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La figuraccia di Facebook con Google

Facebook contro Google
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Fra Google e Facebook non mettere… i PR. Nei giorni scorsi è emerso che Facebook aveva ingaggiato una “guerra sotterranea”, fatti di insinuazioni e gossip, contro il motore di ricerca Google. Il primo social network al mondo, per mettere in cattiva luce Google, aveva chiesto a una nota agenzia di Public Relations di indurre i giornalisti a scrivere male dell’avversario nell’advertising, insinuando il sospetto che Google violasse la privacy in maniera sistematica. Una brutta storia: primo, perché significa considerare i giornalisti indipendenti, tutti “manovrabili” con qualche comunicato stampa e qualche e-mail; in secondo luogo, perché in Rete c’è bisogno di trasparenza e interoperabilità, e non di opacità e veti incrociati ad ostacolare la portabilità dei dati.

Facebook ha ingaggiato Burson-Marsteller, una delle più grandi aziende di pubbliche relazioni (PR) del mondo, con lo scopo di scatenare una “guerra mediatica” contro Google. Secondo il Daily Beast, e stando alle prime ammissioni dello stesso social network guidato dal Ceo Mark Zuckerberg, Facebook avrebbe voluto che il colosso delle public relation invitasse giornalisti indipendenti a scrivere articoli che illustrassero il lato oscuro di Google in tema di privacy. Messo davanti all’evidenza dei fatti – riporta il Daily un portavoce di Facebook ha confermato che Facebook ha ingaggiato Burson ed ha citato due ragioni: primo, perché crede che Google stia facendo qualcosa nel campo del social networking che aumenta i rischi per la privacy; secondo, e forse più importante, perché Facebook non sopporta i tentativi di Google di utilizzare i dati di Facebook nel suo servizio di social networking”.

I giornali che avrebbero dovuto diffondere notizie non verificabili e gonfiate contro Google, sul tema scottante delle violazioni Privacy, erano tra i più blasonati d’Oltreoceano: USA Today, il Washington Post, Politico, Huffington Post. Facebook però nega che le notizie dovessero essere falsificate.

Alle accuse di orchestrare una campagna anti Google, Facebook ha risposto: Nessuna campagna è stata pensata o autorizzata per gettare fango su Google. Volevamo solo verificare, attraverso terzi, che le informazioni racchiuse nei profili degli utenti di Facebook non venissero acquisite e utilizzate nel Social Circle di Google, cosa che Facebook non approva. Abbiamo incaricato Burson-Marsteller di indagare su questo, usando dati pubblici che possono essere verificati da qualsiasi media o analista. Dal momento che il problema è serio, abbiamo voluto affrontarlo nel modo più serio e trasparente possibile”.

Facebook teme Google Social Circles?
Facebook teme Google Social Circles?

Ma la guerra fra Facebook e Google nasconde due fatti: innanzitutto, la sfida fra social network e motori di ricerca, e cioè fra Walled Garden (giardini recintati) e Open Web; in secondo luogo, la sfida della portabilità dei dati e della trasparenza.

La sfida fra Facebook e Google è sempre più serrata. Facebook negli Stati Uniti ha già superato Google per traffico e vuole tallonare Google nel terreno dell’advertising online: per ora Facebook è regina dei banner, settore in cui ha sorpassato Yahoo! e dove Google non ha mai troppo brillato. Ma dalla competizione su Internet, sarebbe passato a qualcosa di diverso: una guerra all’ultimo PR per mettere in cattiva luce il motore di ricerca. Forse il motivo è da cercare nelle indiscrezioni che vedono Google impegnato a realizzare un Hub social per contrastare Facebook nel mercato delle reti sociali? Il motivo ancora non è chiaro, ma sembra proprio che Facebook non voglia concorrenti nei social network. C’è però la classica “ironia della sorte” nel fatto che Facebook, che sulla privacy è inciampata tante volte (è di pochi giorni fa l’ultima denuncia di Symantec), utilizzi la “privacy” come materia in cui mettere Google in difficoltà. Google potrebbe rispondere con un laconico “da che pulpito” arrivano le prediche.

Infine, la guerra dei PR nasconde forse un’altra querelle, che è ancora una volta la contesa della portabilità dei dati (data portability) degli utenti. L’aggiornamento di febbraio di Android per lo smartphone Nexus S ha rimosso la possibilità di integrare i contatti di Facebook nella rubrica del indirizzi del dispositivo di Google.

Prima dell’update, gli utenti potevano importare i numeri di telefono immagazzinati nel proprio account di Facebook sfruttando l’applicazione di Facebook per Android. Ma il social network con più di 500 milioni di utenti ancora controllava i dati, così gli utenti non erano in grado di esportarli dal telefono. Google ha scritto un comunicato ufficiale spiegando che ciò “crea un falso senso di portabilità dei dati”. Google ha disabilitato la possibilità sul Nexus S di consentire agli utenti di integrare i loro contatti Facebook nel telefonino. I dati di Facebook sono ancora accessibili tramite l’app di Facebook. Ma con questa mossa Google rende impervia la strategia di Facebook di crescere nel Mobile.

Lo scorso novembre Google aveva reso più difficile per i propri utenti spostare i propri contatti dalla propria piattaforma a Facebook. La guerra tra Google e Facebook sul traffico dati ora coinvolge le API.

Google da anni scommette sulla portabilità dei dati all’insegna della reciprocità. Google vuole che gli utenti siano messi nelle condizioni di controllare i propri dati. La battaglia per la liberazione dei dati è democrazia 2.0. Infatti da un anno un team in Google si occupa di semplificare la vita a chi utilizza i servizi “in the cloud”, per consentire la migrazione e l’esportazione dei dati quando occorre. Ma all’insegna della reciprocità, sia nell’import che nell’export.

Infine, la privacy: Facebook e Google guadagnano online proprio sfruttando le informazioni messe in Rete e concesse a loro disposizione dagli utenti. Se Facebook vuole puntare il dito contro Google per violazioni manifeste, lo faccia in maniera trasparente. Le tecniche subdole, basate sul “pettegolezzo”, non fanno onore a nessuno e, una volta smascherate, diventano un boomerang. La tutela della Privacy online è una questione seria, e nonmateria di gossip: infatti ad occuparsene sono le imminenti audizioni al Senato Usa e i Garanti Privacy Ue, dopo i recenti casi iPhone e la denuncia di Symantec contro Facebook. All’audizione negli Stati Uniti verranno sentiti Google, Facebook ed Apple.

Facebook contro Google
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