La Polizia Postale smentisce: su Facebook indagini regolari

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La Polizia Postale smentisce uno scoop giornalistico. Se la Polizia spiasse i profili di Facebook, senza mandato della magistratura, violerebbe le norme di tutela della Privacy, ma anche la normativa sulla conduzione delle indagini

Il presunto scoop de L’Espresso su un accordo (segreto) fra Facebook e la Polizia Postale sembra scoppiare come una bolla di sapone. La Polizia Postale in Italia può indagare solo previa autorizzazione della magistratura.

La Polizia non può spiare gli utenti di Facebook bypassando la magistratura. Esistono linee guida per contrastare il cyber-crime, ma sarebbe “fuori dalle regole del gioco” se Facebook consegnasse i profili alla Polizia Postale. La Polizia Postale non ha la facoltà di spiare.

Però se un account è sotto indagine della magistratura, Facebook tiene i Log sui propri server. La Polizia Postale dunque smentisce di essersi arrogata il diritto di aggirare non solo le norme di tutela della Privacy, ma anche la normativa sulla conduzione delle indagini secondo il Codice Penale.

La Polizia prende le distanze da quanto riportato dai media nelle ultime ore. In caso contrario, si profilerebbero gravi violazioni del Testo Unico sulla tutela della Privacy e una deroga dal Codice Penale. “Figuriamoci se la Polizia si mette a spiare i navigatori di Facebook” ha per ora chiuso la spinosa querelle il direttore centrale della Polizia Postale Antonio Apruzzese.

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