La guerra tra Open Fiber e Telecom Italia si fa torrida

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Banda ultra larga in FTTH, Enel presenta il progetto Open Fiber in FTTH

Marcello Cardani, presidente Agcom, sostiene che tra Telecom Italia e Open Fiber servirebbe l’intervento di una terza istituzione per dirimere lo scoglio tra le due realtà

Sullo scontro tra Telecom Italia e Open Fiber, per la realizzazione della rete di nuova generazione nelle aree a fallimento di mercato, serve l’intervento della magistratura o di un’istituzione terza, qualora i due ‘litiganti’ non si mettessero d’accordo. E’ quanto ha dichiarato Marcello Cardani, presidente dell’Agcom, rispondendo a una domanda postagli da un senatore sul tema. Open Fiber (Of), società che gestisce reti di comunicazione di proprietà di Cdp ed Enel, ha accusato Telecom Italia di aver modificato i propri piani di investimento per rendere più difficile la realizzazione della rete pubblica in fibra nelle aree a fallimento di mercato di cui Open Fiber si è aggiudicata i primi due bandi.

Angelo Marcello Cardani, presidente AgCom
Angelo Marcello Cardani, presidente AgCom

Secondo quanto ha riportato Reuters, dopo aver premesso che la materia non è di competenza dell’Agcom, Cardani ha detto che “sulla questione l’ultima parola potrebbe dirla la magistratura”. A margine dell’audizione, il presidente ha spiegato che “quando due società litigano, o trovano un accordo o ci si rivolge ad un istituzione super partes che in questo caso potrebbe essere l’Antitrust, già investito della questione, o si ricorre alla magistratura”.

 Sulla diatriba nata intorno alla natura dell’obbligo per Telecom Italia di non investire per lasciare spazio alla rete pubblica, Cardani ha detto “che forse i bandi di gara avrebbero potuto essere più stringenti e probabilmente i prossimi lo saranno”. A Telecom Italia e agli altri operatori è stato chiesto di dettagliare i propri impegni di investimento triennali nelle aree a fallimento di mercato. Questo per consentire al governo e alla società Infratel, incaricata della realizzazione della rete pubblica, di disegnare la rete in fibra senza sovrapposizione con gli investimenti dei privati.

Secondo i manager di Infratel e Open Fiber, Telecom Italia avrebbe rivisto i propri impegni per ostacolare il potenziale concorrente.  Secondo l’Antitrust, che si era già pronunciata contro Telecom Italia,  la strategia della società di telecomunicazioni volta a rallentare lo svolgimento delle gare indette da Infratel Italia per la copertura con reti a banda ultralarga delle aree a fallimento di mercato del territorio nazionale, si sarebbe articolata in un complesso di condotte che potrebbero unitariamente configurare un’ipotesi di abuso del diritto, ossia di esercizio distorto e anticoncorrenziale di una serie di diritti astrattamente riconosciuti in capo alla stessa Telecom Italia.

La strategia di Telecom Italia per rallentare lo svolgimento delle gare sarebbe stata condotta anche attraverso la proposizione di numerosi ricorsi e segnalazioni ad autorità giudiziarie e amministrative. Rallentando le procedure di selezione dei soggetti incaricati di realizzare le reti a banda ultralarga nelle aree bianche, Telecom Italia potrebbe ostacolare lo sviluppo di forme di concorrenza infrastrutturale e l’entrata di nuovi concorrenti.

Per quanto concerne le offerte commerciali di servizi di telecomunicazioni a banda ultralarga, l’Autorità valuterà se le condizioni tecniche ed economiche in esse contenute siano tali da vincolare il cliente al contratto di fornitura di TI per un lungo periodo (lock-in) e con prezzi non replicabili da parte degli operatori alternativi. Questa condotta potrebbe risultare idonea a restringere indebitamente lo spazio di contendibilità della clientela residuo per gli operatori concorrenti, limitando la concorrenza nel mercato per i servizi di telecomunicazioni al dettaglio a banda ultralarga, proprio in una fase in cui una competizione vigorosa sarebbe particolarmente auspicabile.

Gli interventi che Open Fiber sarà chiamata a realizzare consentiranno di portare la banda ultralarga in 3mila comuni italiani, coinvolgendo circa 6,5 milioni di cittadini, 3,5 milioni di unità immobiliari e oltre 500mila sedi di imprese e pubbliche amministrazioni. La rete è data in concessione per 20 anni e rimarrà di proprietà pubblica. Il piano di Open Fiber mira a garantire la copertura delle maggiori città italiane, nonché il collegamento delle aree industriali, con l’obiettivo di realizzare una rete a banda ultra larga quanto più diffusa ed efficiente possibile. La rete interamente in fibra ottica con banda ultra larga è già disponibile a Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Napoli, Milano, Perugia, Torino e Venezia.

La rete ultra veloce è realizzata con tecnologia FTTH, Fiber to the Home, letteralmente “fibra fino a casa”, perché l’intera tratta dalla centrale all’abitazione del cliente è in fibra ottica consentendo il massimo delle performance (1Gbps ma anche oltre). Performance che sono indipendenti dalla distanza dalla centrale come invece avviene per gli accessi in rame (ADSL) o fibra/rame (FTTC).

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