Ibm personal computing division brand manager per l’Italia, che continuerà perché non proviene solamente dalla sostituzione di vecchi apparecchi, ma dall’allargamento dell’installato: “Questo significa che anche il mercato italiano sta maturando. Parliamo di mercato professionale in quanto Ibm si rivolge a questa tipologia di utenza. Noi riteniamo che le esigenze aziendali cambino da utente a utente, anche all’interno della stessa società; per questo la gamma dei ThinkPad Ibm è sviluppata in quattro famiglie che indirizzano altrettante necessità: dalla mobilità estrema dei ThinkPad X, al desktop replacement della serie G, all’esigenza di mobilità senza compromessi dei modelli T, alla serie R che rappresenta il punto di ingresso per l’utente mobile”. Alfredo Gatti, amministratore delegato Maxdata, ritiene che tutti i segnali e le previsioni conosciute danno una tendenza al rialzo in business, ma soprattutto consumer, “in area business i fattori trainanti sono il wireless communication a larga banda e la autonomia notevolmente aumentata rispetto al passato. Nel mondo consumer invece stiamo assistendo al semplice spostamento della preferenza dai prodotti desktop ai notebook”. Più cauto il commento di Stefano Savini, presidente Olidata, il quale ritiene che “la modesta crescita della vendita di computer che ha caratterizzato la prima fase dell’anno, presumibilmente sarà la costante anche per i prossimi mesi, anche se si assisterà sempre più a una erosione di quote di mercato da parte dei notebook nei confronti del classico pc”.

Il “prodotto” notebook viene ancora percepito come prodotto di valore, oppure è destinato a banalizzarsi, come già successo per il pc desktop? “Il fatto che, oggi, il notebook venga percepito da molti come prodotto di valore e non più come un “lusso” – afferma Morbello – è già significativo. Non credo sia destinato a banalizzarsi, quanto piuttosto a diventare, se già non lo è, la risposta a una necessità dettata dai tempi e dai modi di gestione del lavoro e del tempo libero. Il focus della società odierna si è spostato sulla mobilità e di conseguenza sulla connettività wireless, penalizzando così il desktop classico”. Non è convinto di questo Bernardi che ritiene il notebook un apparecchio più “personale”, del desktop e che pertano potrà contenere più valore: “basti pensare alle connettività Wireless Lan, ai collegamenti Gprs e Umts, alla flessibiltà dei prodotti oggi presenti sul mercato in materia di dispositivi collegabili in base alle esigenze, dalle macchine fotografiche fino ai lettori di SmartCard”. Destinato a seguire la medesima strada del computer fisso, secondo Ceresa: “il notebook è destinato a banalizzarsi, soprattutto a causa di un consumatore sempre più preparato che sa muoversi e scegliere ciò che più risponde alle proprie esigenze e di conseguenza compra con maggiore cura. Per certi versi la banalizzazione è già in atto e i produttori si stanno adeguando a questa nuova percezione del consumatore, che richiede notebook con funzioni e tecnologie sempre più innovative. Anche se ritengo che chi cerca prestazioni di alto livello sarà ancora spostato per lungo tempo verso il computer fisso. Il notebook rappresenta tuttora il secondo computer, che si affianca al fisso. Discorso ancora più valido per il mercato italiano dove il computer non è ancora presente in tutte le case. Secondo nostre stime la penetrazione del pc è ferma al 52%. La presenza di un secondo apparecchio è ancora molto esigua. Anche se esistono certamente comparti, per esempio fotografi e applicazioni grafiche, che necessitano di prestazioni elevate legate alla mobilità”. Spaccarelli sottolinea invece quanto il notebook sia ancora percepito come prodotto di valore, grazie anche al concetto di flessibilità che ha portato sul mercato, impensabile solo poco tempo fa, alla quale è impossibile rinunciare. “La strada è aperta e le aziende investiranno in tutto ciò che permetterà di aumentare la libertà di utilizzo. Per esempio il wireless. Grazie anche alla maggiore autonomia offerta dalle batterie di ultima generazione, l’uso del wireless crescerà in modo esponenziale nei prossimi trimestri, almeno nel mercato professionale. Dal nostro punto di vista assume una particolare importanza lo sviluppo di strumenti che permettono di aumentare l’affidabilità, la sicurezza, la facilità di collegamento e utilizzo dando un notevole valore aggiunto alle