La digital transformation tocca i lavoratori che diventano smart workers

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Secondo una ricerca Ales Market Research per conto di Citrix Italia, lo smart working piace al 70% degli intervistati che sarebbero disposti ad aumentare il numero di ore di lavoro settimanali fino a cinque in più, pur di beneficiare dell’elasticità ma temono la possibilità di essere sempre raggiunti

La digital transformation tocca i lavoratori, anche quelli italiani, che stanno diventando sempre più smart workers. In altre parole lavoratori sempre più fuori dagli uffici e sempre più connessi in luoghi tra i più disparati come casa, taxi, bar, spazi condivisi ecc.

Ma siamo davvero sicuri di essere pronti a una tale rivoluzione? Che lo si voglia o no, di fatto ci siamo già dentro e stiamo già navigando in una sorta di rivoluzione digitale, basti pensare al numero sempre crescente di device mobili in circolazione, al numero sempre più elevato di persone che sui mezzi pubblici hanno sostituito il classico libro di carta o il quotidiano (di carta) con il tablet, il cellulare o l’e-book.

Di questo fenomeno se ne è occupata Ales Market Research che per conto di Citrix Italia ha condotto una ricerca in questo senso. Un campione di 600 lavoratori diviso equamente tra uomini e donne (rispettivamente 46% e 54%) di età compresa tra i 18 e i 50 anni ed equamente divisi sul territorio nazionale. Il 70% del campione ha un impiego a tempo pieno, il 30% part time. Il 20% del campione lavora in ufficio ma passa una percentuale del proprio tempo lavorativo superiore al 25% lontana dalla postazione di lavoro.

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Dall’indagine è emerso che il lavoro in mobilità – o smart working – piace al 70% degli intervistati, e che gli stessi sarebbero anche disposti ad aumentare il numero di ore di lavoro settimanali fino a cinque in più, pur di beneficiare dell’elasticità che lo status di lavoratore mobile gli garantisce (il 52% del campione lavora già oltre l’orario d’ufficio almeno una volta al mese. Per il 68% del campione il lavoro felssibile rappresenta la possibilità di avere orari di lavoro migliori con una migliore worklife balance, il 65% apprezza il fatto di poter risparmiare il tempo di viaggio e il 64% è convinto di poter migliorare, grazie a questa formula, la propria produttività, nonostante il 53% ritenga che l’interazione con l’ufficio debba essere migliorata e resa più veloce.

I benefici del lavoro smart, però, non si limitano a questo. Il 54% ritiene che i soft skill di flessibilità e di orientamento agli obiettivi a esso legati permettano di arricchire il proprio curriculum e facilitare la ricerca di un nuovo lavoro e il 46% pensa che la propria organizzazione dovrebbe investire di più nello smart working.

Ma dietro questi benefici, si possono nascondere anche ombre. Secondo il campione intervistato, tra gli svantaggi vi è la possibilità di essere sempre raggiungibili ed è una preoccupazione per il 38% del campione; quella di eccedere con il numero di ore il 36% e il 71% sottolinea l’importanza di mantenere comunque una divisione tra lavoro e vita privata, mentre il 33% teme la perdita della dimensione sociale del lavoro a causa delle minor interazioni con i colleghi.smartphone@shutterstock Secondo il 36% questo aspetto potrebbe essere preoccupante anche dal punto di vista dell’azienda che vedrebbe diminuire lo spirito di gruppo e di appartenenza a un team. Una delle principali questioni relative allo smart working, con cui i dipartimenti It delle aziende si trovano a combattere ogni giorno è la sicurezza. Emerge dalla ricerca che, quando si tratta di individuare dentro l’azienda un responsabile per la sicurezza dei dati, ci si trova di fronte a una realtà variegata per cui il 37% degli intervistati afferma di essere personalmente responsabile, il 24% afferma che la responsabilità è del dipartimento IT dell’azienda medesima, il 18% pensa sia condivisa mentre un preoccupante 20% non sa di chi sia.

Il 58% degli smart worker ha a disposizione per il proprio lavoro applicazioni Office o equivalenti; il 48% può avvalersi di strumenti di comunicazione con i colleghi quali app di instant messaging, condivisione di file o piattaforme social; il 31% può utilizzare applicazioni personalizzate dall’azienda mentre solo il 19% riesce a utilizzare software specifici di settore come per esempio applicazioni Erp personalizzati per mercati definiti. A livello di dispositivi, PC e smartphone sono i più utilizzati (rispettivamente dal 58% e dal 57% del campione) seguiti da laptop (34%) e tablet (32%). Il desktop, quando utilizzato, resta ancora lo strumento principale per l’84% del campione; seguono laptop e smartphone, che viene considerato dispositivo principale dal 41%. Per quanto riguarda gli smartphone emerge un ulteriore dato interessante: l’84% è di proprietà del lavoratore mentre l’opposto accade con i Pc desktop o laptop che rispettivamente nel 60% e nel 40% dei casi sono aziendali. Per tutti i dispositivi, la connessione più utilizzata è il Wi-fi, seguita dal cavo nel caso del desktop (44%) e dalla connessione 3G/4G per tablet e smartphone. E proprio in materia di connessione si registrano i principali problemi tecnici degli smart worker: il 33% lamenta infatti problemi di connessione, il 31% di caricamento lento dei dati e il 26% rileva problemi nel momento in cui deve collegare i dispositivi ad altre apparecchiature.

Lo smart working è già una realtà e, come spesso accade, la legge interviene a regolare una situazione che di fatto esiste” afferma Benjamin Jolivet, Country manager di CitrixNon si tratta soltanto una questione logistica: insieme allo smart working si fa strada un’idea di lavoro basata sulla responsabilità e sul raggiungimento degli obiettivi piuttosto che sul numero di ore e sulla presenza in ufficio”.

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