Apple Italia nel mirino del fisco per presunta frode fiscale

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La GDF nella sede di Apple Italia: accusata di frode al fisco
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Un’azienda italiana paga il 31,4% di tasse sugli utili. Chi ha sede in Irlanda, paga il 12,5%. Le accuse mosse a Apple dalla Procura di Milano

Apple Italia nel mirino del fisco per presunta frode fiscale. La Guardia di finanza di Milano sta svolgendo indagini presso la sede di piazza San Babila, nel cuore di Milano, per un’ipotesi di frode fiscale del valore di un miliardo di euro in due anni. La notizia è stata confermata da fonti giudiziarie. Secondo quanto riportano la agenzie, l’azienda è accusata di aver sottostimato l’imponibile fiscale nel biennio 2010 e 2011. L’ex ministro Severino difende Apple Italia dall’accusa di frode fiscale che, stando alle accuse, sarebbe stata compiuta tramite una rappresentazione falsa delle scritture contabili.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera l’indagine sarebbe partita dopo che “l’area antifrode dell’Agenzia delle Dogane ha sottoposto nel giugno scorso alla Procura l’ipotesi che Apple abbia frodato il fisco pagando 225 milioni di tasse meno del dovuto negli ultimi due anni: nel 2011 circa 50 milioni attraverso l’esposizione nella dichiarazione dei redditi di un imponibile inferiore di 206 milioni rispetto al reale, e nel 2012 altri 175 milioni di euro di tasse risparmiate attraverso la sottovalutazione dell’imponibile per 853 milioni di euro“.

I profitti messi a segno dalla filiale italiana verrebbero contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, perché l’Irlanda ha una bassa tassazione per le società che vi risiedono.

Un’azienda italiana paga il 31,4% di tasse sugli utili. Chi ha sede in Irlanda, paga il 12,5%. Molte aziende poi utilizzano il Double Irish with a Dutch Sandwich, una tecnica di triangolazione tra una sede irlandese, una olandese e una in un paradiso fiscale con aliquota azzerata. In questo modo l’Irlanda ha catalizzato nella sua verde isola ben 700 società statunitensi che danno lavoro a 115 mila irlandesi che fruttano al fisco di Dublino miliardi di euro di tasse. Il caso Apple tuttavia porta a una considerazione. Torna alla ribalta il concetto di armonizzazione a livello europeo delle normative nazionali sulle tassazioni. Oltre al caso Apple, la storia ci porta a galla altre vicende che hanno coinvolto altre società. Da un lato Google accusata di utilizzare il Double Irish per inviare fatturato fuori dai paesi europei e abbattere così le tasse, dall’altra Amazon accusata di non pagare l’Iva facendo concorrenza sleale.

L’Irlanda, un Paese in crisi da anni, la sua vocale iniziale è una I di Piigs (l’acronimo che indica i Paesi non virtuosi dell’Eurozona), sta uscendo dalla crisi in cinque mosse: rigoroso percorso di risanamento, export, fisco vantaggioso, competitività in aumento e gestione della crisi bancaria e immobiliare. In Italia salgono solo le tasse, mai la produttività.

UPDATE 14/11/2013: Apple respinge ogni addebito,negando le accuse di frode fiscale in Italia: “Paghiamo tasse fino all’ultimo euro”. “Le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 e hanno confermato la piena conformità dell’azienda ai requisiti di documentazione e trasparenza Ocse. Siamo certi – chiude la nota di Apple Italia – che l’accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione”.

La GDF nella sede di Apple Italia: accusata di frode al fisco
La GDF nella sede di Apple Italia: accusata di frode al fisco

 

Autore: ITespresso
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