La Riaa mette nel mirino gli Isp, ma un provider non ci sta

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L’Internet provider Bayou Internet and Communications non vuole fare il cyber-poliziotto anti pirati: la Riaa paghi per la protezione del copyright

In Usa si infiamma il fronte degli Isp, messi nel mirino dalla Riaa nella lotta contro la pirateria musicale, dopo il fallimento delle cause contro gli utenti del file sharing. La Riaa ha appena proposto di coinvolgere gli Isp nel rispetto delle normative di tutela del copyright, seguendo la cosiddetta Dottrina Sarkozy, che intende cacciare i pirati dalla Rete se non righeranno dritto. Secondo indiscrezioni, riportate dalWall street Journal, la prima mossa dovrebbe consistere in un’email di avvertimento agli utenti del P2p illegale; a questo seguirebbero altri due avvisi. Al richiamo scritto, la Riaa vorrebbe tagliare la banda (con filtri), ma se l’utente continuasse a scaricare imperterrito senza pagare i diitti, seguirebbe l’espulsione dal Web. Un ostracismo telematico, insomma.

Ma un provider non ci sta: l’Isp Bayou Internet and Communications non vuole fare il cyber-poliziotto anti pirati. E il piccolo Isp contrattacca: se devo fare fare il cyber-cop, la Riaa paghi.

Dal 2003, 35 mila utenti sono stati portati in tribunale dalla Riaa per aver scaricato canzoni senza averne i diritti: tanti o pochi, una goccia nel mare dei milioni di download. I numeri del file sharing illegale parlano chiaro: il download illegale batte 20 a uno il download a pagamento, pari a 10 miliardi di file scambiati illegalmente (fonte: Ifpi, 2007).

In realtà la Riaa continuerà a mantenere il pugno di ferro contro i grandi pirati, con 5 o 6mila download al mese nel curriculum vitae: questo è file swapping da professionisti, e non dautenti qualsiasi.

Autore: ITespresso
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