La Corte di Giustizia europea fa chiarezza sulla copia privata

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Corte di Giustizia UE: la copia privata non va confusa con l'Equo compenso
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La Corte di Giustizia europea ha stabilito che la copia privata è prevista dalla legge, ma l’importo del prelievo è indipendente dalle riproduzioni illegittime. La copia privata non va confusa con l’Equo compenso

Finalmente, un po’ di chiarezza. La Corte di Giustizia europea ha stabilito che la copia privata è prevista dalla legge, ma l’importo del prelievo è indipendente dalle riproduzioni illegittime. La cosiddetta compensazione per i download illegali è un equivoco da cui uscire: la copia privata non va confusa con l’Equo compenso. In Italia l’ex ministro Bray aveva avallato incrementi del 500% per l’Equo compenso da applicare sulle vendite di dispositivi digitali (compresi smartphone, tablet, chiavette, hard disk e decoder). Il rincaro dei prezzi degli Smart Device aveva suscitato critiche, tanto che Confindustria Digitale aveva chiesto uno stop al governo, invitandolo a ”sospendere tale aumento, convocare il tavolo tecnico con tutte le parti interessate per condurre uno studio indipendente sull’evoluzione tecnologica e il comportamento dei consumatori, recepire le raccomandazioni del Rapporto Ue dell’ex commissario Vitorino sulla copia privata, in modo da emanare, in tempi rapidi, un decreto che definisca un compenso effettivamente equo’‘.

Corte di Giustizia UE: la copia privata non va confusa con l'Equo compenso
Corte di Giustizia UE: la copia privata non va confusa con l’Equo compenso

La Corte di Giustizia ha emesso la sentenza per rispondere ai dubbi dell’Olanda in merito alla sovrapposizione che si era creata, negli anni, fra copia privata ed equo compenso. Ma ora la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che l’Olanda non può trattare sullo stesso piano le copie che provengono da una fonte legale e quelle che provengano da fonti non originali.

In Italia era stato istituito l’equo compenso per compensare. E in base alla sentenza l’entità del compenso dovrebbe calare e non rincarare. Sotto il precedente ministro, il Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore era stato chiamato ad aprire un’istruttoria per la revisione del controverso Decreto varato dal Ministro Bondi nel 2009. Il Comitato ha dato mandato alla Siae, beneficiaria del gettitodell’equo compenso, di redigere una relazione tecnica per attestare ”lo stato dei mercati e attuare una rilevazione delle tariffe medie europee”.

A questo punto la palla passa al ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini. Il ministro aveva annunciato che l’avrebbe aggiornato “anche a costo di fischi”. Ma per non prendere fiaschi, forse, il ministro dovrà prendere in seria considerazione la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia europea.

L’avvocato Guido Scorza chiede trasparenza al ministro Franceschini, dopo che una fitta nebbia ha avvolto “il Suo dicastero rendendo inaccessibili i risultati della ricerca di mercato commissionata, nei mesi scorsi, dal suo predecessore, Massimo Bray“. Secondo l’avvocato Fulvio Sarzana la sentenza è “destinata ad avere notevoli impatti anche in Italia nel mondo del diritto d’autore.”

Autore: ITespresso
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