Con la nuova Sabatini, 2,5 miliardi di euro per le Pmi

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E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento, emanato di concerto dal ministro dello Sviluppo Economico e da quello dell’Economia, che promuove la competitività delle imprese facilitandone l’accesso al credito

Passa la nuova Sabatini da 2,5 miliardi di euro che potranno diventare anche 5 ma solo in un eventuale secondo momento.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento, emanato di concerto dal ministro dello Sviluppo Economico e da quello dell’Economia, che intende promuovere la competitività delle imprese facilitandone l’accesso al credito.

Ne dà notizia la Cgia di Mestre. Secondo quanto previsto nel provvedimento, a beneficiare di questi fondi sono le piccole e medie imprese che operino in qualunque settore produttivo e che realizzano investimenti (anche attraverso operazioni di leasing finanziario) in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuove di fabbrica ad uso produttivo; sono inclusi anche gli investimenti in hardware, software e tecnologie digitali.

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In particolare, è stato istituito presso la Cassa depositi e prestiti un plafond di risorse incrementabili fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro (estendibile fino a 5 in un secondo eventuale momento), che le banche e gli intermediari finanziari potranno usare per erogare finanziamenti alle Pmi compresi tra i 20 mila e i 2 milioni di euro. I prestiti, a fronte dei suddetti investimenti, potranno avvenire fino al 31 dicembre 2016. Per poter accedere a questo fondo, le banche dovranno aderire a una o più previste convenzioni tra il ministero dello sviluppo economico, l’Associazione Bancaria Italiana e la Cassa depositi e prestiti.

Ma quanto sono diminuti nel corso degli anni i presiti alle imprese? Secondo un’elaborazione della Cgia di Mestre, tra l’ottobre del 2013 e lo stesso mese del 2012 i prestiti bancari alle imprese sono crollati di 50,2 miliardi di euro (-5,2%). Sempre nello stesso periodo, invece, le sofferenze sono aumentate di 22,7 miliardi di euro (+24,9%). Il rapporto tra banche e imprese, purtroppo, si fa sempre più difficile: le prime si difendono chiudendo i rubinetti del credito, mentre le seconde non si accingono più a chiedere prestiti e finanziamenti, anche perché coloro che ne hanno già ricevuti faticano a restituirli.

Il nostro sistema creditizio – afferma Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre presenta dei nodi strutturali che vanno assolutamente affrontati. Ricordo che il 10% dei maggiori affidati riceve l’81,8% del totale dei finanziamenti. Questi soggetti non sono costituiti da piccoli imprenditori, da famiglie o da titolari di partite Iva, bensì quasi esclusivamente da grandi gruppi o società industriali. In linea generale non ci sarebbe nulla da obbiettare se questo 10% fosse costituito da soggetti solvibili. Invece, dall’analisi della distribuzione del tasso di insolvenza, emerge che il 78,9% è concentrato nelle mani del 10% dei migliori affidati. In buona sostanza, nei rapporti tra banche ed imprese tutto è clamorosamente rovesciato: chi riceve la quasi totalità dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi, mentre chi dimostra di essere un buon pagatore ottiene il denaro con il contagocce”.

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