La percentuale di risposta allo spam arriverebbe a 1 su 12,5 milioni

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Ma questi bassissimi livelli rendono 3,5 milioni di dollari all’anno. Lo rivela uno studio dell’Università di Berkeley

Lo spam fa parte ormai del regole del gioco malgrado le leggi sempre più severe grazie a gruppi specializzati e ingaggiabili a contratto per la sua diffusione.

Secondo uno studio dell’Università di Berkeley questa attività, spesso illegale in alcuni paesi come gli Stati Uniti, continua ad essere profittevole per chi la pratica. La percentuale di risposta alle email di spamming è scesa ad un livello incredibilmente basso, ma i pirati continuano ad averne un certo tornaconto,

Lo studio si basa su tre campagne di spam basate su 470 milioni di indirizzi email. Una percentuale di disposta anche solo di uno su 100 milioni basta per trarre un qualche profitto. Ma gli esperti americani valutano che la percentuale di risposta è ancora notevolmente più alta, pari a una su 12,5 milioni. Ad esempio i tradizionali messaggi di prodotti farmaceutici , oggetto di una campagna di 347 milioni di messaggi, hanno ottenuto un livello di riuscita dello 0,003% pari a 10522 persone.

Lo studio mostra che in seguito 28 navigatori di internet hanno alla fine acquistato un prodotto. Un numero incredibilmente basso, ma sufficiente per i ricercatori americani. Questi numeri squarciano un velo su un delle pratiche più diffuse del web.

In termini finanziari i ricercatori di Berkeley indicano ricavi globali per un mercato sommerso che vale 3,5 milioni di dollari all’anno.

In termini tecnologici gira una stima che solo le campagne di spam che utilizzano il botnet Storm possono creare da 3500 a 8500 bot al giorno, ossia tra 1,3 e 3,1 milioni di computer infettati ogni anno.

Autore: ITespresso
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