La pericolosa sicurezza degli ignoranti, il Crime as a Service

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Alla diffusione di Internet nel nostro Paese non è corrisposta una pari consapevolezza dei rischi cui ci si espone utilizzando gli strumenti del Web, senza conoscerli. E gli hacker non sono più quelli di una volta. L’esperienza di Raoul Chiesa e Fabrizio Sensibile

“Cosa c’è di più semplice (e rischioso, ndr) che collegarsi a Internet senza porsi problemi? Senza farsi domande? E’ proprio necessario tenere aggiornato il sistema operativo fino all’ultima patch? Configurare attentamente il firewall e aggiornare il software antivirus? Ma sì, più o meno… A me non è mai successo nulla di grave”.

Questa frase potrebbero averla detta in moltissimi nel nostro Paese. E proprio atteggiamenti come questo e l’ignoranza diffusa riguardo i reali pericoli della Rete hanno portato l’Italia a mettere a disposizione il 30% delle risorse hardware/software per il successo di una delle ultime Botnet, rispetto al 60% degli Usa: un’enormità, considerate le differenze di popolazione e territorio. E nella percezione comune sopravvive ancora (è giusto che sia solo un pochino così), l’idea che il mondo degli hacker sia ‘ethical’, che gli attaccanti che bucano i sistema di sicurezza delle aziende, lo facciano ancora solo per dimostrare di essere i più bravi, o al massimo per evidenziare le lacune dei sistemi.

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