La Rete aperta per un Paese capace di futuro

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Fiorello Cortiana prova a mettere idee e suggerimenti sull’agenda del prossimo Parlamento e del prossimo governo: dalla neutralità della Rete alle condizioni necessarie per innovare

La Rete aperta per un Paese capace di futuro: il documento finale di Fiorello Cortiana mette nero su bianco idee e p ropste per attuare l’Agenda di Lisbona entro il 2010. Nella classifica dell’indice di competitività del World Economic Forum, Network Readiness Index siamo al 38° posto ed è una magra consolazione sapere che due anni fa eravamo al 45° visto che praticamente tutti i paesi europei, anche nuovi arrivati, ci precedono.

Oggi il 70% dell’economia europea è oggi costituito dai servizi ( è il 75% negli States): proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel 70%.

A fronte di questa percentuale occorre osservare che in Italia il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l’espressione di un modello economico industriale manifatturiero.

Se vogliamo che l’Italia sia protagonista nello straordinario cambiamento in corso dobbiamo stimolare l’innovazione in ogni aspetto della società

Occorre capire che la rete digitale non è un mondo parallelo ma un’estensione del mondo relazionale e informazionale della nostra società.

In Italia i dati parlano chiaro:88.800 imprese IT (415.000 addetti e 301.800 dipendenti), di cui 75.000 di informatica (software), il comparto ICT occupa oltre un milione di persone (fra domanda ed offerta) principalmente impegnati in imprese da 1 a 9 addetti; i primi 10 operatori hanno il 50% del mercato IT, i primi 50 il 90%; agli altri (essenzialmente le migliaia di microaziende) il resto. Il 90% delle risorse (pubbliche e di mercato) nel settore ITC sono orientate all’acquisto di beni e servizi prodotti da “altre economie” che non quella nazional e.

In Italia la spesa informatica è molto bassa rispetto agli standard internazionali, con una carenza di investimento in innovazione da parte della Piccola e Media Impres a. Le imprese sotto i 50 dipendenti investono in IT una media di 1.500 Euro annui, contro i 1.839 delle medie e i 2.654 della grande industria.

Le condizioni necessarie per non precluderci futuro sono: competitività, concorrenza, accessibilità,partecipazione, ricerca e sviluppo.

Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l’economia della conoscenza.

Per disporre di uno sguardo adeguato al cambiamento in atto occorre un impegno per politiche di educazione e formazione che affianchino il welfare della conoscenza. La Commissione Europea propone “Un approccio europeo all’alfabetizzazione mediatica nell’ambiente digitale”, affinché tecnologie differenti e complementari con quelle analogiche, contribuiscano alla dimensione educativa necessaria ai diversi livelli del percorso scolastico.

L’accesso ad Internet deve essere un servizio universale di pubblica utilità, quindi con garanzie di continuità nella connessione e concorrenza tra gli operatori finalizzata alla riduzione dei costi.

La neutralità della rete è la garanzia per il concorso competitivo per applicazioni, servizi e contenuti che si definiscono e si propongono attraverso la rete stessa.

Inoltre le misure di sostegno ed incentivo alla collaborazione devono essere centrate sullo sviluppo dell’informatica per innovare in modo efficace ed adattativo la catena di produzione del valore.

Condividere i codici aperti, riusare le applicazioni, così facendo la PA può rendere visibile ed efficace la rete come impresa cognitiva collettiva.

L’Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie per l’Innovazione ha iniziato il suo cammino. Con la legge 266 del 2005 si definiva lo scopo dell’Agenzia accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali”.

La PA dispone della principale condizione per un’economia della conoscenza nell’era digitale interconnessa, questa condizione risiede nella natura della funzione relazionale che essa ha con i cittadini. La PA costituisce l’aggregatore sociale più grande e diversificato, ciò che si rende necessario perché questa condizione sia un fattore abilitante per un’economia della conoscenza è il cambio di senso di questa funzione relazionale.

Infine il documento finale per portare l’Italia nell’Europa digitale mette l’accento su democrazia digitale, giustizia digitale, mercato aperto, standard aperti e condivisi e interoperabilità, nuove regole e nuovi diritti.

Il servizio pubblico radiotelevisivo già oggi potrebbe dare un contributo decisivo affinché si attivino nuove pratiche e nuovi processi di accesso alla conoscenza, a partire dalla messa a disposizione effettiva e non discriminatoria di tutto il patrimonio costituito dall’Archivio RAI, come da anni fa la BBC.

74 delle 75 Università italiane, insieme a centinaia in Europa, aderiscono alla Dichiarazione di Berlino per un libero accesso alla conoscenza, la Commissione Europea ha dato il via ad un’ampia consultazione a partire dal Libro Verde:Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca eppure in Italia è ancora tutto da fare a partire dalla modificazione della legge sul diritto d’autore prevedendo uno specifico canale per il copyright utile alla ricerca e alla didattica (non degradate) La Consulta sulla Governance di Internet promossa dal Ministero dell’Innovazione ha costituito un ulteriore sviluppo dell’azione iniziata nella legislatura precedente per una partecipazione aperta al WSIS ONU, attivando una relazione di dialogo innovativa con tutti gli attori sociali ed istituzionali interessati. Occorre consolidare la sua azione sia in vista del prossimo appuntamento IGF ONU di Delhi per la definizione della “Carta dei diritti e dei doveri di Internet” attraverso un processo multistakeholders degli interessi pubblici, privati e della sussidiarietà e multilevel che interessi i diversi piani istituzionali locali e globali .

Governo, Parlamento, Regioni ed Enti Locali dovrebbero preparare e dare vita agli “Stati Generali della Conoscenza” attraverso un percorso aperto e partecipato, a partire dal pieno coinvolgimento di tutti gli attori del sistema educativo e formativo.

Autore: ITespresso
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