La pietra di paragone

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La nuova Epson Stylus Photo R800 stabilisce nuovi standard di qualità graziea 8 inchiostri e alle gocce da 1,5 picolitri.

Negli ultimi mesi la superiorità di Epson e della sua tecnologia Micropiezo nella stampa inkjet fotografica era stata seriamente messa in discussione dalle più recenti proposte di Hp e, soprattutto, di Canon. Ora però è arrivata la risposta di Epson, sotto forma di una nuova stampante formato A4: la Stylus Photo R800. Con questa stampante Epson introduce un’ulteriore evoluzione degli inchiostri pigmentati della famiglia UltraChrome. Il gruppo di cartucce (tutte separate) include i classici ciano, magenta e giallo, due neri (uno lucido e uno opaco), un rosso, un blu e una resina lucidante protettiva. Quest’ultima gioca un ruolo essenziale nella qualità della stampa su carta lucida o semilucida. Gli inchiostri a pigmenti, infatti, hanno il difetto di essere costituiti da particelle “incapsulate” in resina, che vanno a depositarsi sulla superficie della carta senza venire assorbite. Il guaio è che a seconda di quanto colore viene depositato, ci saranno aree più o meno lucide, e la luce verrà riflessa dal foglio in modo non omogeneo. Il lucidante va, appunto, a colmare queste differenze, dando alla foto una superficie uniforme e riducendo i problemi di metallizzazione e di variazione apparente del colore che affliggevano gli UltraCrome di prima generazione. La mancanza di ciano, magenta e grigio fotografici, che consentivano di produrre sfumature precise nelle macchine Epson di precedente generazione, viene compensata dalla nuova testina Micropiezo capace di produrre gocce di appena 1,5 picolitri. Gocce così piccole, a risoluzioni fino a 5.760 x 1.440 punti per pollice, producono retini totalmente invisibili, anche usando lenti d’ingrandimento.

Autore: ITespresso
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