La divisione italiana di Google nella bufera

Aziende

Un video di bulli di studenti italiani fa lo sgambetto a Google Video. Una
cabina di regia è stata annunciata dal ministro delle Comunicazioni. Lo spettro
della censura in Rete aleggia anche in Italia?

L’Italia ha paura di Internet?Dopo i recenti e odiosi episodi di bullismo, verificatisi in scuole italiane ma poi immessi in Rete, tremano le Internet company presenti sul suolo italiano. Veniamo ai fatti degli ultimi giorni: due responsabili di Google Italia sono sotto inchiesta, accusati di “concorso in diffamazione aggravata” a causa di un video pubblicato su Google Vide o. Il caso inquietante del video del ragazzo down picchiato dai compagni di classe, aveva già suscitato sdegno e riprovazione all’unanimità su tutta la stampa. Severe misure punitive contro gli autori di questi inqualificabili gesti spettavano dunque alle scuole e alle famiglie. Inoltre, appena segnalato, il video era stato rimosso. Ma da qui giungere alla perquisizione italiana di Google, è un’altra cosa. Dopo l’Italian crackdown ai tempi delle Bbs, un clima plumbeo torna a offuscarsi su Internet in Italia. La prossima settimana verrà avviata una cabina di regia per ottimizzare gli investimenti per Internet, annunciata dal ministro delle Comunicazioni, Gentiloni, che ha definito Internet ?un oggetto che va maneggiato con grande cura?. Lo spettro della censura in Rete aleggia anche in Italia? Al Tg1 della Rai è stato fatto il paragone con la Grande Muraglia della censura cinese. Rispettare i disabili e la loro dignità è un fatto di civiltà irrinunciabile e di educazione (anche con il rispetto dell’accessibilità Web), ma non deve diventare un paravento per mettere il bavaglio alla Rete. Il rispetto delle persone, disabili compresi, è un’occasione educativa troppo seria (da svolgere in famiglia e nelle scuole, oltre che in Rete), per confondersi con le istanze e le logiche di un mezzo di comunicazione complesso e delicato come Internet. Nell’era di YouTube, è stato possibile scoprire un terribile episodio di violenza verso un ragazzo down, che altrimenti avrebbe rischiato di rimanere impunito e probabilmente sarebbe rimasto sconosciuto, sia alla scuola che alle famiglie. Demonizzare Internet non è un segno di civiltà e democrazia, e soprattutto non deve confondersi con il necessario e indispensabile rispetto verso la disabilità e con la lotta alla violenza e al bullismo. Cancellare un video odioso è una richiesta legittima. Perquisire Google, senza motivazioni concrete, è ben altra cosa.

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