aziende. Da un anno e mezzo abbiamo lanciato le ThinkVantage Technologies, una serie di soluzioni integrate e disponibili su tutta la gamma Ibm che vengono continuamente arricchite e integrate con nuovi prodotti per aiutare le società a gestire al meglio il loro parco macchine”. Ancora più categorico Gatti, che ritiene il notebook, proprio per la sua intrinseca costituzione, basata su tecnologie miniaturizzate e complesse, un prodotto che non potrà mai seguire la strada della banalizzazione su cui si è avviato il desktop. Per Savini, il rapido incremento delle caratteristiche tecniche e l’integrazione con un numero sempre maggiore di periferiche, farà assomigliare sempre di più il notebook al pc e a farlo diventare “commodity”. Una reale alternativa al fisso, indipendentemente dalla necessità di portabilità. Ma esiste, oltre al mercato di sostituzione, un vero e proprio mercato consumer in Italia? “Sono già due o tre anni che il notebook si è inserito nel mercato consumer – sostiene Morbello -. Ciò è stato possibile perché questo mercato non ha esigenze estreme di mobilità o altamente professionali e l’utilizzo di tecnologie desktop all’interno dei notebook ha permesso di realizzare prodotti con caratteristiche più vicine alle richieste dal pubblico consumer (widescreen, schede grafiche veloci), a un prezzo concorrenziale”. Per Bernardi, “esiste un mercato SoHo, orientato alla fotografia digitale, all’accesso internet e ai Dvd (display wide-screen). Purtroppo non tutti i vendor hanno un’offerta estesa di prodotti: confondono il mercato offrendo prodotti consumer sul mercato professionale e viceversa, in questo modo il cliente rischia di ritrovarsi un notebook “casalingo” sulla scrivania dell’ufficio, con gravi problemi di operatività”. Spaccarelli, pur parlando per conto di una azienda che non ha una offerta specifica per il consumer, ritiene “che anche in Italia l’uso dei notebook nel mercato consumer crescerà per la flessibilità che il portatile ha introdotto”. Più articolato il pensiero di Savini: “Oggi si può affermare che stiamo assistendo a una riduzione del mercato di sostituzione del pc causata dal notevole aumento delle performance delle configurazioni, che porta a non rendere obsoleto l’hardware dopo pochi anni, ma eventualmente alla sola necessità di integrarlo con periferiche addizionali. Non esistono più le cosiddette “killer application”, e se non fosse per alcuni mercati verticali, la potenza di calcolo attuale è più che sufficiente per svolgere la maggior parte degli applicativi. L’acquirente non tende a sostituire ma ad aggregare al pc posseduto gli altri nuovi pc o notebook dedicandoli a usi specifici (navigazione internet, fotoritocco, montaggio video, giochi) o ad altre persone della famiglia”.

Il mercato sta cambiando, ma anche il consumatore, che per molti è oggi molto più competente e meno in balia della tecnologia. Questo potrebbe portare a cambiamenti anche nel’ambito della vendita, con una grande distribuzione più importante, a scapito dei computer shop. Quanto conta oggi il canale e quale sarà il suo ruolo futuro? “Riteniamo che il canale tradizionale sia parte fondamentale per il business, e anche nell’attuazione di una strategia che permette di guadagnare vantaggio competitivo attraverso la puntuale pianificazione della produzione e della distribuzione – afferma Morbello – la nostra esperienza ci suggerisce di continuare a perseguire questa strada. Crediamo che il valore del canale tradizionale rimarrà immutato, per questo motivo il nostro impegno è costante: cerchiamo di sostenerlo con iniziative che ne facciano percepire all’utente finale il valore aggiunto”. “Oggi contano molto – ribadisce Bernardi – e in futuro manterranno la loro importanza. La vendita diretta non riesce ad avere la stessa capillarità, non è “vicina” al cliente come il dealer con la Pmi. La vendita online in Italia funziona poco, il web è una vetrina e le aziende hanno esclusiva fiducia nel proprio rivenditore-consulente It”. Anche Ceresa è dello stesso parere, “i canali tradizionali continueranno ad avere un ruolo fondamentale. Soprattutto nell’ambito dei professionisti e delle Pmi. Che richiedono un approccio, che i computer shop e i rivenditori tradizionali riescono a offrire, con adeguate competenze e livelli di servizio per completare le soluzioni che le varie tipologie di cliente si aspettano di trovare”. Ibm ritiene il loro ruolo