La musica online cambia voce

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Un top-manager di Vivendi Universal propone nuovi punti di vista sulla distribuzione di musica via web

E il Chief Revenue Officer di Vivendo Universal e si chiama Steven Sheiner. Il suo ruolo gli impone di trovare nuove fonti di guadagno per Vivendi, o di ripensare le vecchie. E impegnato soprattutto nello sforzo immane di rendere Internet una valida fonte di guadagno per Vivendi. Arriva da MP3.com e il suo punto di vista è certamente rivoluzionario inserito nel contesto delle major discografiche. Durante il Digital Media Summit, a Los Angeles, ha proposto le sue idee al pubblico, composto perlopiù da professionisti. Per cominciare ha messo i professionisti del settore di fronte alla cruda realtà tecnologica Vorremmo che Internet fosse come la TV, ma non lo sarà fino a che tutti non avremo la banda larga. Allora, sarà possibile che gli utenti dimentichino di avere a che fare una tecnologia e si limitino ad utilizzarne i contenuti, senza chiedersi da dove essi arrivano o come sono codificati. Ben pochi sanno come viene codificato un segnale televisivo per la trasmissione via etere, ma tutti usano il televisore. Un altro punto caldo è la pubblicità. Grazie ad essa le major potrebbero ridurre il costo dei servizi offerti agli utenti, ma va integrata diversamente. Un modello proposto da Sheiner è quello di offrire il download di una canzone in cambio di un piccolo sovrapprezzo su un prodotto in vendita. In questo modo è il budget pubblicitario del prodotto a pagare in buona parte la canzone regalata allutente. Riguardo ad MP3 e pirateria musicale Sheiner ha decisamente visto la luce. Il suo punto di vista è quello di una persona che ha compreso con precisione le dinamiche della rete. Non focalizzatevi sulla sicurezza. Invece pensate di creare i prodotti che la gente desidera e la pirateria scomparirà. Dovete fare qualcosa per cui la gente paghi, e farlo così bene che non ci sia modo di averlo senza pagare. Sheiner ha proseguito Se chiedete alla gente come sia utilizzare un sistema Peer-to-peer come Napster, vi risponderà che è unesperienza scadente. Se non fossero gratis, nessuno li userebbe. Non focalizzatevi sulla piccola percentuale di persone che ruberebbe comunque. Pensate alla stragrande maggioranza dei consumatori che in cambio di un servizio entusiasmante pagherebbero sicuramente.

Autore: ITespresso
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