La Delibera AgCom è la Caporetto dei Provider e della libertà d’espressione in Rete

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Intervista a Giovan Battista Frontera (Assoprovider) sui lati oscuri dell'AgCom
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ITespresso.it intervista Gian Battista Frontera (vice presidente di Assoprovider) in merito alla bozza di Delibera AgCom, in consultazione pubblica per 60 giorni. Tutti i lati oscuri del provvedimento di enforcement del copyright

A ridosso delle ferie d’agosto, l’Agcom ha tirato fuori dal cassetto lo schema di regolamento di cui si parlava da tempo, a proposito dell’enforcement del diritto d’autore, ma senza conoscere i dettagli. Ma si sa che è nei dettagli che si nasconde il diavolo, e dunque andiamo a mettere la Delibera AgCom al microscopio, in seguito alla pesante denuncia di Assoprovider che l’ha definito un provvedimento “Ammazza Internet“. La bozza pubblicata dall’Authority è in fase di consultazione pubblica per 60 giorni. ITespresso.it ha intervistato Gian Battista Frontera, vice presidente di Assoprovider per approfondire i lati oscuri della Delibera AgCom, soprattutto per l’impatto economico sui provider piccoli e medi. Si tratta di una bozza che non convince per il metodo (l’Agcom non è legittimata a legiferare in tale materia) né per i contenuti. Anche l’avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito, con un efficace fact-checking, ha osservato che la normativa Agcom, sebbene apparentemente non sia liberticida, rimane molto severa, e soprattutto non è vero che non spinga il pedale sulla repressione: “(…) Punisce severamente blog, forum, sino a penalizzare con la cancellazione immediata anche i forum che incoraggino la fruizione di opere digitali senza il permesso dei titolari dei diritti d’autore“. La libertà d’espressione è messa a rischio. Secondo Fulvio Sarzana e l’ex parlamentare Vincenzo Vita, la nuova delibera non differisce dalla precedente soprattutto per un aspetto: l’Authority delle comunicazioni acquisisce un potere che giuridicamente non le spetterebbe e che sarebbe attribuito solo alla magistratura. Perfino Maurizio Dècina, commissario Agcom, ha sempre affermato che sarebbe meglio se il Parlamento varasse una legge sul copyright online in cui si confermi o meno la competenza di Agcom nell’impartire ordini a Internet e hosting provider. “Se verranno utilizzate tecnologie DPI, ci troveremo di fronte a un precedente?” Sì, e “malefico“: “Ovvero il vostro computer quando spedisce un file, attraverso il Protocollo internet (IP) “affetta” il file in “datagrammi”, porzioni assai piccole del file e li spedisce. Questi attraverso la rete internet raggiungono la destinazione e vengono ricostruiti dallo stesso protocollo. E’ ovvio che questi minuscoli pezzi di files, si mescolano a tutti gli altri minuscoli pezzi di file, degli altri che spediscono, ma ognuno ad un nodo o ad un altro prendono la propria strada per arrivare a destinazione. DPI intercetta il flusso dati e ricostruisce i file, cercando quello incriminato. diventa lampante che per cercare il file incriminato, si porta alla luce anche il traffico degli altri NON incriminati” mette in guardia Gian Battista Frontera, a margine dell’intervista. Perché quando si inizia a bypassare la magistratura per via del copyright, non si sa dove si va a finire: il prossimo passo potrebbe riguardare i reati d’opinione. La storia di Prism, il caso Datagate, e la lotta al porno in UK, con un firewall della cinese Huawei, insegnano che il passo dalla lotta alla pirateria (o al porno) a una sorta di Great Firewall, è in fondo meno lungo di quel che appaia.

ITespresso: La Delibera AgCom sembrava aver ricevuto un’accoglienza tiepida, con alcuni plausi scontati (di Confindustria Digitale e FIMI) e poche, risicate, critiche. Assoprovider, di cui lei è vicepresidente, invece la definisce “Ammazza Internet” anche sotto il profilo della libertà d’espressione. Quali sono gli aspetti più controversi dello “Schema di regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”?

Gian Battista Frontera (vice presidente Assoprovider): Gli aspetti più controversi consistono nella rimozione selettiva dei contenuti, ospitati sia su server nazionali che esteri, ovvero di quelli sottoposti a copyright, che obbligherebbe i provider, soprattutto per quelli ospitati all’estero, ad usare la tecnologia DPI (deep packet inspection). Ciò renderebbe visibile anche il traffico internet anche degli altri utenti , in barba al segreto epistolare e dei dati sensibili e no, quali quelli sanitari, preferenze politiche, sessuali e religiose.

ITespresso: AgCom si vanta di trasparenza e ascolto di tutti gli stakeholder. Voi denunciate che l’approccio condiviso in realtà “è rimasto confinato alle dichiarazioni d’intenti ed alle sole interviste date alla stampa dai componenti dell’autorità”. Può spiegarci in che senso, visto che divergono i punti di vista?

Gian Battista Frontera: Siamo molto preoccupati, perchè la Gestione Cardani dell’AGCOM, ha completamente ignorato una ricerca indipendente commissionata dalla Commissione Europea, che riduce il fenomeno pirateria a marginale, ed anzi, lo addita come incentivo al traffico legale, come una sorta di campagna marketing spontanea. Queste cose per altro le avevamo già dette noi da tempo, addirittura scrivendo un libro bianco sul copyright.

ITespresso: Prendiamo l’esempio di un grosso provider: un portale di condivisione come YouTube in qualità di “hoster attivo” potrà essere oggetto di migliaia di richieste massive di rimozione, a cui l’intermediario della rete dovrà dare immediato adempimento. Ma i piccoli e i medi come potranno gestire tutto ciò? Andranno incontro alla chiusura?

Gian Battista Frontera: L’impatto economico su i piccoli e medi provider, e sto parlando di coloro che forniscono accesso, tipo wifi, adsl, fibra eccetera, dovranno necessariamente dotarsi di DPI, con dei costi notevoli, perchè la predetta tecnologia imporrà di avere server che monitorano il traffico molto potenti e performanti, per non far scadere la qualità della connessione (tempi di risposta e consegna dati), oltrechè una revisione verso l’alto degli investimenti in connettività, sempre per mantenere la qualità del servizio. Ciò porterà, vuoi anche per il momento assai particolare di crisi economica, ad una falcidia di operatori con un ulteriore impoverimento del sistema Italia sia dal punto di vista economico che qualitativo, poichè da sempre, il piccolo/medio operatore fornisce un servizio sul territorio,  trasferimento tecnologico e abbattimento del digital divide cognitivo. Sembrerebbe quasi che gli interessi delle major e multinazionali dei contenuti (editoria, musica, cinema, broadcast televisivi) si uniscono con quelli dell’incumbent e dei grandi operatori, per liberare quote di mercato, con un AGCOM, che non fa una bella figura, né dal punto di vista costituzionale – per i diritti individuali, alla privacy, di espressione, di fare impresa -, né giuridico, in quanto a detta di esperti giuristi, a giustificazione di tale regolamento, viene presa a supporto la direttiva europea sul commercio elettronico, che nulla ha a che vedere con il copyright.

Intervista a Giovan Battista Frontera (Assoprovider) sui lati oscuri dell'AgCom
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