importantissmo. “Ibm si rivolge al mercato professionale con un canale professionale, composto da aziende, spesso di piccole-medie dimensioni, che lavorano in sinergia con noi per portare valore sul territorio. Il nostro canale deve essere in grado di proporre al cliente la risposta più adeguata alle sue specifiche esigenze e consigliare i prodotti e le tecnologie più rispondenti alle diverse necessità aziendali. è per questo che investiamo in programmi di formazione e di marketing sviluppati per loro”. Per Gatti, è necessario fare dei distinguo: “I canali tradizionali continuano la loro proposizione a valore in area corporate business per progetti medio grandi. Nel segmento Pmi e in particolare nel cosiddetto segmento SoHo, cioè quello delle piccolissime aziende o dei professionisti, stiamo assistendo a una progressiva preferenza dei canali retail, in particolare Gdo/Gds, in quanto il comportamento di acquisto informatico di questi soggetti è estremamente vicino a quello dell’utente familiare”. Di tutt’altro parere Savini, che ritiene il tradizionale canale dei rivenditori molto importante ora e in futuro, “perché a fronte del generalizzato calo di vendite di prodotti consumer aumenterà e consoliderà la vendita alle Pmi, grazie al sempre più necessario supporto in fase di assistenza e di configurazione della infrastruttura aziendale. La chiave di rivoluzione è rappresentata dalla continua specializzazione del canale SoHo”. Quale potrebbe essere il ruolo della grande distribuzione? Può esserci un mercato trainato dalla Gds/Gdo? “Ciò che maggiormente differenzia la Gdo dal Pc Shop non è il fattore prezzo, come molti possono pensare, bensì il fattore numerico – sostiene Morbello – Nel Pc Shop, il cliente è un’entità fidelizzata che mantiene costante nel tempo la propria fiducia nel punto vendita, soprattutto in virtù del fatto che il personale è qualificato per poter dare assistenza, consigli e suggerimenti. Nella Gdo, l’utente si reca perché incuriosito dalla novità letta sul giornale, dalle informazioni ricevute da amici e conoscenti e desidera avere una risposta immediata all’esigenza contingente, ma è raro che si fidelizzi al punto vendita. Il merito della Gds/Gdo sta forse nell’aver avvicinato al mondo informatico un certo numero di clienti, che sono andati poi a sommarsi all’utenza delle piccole superfici, ampliando così l’utenza informatica”. “Se ci riferiamo al mondo professionale forse c’è spazio per le aziende individuali o per i professionisti – afferma Bernardi -. Ma se un’impresa ha più dipendenti che necessitano una rete di computer, le competenze della Gds/Gdo sono ancora molto limitate per soddisfare i clienti, che si rivolgono con fiducia al rivenditore professionale. Se in futuro ci saranno ulteriori investimenti, per esempio la Gdo/Gds si struttura per fornire servizi di consulenza It, potrebbe esserci sicuramente una fetta di mercato che sceglie questo canale”. Scettico verso la grande distribuzione, Ceresa, che non crede possa svolgere un ruolo trainante. “La Gds invece ha certamente un ruolo importante, legato soprattutto all’ampiezza di gamma e al prezzo. Anche se non lo vedo come canale trainante in generale. La Gdo è ancora più legata al fattore prezzo, e anch’essa all’ampiezza di gamma mentre la Gds rappresenta il fulcro della convergenza digitale, con un ampio portafolio prodotti esposto e la possibilità di illustrare varie tipologie di soluzioni digitali”. Avendo clientela per lo più professionale, il punto di vista di Ibm è diverso: “il mio personale pensiero sul mercato della Gds/Gdo è che più che trainare uno specifico mercato, è e continuerà ad essere un canale importante per la veicolazione di apparati It a privati, piccole imprese e liberi professionisti”. Gatti afferma che in area prettamente consumer il mercato notebook è già oggi oggettivamente guidato dalla grande distribuzione, che viene preferita anche alle catene di computer shop. Mentre Savini ritiene possibile la possibilità di un mercato consumer trainato dalla Gds/Gdo, per lo meno in futuro, “in quanto, grazie all’imponente capacità comunicativa generata dalle catene è facile riuscire a influenzare gli acquirenti. I notebook sono meno configurabili rispetto ai pc e quindi la possibilità per le catene di offrire un’ampia scelta di prodotti poco difforme dalla totale gamma di modelli”.

Autore: ITespresso
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