La digitalizzazione della PA procede, ma servono più stimoli

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La digitalizzazione della PA procede, ma servono più stimoli
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Le principali evidenze dell’Osservatorio realizzato da Assinform con NetConsulting cube e Osservatorio Netics in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale e con il sostegno di Consip, InfoCamere, Poste Italiane e TIM, monitorano un processo di digitalizzazione della A in leggera ripresa, ma che necessita stimoli

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) è la sfida degli italiani. Non è una sfida facile, per i vincoli di bilancio e le competenze da mettere in campo. Ma è da raccogliere e da vincere, perché l’innovazione della pubblica amministrazione è essenziale sia per la qualità della vita, sia per avere un contesto utile a fare impresa, formare capitale umano, abbracciare un progetto-paese. Nel 2015 c’è stato un primo passo, ma timido in rapporto ai fabbisogni e ai benefici che l’innovazione può apportare nelle città, nei comuni, nel sud. Resta il fatto che qualcosa si è mosso e che è avvenuto un cambiamento di rotta: non si guarda più all’ICT per digitalizzare una PA immutabile, ma al suo utilizzo per ridisegnarne l’organizzazione e il funzionamento. È a partire da questa nuova sensibilità, già visibile nella Scuola, nella Sanità e in altri ambiti della PA Centrale, che occorre accelerare, concentrandosi sulle componenti del Piano per la Crescita Digitale a maggiore impatto: rapida diffusione di Spid, sviluppo di altre piattaforme digitali a partire dalla cultura e dal turismo, valorizzazione del patrimonio dati della PA, e razionalizzazione dei data center ed evoluzione delle applicazioni per abbattere i costi correnti e puntare su nuove modalità di fruizione dell’ICT, a partire dal cloud”, ha dichiarato di recente Agostino Santoni, presidente Assinform, in occasione della presentazione dell’indagine Terzo Osservatorio Assinform sull’ICT nella PA, con la partecipazione di Antonio Samaritani (DG dell’Agenzia per Italia Digitale), Sante Dotto (Direttore Progetti PA di Consip), Paolo Ghezzi (DG di InfoCamere), Anna Pia Sassano (Direttore Architetture Digitali e Servizi PA di Poste Italiane), Simone Battiferri (Direttore ICT Solutions & Service Platforms di TIM) e dell’On. Paolo Coppola (IX Commissione della Camera dei Deputati).

l’Osservatorio realizzato da Assinform con NetConsulting cube e Osservatorio Netics in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale e con il sostegno di Consip, InfoCamere, Poste Italiane e TIM, monitorano un processo di digitalizzazione in leggera ripresa, ma che necessita stimoli.

La digitalizzazione della PA procede, ma servono più stimoli
La digitalizzazione della PA procede, ma servono più stimoli

Nel 2015, la spesa ICT complessiva (informatica e telecomunicazioni) della PA in tutte le sue componenti infatti si attesta 5.571 milioni di euro al netto delle spese per il personale e dell’IVA, mostrando una lieve ripresa (+0,5%), dopo anni di calo continuo e costante (-3,6% del 2012, – 2,7% nel 2012 e -1,7% nel 2014). Delle due componenti della spesa ICT, è stata quella dell’informatica a trainare (3.456 milioni, +1,6%), mentre quella in telecomunicazioni è continuata contrarsi per effetto di una pluralità di fattori: dal calo tendenziale delle tariffe, al ricorso alle tecnologie Voip, alla maggiore incidenza su questa componente delle nuove procedure di acquisto.

Trainano Sanità e Scuola, continua la spirale negativa nella PA Locale. A stoppare la serie negativa hanno contribuito nel 2015 la Sanità (1.163 milioni, +2,8%), la Scuola e l’Università (358 milioni, +2,5%), la PA Centrale (2.625 milioni, +0,2%), ma non le Regioni (730 milioni esclusa la Sanità, -0,5%) e ancora meno le Amministrazioni Locali (Comuni, Province e Comunità montane) (695 milioni, -1,9%). Più significativi di quanto appaiano sono i recuperi di Scuola/Università, che per gli effetti delle recenti riforme continuano il trend positivo già iniziato nel 2014 e nella Sanità, ove i progetti avviati permettono di uscire da una altalenante staticità. L’andamento della spesa ICT della PA Centrale conferma invece la spirale negativa (con cali fra il 3,1% e il 5,7% l’anno tra il 2011 e il 2014), il che in dubbio la loro capacità di tenere il passo della trasformazione digitale.

L’andamento in lieve calo della spesa ICT delle Regioni al netto di quelle attribuibili alla Sanità, si ricollega solo in parte all’evoluzione delle procedure d’acquisto, e conferma un trend di lieve ma costante calo che prosegue da 10 anni e che si è tradotto anche in un digital divide territoriale: le quattro regioni top spender oramai rappresentano il 46% della spesa ICT complessiva del comparto.

Ancora alta la quota di spesa corrente. Me la spesa per investimenti, calata nel 2015 a 662 milioni (-0,7%) nella PA Centrale, a 97,5 milioni nella PA locale (-2,9%), è in aumento solo nella Scuola, a 158 milioni (+7,2%,) e nella Sanità (424 milioni). L’andamento della spesa corrente ICT (che non comprende il costo del personale) pone la sfida per i prossimi anni. Essa appare ovunque molto resistiva: o cala meno della spesa complessiva o addirittura aumenta (+0,5% nella PA Centrale, +3,2% nella Sanità).

