La parola agli hacker

Sicurezza

Tengono molto al loro acronimo che considerano spesso utilizzato a sproposito. Ne abbiamo parlato con Giacomo Rizzo del coordinamento Hanc (Hacker are not criminals)

Il termine hacker è spesso utilizzato a sproposito senza aver chiaro il vero significato. Sono fioriti numerosi termini utilizzati per identificare i malintenzionati che utilizzano gli strumenti informatici per scopi non del tutto leciti. A seconda della tipologia di strumenti utilizzati, degli scopi, delle motivazioni e degli ambiti sono stati coniati diversi acronimi, spesso proprio dagli hacker che cercavano in questo modo di differenziare le azioni di questi nuovi loschi figuri dalle loro. Lamer e cracker vengono quindi a costituire un mondo a parte dal quale gli hacker vogliono dissociarsi. Lamer è un termine dispregiativo del gergo hacker, che è usato per indicare tutte quelle persone che credono di essere dei grandi esperti d’informatica, mentre in realtà sfruttano solo ciò che gli altri hanno già fatto, spesso si danno molte arie e si autodefiniscono hacker. Cracker invece rappresenta il vero pirata informatico, è una persona che avendo la conoscenza tecnica e gli strumenti degli hacker, li usa per infrangere le sicurezze di un sistema per furto o vandalismo. Abbiamo chiesto a Giacomo Rizzo del coordinamento Hanc (Hacker are not criminals), l‘organizzazione no-profit composta da una comunità di volontari che ha come obiettivo la tutela del termine “Hacker” e della sua cultura, di chiarirci meglio chi sono gli hacker oggi, e cosa può essere correttamente identificato utilizzandone l’acronimo. Per quel che riguarda il fornirle una definizione piu precisa del termine hacker – precisa Rizzo – posso darle quella che si trova in homepage sul nostro sito web: Hacker [“hak”èr”, sost. m. inv.]: Persona che si diverte a esplorare i dettagli dei sistemi di programmazione e come espandere le loro capacità, a differenza di molti utenti che preferiscono imparare il minimo indispensabile, e a volte nemmeno quello, affidandosi a terzi al primo, banale, problema. L”Hacker è curioso, ama il sapere e la cultura, ama scoprire e conoscere, sempre cosciente del fatto di non sapere nulla. Questa definizione, da noi tradotta e rielaborata, è tratta da quella che Eric S. Raymond fa nel suo celebre ‘Jargon file’, e dalla profonda ed attenta lettura del libro ‘Etica Hacker’, di Pekka Himanen, che tratta in maniera molto approfondita la psicologia motivazionale che sta dietro alla cultura hacker”. Vnunet.it: Purtroppo dovete convenire sul fatto che il primo profilo di figura negativa apparsa sulla scena informatica è stato identificato proprio con il termine in questione. In seguito e per buona parte di primi anni di vita dell’informatica, a partire dalle Bbs e continuando con Itapac il termine ha sempre connotato un personaggio teso a scopi non sempre leciti e spesso nocivi. GR: Siamo assolutamente d’accordo, fatta eccezione per un punto. L’epoca di Itapac e delle Bbs è sicuramente definibile come ‘primi anni della vita dell’informatica’ per quel che riguarda il continente europeo, ma altrettanto non si può dire degli Stati Uniti, dove l’età degli hacker, in quegli anni, vantava già parecchi anni di storia. Purtroppo la gente (e l’informazione di conseguenza) tende a essere spaventata dalla conoscenza e soprattutto da tutto ciò che è nuovo. Questa paura ha portato alla categorizzazione degli ‘hacker’ sulla base di episodi negativi condotti da personaggi che pur definendosi tali, non avevano niente a che sparitire con il reale significato di questa parola.

Vnunet.it: Riprendo una definizione presente nel vostro sito: ‘… si dovrebbero intendere con questo appellativo coloro che si divertono ad esplorare i dettagli dei sistemi di programmazione e come espanderene le potenzialità?’. Mi sembra che non fornisce ancora una precisa profilazione di quello che è oggi un hacker. GR: Purtroppo, converrà con me, dare una definizione coerente, precisa e corretta di cosa sia effettivamente un hacker, non è semplice. Ci ho personalmente passato alcuni mesi di studio, e tutto quello che sono stato in grado di partorire, è la definizione che può leggere qui sopra. L’hacking è prima di tutto uno stile di vita, un distillato di curiosità e voglia di ‘provare’. Come si potrebbe definire una persona curiosa, senza usare il termine ‘curiosità’?

Vnunet.it: La descrizione fornita potrebbe spontaneamente far sorgere alcune domande in quanto così come proposta si adatta perfettamente al profilo di un ricercatore, professore o scienziato. E’ questo quello che sono diventati gli hacker moderni ? GR: Ricercatori, professori e scienziati possono tranquillamente essere catalogati come ‘hacker’ (a patto che abbiano quella necessità caratteriale di ‘mettere le mani’ su quello che fanno, il concetto fondamentale del ‘hands-on’). D’altra parte, come ci sono ricercatori che non rientrano tra gli hacker (i ‘teorici’), ci sono hacker che non rientrano tra i ricercatori. Vnunet.it: Perché allora distinguere il soggetto continuando a mantenere un etichetta che purtroppo si è nel tempo associata a figure negative? GR: Proprio perchè, come detto, gli hacker e i ricercatori sono due insiemi vicini, che si intesecano, ma non coincidono. Oltretutto il ‘ricercatore’ ha solitamente un investitura sociale (la laurea, o un titolo di studio) che l’hacker non necessita (anzi, di solito tende a guardare con diffidenza tutto quello che è ‘etichetta’). Conclusioni Siamo quindi tutti avvertiti e la prossima volta cercheremo di utilizzare la giusta ‘etichetta’ per identificare correttamente persone e azioni. Ulteriori informazioni sull’etica hacker possono essere reperite sul sito ufficiale del movimento Hnac all’indirizzo http://www.hancproject.org

Autore: ITespresso
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