La generazione Z vuole fare la differenza in azienda

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Secondo una ricerca commissionata da Ricoh su un campione europeo, la generazione Z è pronta a ‘innovare’ l’azienda ma anche a mettersi in discussione sulle proprie capacità di comunicazione. I dati

Oggi ci sono quattro generazioni diverse tra la popolazione dei lavoratori: i baby boomers, la generazione X, i millenials (generazione Y) e davvero fra poco i ragazzi della generazione Z. Ricoh ha commissionato una ricerca a Coleman Parkes, 4G Workplace è il suo nome, in cui si indaga come i business si stanno modellando (o al contrario non lo stanno facendo) per sfruttare a proprio vantaggio le ricchezze generazionali sul posto di lavoro. La ricerca è stata condotta a luglio su un campione di oltre 3300 persone da diverse industries, anche in settori verticali, in Europa. Ecco alcuni dati salienti.

La ricerca racconta che mentre la maggior parte delle aziende è impegnata ora ad integrare e inserire la generazione Y, dovrà fare presto i conti con una generazione (la Z) con aspettative ancora maggiori, che chiede maggior equilibrio tra vita personale e lavoro (48%),la possibilità di lavorare con persone competenti (47%), orari flessibili e possibilità di carriera e un posto di lavoro sicuro (tutti al 42%). Sono priorità non intrinsecamente diverse rispetto a quelle di altre generazioni, ma valide con ordine di importanza diversi. Infatti il posto di lavoro sicuro è l’aspetto più importante per i Baby Boomer e l’equilibrio tra vita professionale e lavoro lo è per la Generazione X e i Millennial.

La ricerca europea commissionata da Ricoh sulla generazione Z
La ricerca europea commissionata da Ricoh sulla generazione Z

La generazione Z vuole ‘fare la differenza’ e inoltre è attratta da aziende in cui possano sentire di “fare la differenza per il mondo”, in una proporzione doppia rispetto a quella dei Baby Boomer,  e dei Millenial, e ricerca aziende che mettano a disposizione tecnologie per lavorare in modo più efficiente. Sono dati a nostro avviso da prendere con cautela, anche considerato il maggior disincanto tra i ‘sogni’ e la ‘realtà’ da cui sono già vaccinate le precedenti generazioni. La generazione Z si mostra inoltre insoddisfatta, ritiene prioritaria la comunicazione tra i colleghi in un caso su due, rispetto a un caso su 5 della generazione precedente. Un intervistato su tre pensa che la mancanza di flessibilità negli orari di lavoro sia motivo di frustrazione, così come la mancanza di corretta condivisione delle informazioni.

Tutti dati che secondo David Mills, CEO di Ricoh Europe, sono validi indicatori di contesti in costante evoluzione, e per le aziende posson rappresentare un’opportunità per attrarre i migliori talenti e garantirsi un vantaggio competitivo.

Allo stesso tempo la generazione Z sembra anche capace di autocritica. Riconosce di dover maturare competenze e ritiene che per sviluppare le proprie competenze dovrà impegnarsi maggiormente rispetto alle generazioni precedenti. La Gen Z, in oltre metà degli intervistati, riconosce di dover migliorare nelle comunicazioni faccia a faccia, di dover sviluppare la capacità di comunicare in modo professionale con i colleghi, di risolvere conflitti e divergenze e di rispettare le scadenze, ma si ritiene anche in grado di apportare innovazioni nelle aziende introducendo nuovi metodi di lavoro (65% degli intervistati di questa generazione), competenze tecnologiche avanzate (63%), nuove idee e modi di pensare (61%).

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