La Corte Suprema salva i videogame violenti

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Con 7 voti a 2, la Corte Suprema Usa ha bocciato come incostituzionale la controversa legge californiana che da sei anni “criminalizzava” la vendita di videogiochi violenti

La messa al mando dei videogiochi violenti non s’ha da fare. Lo afferma negli Stati Uniti la Corte Suprema appellandosi alla libertà d’espressione. Con 7 voti a 2, e dunque una maggioranza schiacciante, l’alta corte statunitense ha bocciato come incostituzionale la controversa legge californiana, che da sei anni “criminalizzava” la vendita di videogiochi violenti ai ragazzini sotto i 18 anni e richiedeva una stringende etichettatura dei giochi.

La legge californiana viola il primo emendamento della Costituzione americana. I videogame, sebbene interattivi, non hanno necessità di un trattamento speciale. Tra l’altro, non esisterebbe un nesso causale fra violenza dei videogame e realtà violenta. La Corte Suprema ha inoltre definito la legge californiana “senza precedenti ed errata“. Autore della legge è il senatore californiano Leland Yee.

Anche i videogiochi, come i libri, i film e i giochi tradizionali, ricadono sotto la protezione del primo emendamento. Si tratta di una storica vittoria per Entertainment Software Association, che fra i suoi membri include Disney Interactive Studios, Electronic Arts (EA), Microsoft e Sony Computer Entertainment America.

Agli utenti italiani ricordiamo che nella UE esiste la classificazione PEGI per scegliere i videogiochi per fascia di età e contenuto. Imparare a scegliere i titoli con consapevolezza è semplice grazie alle etichette del Pegi. Nel 2009 l’Unione europea ha assoloto i videogiochi (non violenti) dalle tradizionali accuse: il gaming incoraggia cooperazione e creatività. I benefici esistono, mentre non c’è prova di collegamento a comportamenti devianti o violenti.

Videogame violenti promossi dalla Corte Suprema
Videogame violenti promossi dalla Corte Suprema
Autore: ITespresso
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