È così che la spesa corrente pesa per il 73% della spesa ICT nelle Regioni, perl’86% nella PA Locale e per il 56% nella Sanità e nella Scuola.

Il progresso della digitalizzazione della PA presenta ovunque luci e ombre.

Nella PA Centrale appare meglio avviato: il ricorso all’SPC (Sistema Pubblico di Connettività), interessa la totalità degli enti anche se meno per le funzionalità più avanzate; la fatturazione elettronica interessa il 93,3% delle fatture ricevute, e in molti ambiti, dall’Inps ai agli Enti Fiscali, i servizi on line offerti sono realtà. Le Regioni si inseriscono nello stesso trend, anche se non tutte e non con lo stesso passo. Nella Scuola, le iscrizioni on line sono adottate dal 99% degli Istituti, il Registro del Docente dal 73,6% e i servizi online scuola-famiglia dal 58,3%.

Nella Sanità, 17 tra Regioni e Province Autonome hanno realizzato l’Anagrafe Sanitaria Unificata e le rimanenti la stanno sperimentando; i CUP Regionali sono attivi in 14, parzialmente operativi in 4 e assenti in due (Puglia e Calabria).
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) che nel 2015 risultava attivo solo in 3 Regioni (Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana) e nella Provincia Autonoma di Trento, e in sperimentazione in altre 6 è ora operativo in 7 Regioni (Puglia, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Valle d’Aosta, Trentino) e in fase di implementazione in 10 Regioni ( Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Abruzzo, Basilicata).

Nei Comuni, la fatturazione elettronica ha raggiunto l’85,3% delle fatture ricevute, ma PagoPA risultava usato a fine 2015 solo dal 17,1% dei Comuni oltre 60 mila abitanti, attesi crescere al 54% nel 2016. Fra i Comuni con oltre 60 mila abitanti solo il 20,5% ha servizi on line conformi all’uso di Spid e il 64,4% predisposti per una qualsiasi forma di pagamento elettronico (prevalentemente di servizi per il pagamento di tasse, multe e servizi scolastici). I servizi integralmente on line per i cittadini restano ancora minoritari, prevalendo quelli informativi, di download di moduli e di avvio di procedure da completare agli sportelli. Va meglio per le imprese: nei Comuni con oltre 60 mila abitanti che permettono la chiusura delle pratiche online, l’81% delle dichiarazioni di inizio attività produttiva, l’80% delle pratiche legate al SUAP e il 68% delle iscrizioni a bandi di gara si concludono già online.

Dotazioni tecnologiche: discrete, ma poco integrate e standardizzate

Per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche emergono una buona diffusione degli strumenti base (PC, accessi Internet, strumenti di TLC) in tutte le Amministrazioni e una copertura applicativa oramai quasi totale per le funzioni interne (es: contabilità, gestione del personale, controllo e similari) sia a livello centrale che locale. Il livello di aggiornamento delle applicazioni appare migliorato, anche nei Comuni, ove la maggior parte di esse è stata oggetto di refreshment dopo il 2012, ma sempre in carenza di standardizzazione. Nella scuola e in classe si contano 41 alunni per PC e 62,8 per dispositivo mobile, in miglioramento rispetto agli scorsi. Per contro spiccano, nelle Amministrazioni più grandi, infrastrutture IT ancora frammentate in più data center; la ancora scarsa interoperabilità dei sistemi della PA Locale fra essi e con quelli della PA Centrale (in attesa dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente); collegamenti in rete delle scuole diffusi, ma poco performanti.

Infrastrutture, sicurezza, FSE sono gli investimenti

Per quanto riguarda le aree di investimento 2015 – 2016, le priorità IT nella PA Centrale interessano la razionalizzazione dell’infrastruttura (75,6% degli enti), il rinnovo e l’estensione di applicazioni (70,6%), il rafforzamento della sicurezza informatica (70,6%), il miglioramento dei servizi a cittadini e imprese (64,7%). Per le Regioni, le priorità riguardano gli investimenti infrastrutturali e in servizi applicativi, mentre nella Sanità si guarda soprattutto al completamento dell’FSE, fondamentale per ulteriori progressi, e alla digitalizzazione delle prescrizioni farmaceutiche e specialistiche e dei referti medici. Per i Comuni le priorità di investimento vanno dal miglioramento dei servizi on-line a cittadini e imprese (42,2% degli enti interpellati), all’ottimizzazione delle infrastrutture IT e TLC (40%), al rinnovo del parco applicativo e alla sicurezza informatica (35%), oltre all’ampliamento delle reti wi-fi e di quanto serve all’erogazione di servizi mobili.

Si guarda sempre più al Cloud

Il Cloud Computing interessa sempre di più. Il 50% degli Enti Centrali dichiara di adottare già soluzioni Cloud e un altro 6,3% di volerlo fare a breve, guardando in primis ai servizi infrastrutturali. Così anche nelle Regioni, ricorrendo a società controllate (in-house). Più articolata è la situazione rilevata presso i Comuni, ove il 33% lo adotta e il 20% prevede di farlo a breve o medio termine guardando soprattutto al versante applicativo e all’opportunità di migrare su piattaforme standardizzate, più evolute e con costi di manutenzione ridotti senza accollarsi investimenti onerosi.

Autore: ITespresso
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