La Riforma Brunetta della PA digitale divide

Autorità e normative

Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) apporta modifiche al codice varatop cinque anni fa e rimasto disatteso. Ecco i pro e contro della riforma della PA Digitale

Il botta e risposta tra il ministro Renato Brunetta e il Presidente di Fiat, Luca Cordero Montezemolo, ha per oggetto la riforma della PA Digitale. Ma a dividere l’opinione pubblica e gli esperti non è un difetto di comunicazione, bensì il progetto stesso.

Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) apporta modifiche al codice varatop cinque anni fa e rimasto disatteso. L’esperto di di diritto, Guido Scorza, l’ha definita l’ ” innovazione del gambero “. I limiti dell’iniziativa sarebbero: una continua sperimentazione, poi abbandonata a se stessa; i propositi del 2009, attesi per il 2012, sono identici a quelli del 2005, ma allora fallirono l’obiettivo (perché oggi dovrebbero avere successo?); il vecchio dominio Padigitale.it è stato ceduto a un’azienda privata.

Assintel aveva denunciato il rischio paralisi per la digitalizzazione dei documenti. Altri dubbi riguardano il fatto che la PA Digitale può funzionare in un paese senza Digital Divide e con una banda larga adeguata ai servizi da erogare. Inoltre il vero ritardo della Pa digitale, mai decollata, è su altri versanti: solo l’85% della Pa centrale e l’80% di quella locale è dotata di sistemi IT per gestire protocolli (per i servizi ai cittadini, necessari a tagliare le spese e migliorare la produttività); l’open source in ufficio latita (fermo al 35% nella Pa locale); la Carta d’identità elettronica (Cie) è stato un flop; solo il 34% delle Pa locali ha la Pec. L’Italia, nell’erogazione di servizi al cittadino, si piazza al 23esimo posto su 27 nella Ue.

Invece sulla stessa lunghezza d’onda del ministro, è Siav: “Il Ministro Brunetta ha perfettamente ragione quando parla degli ingenti risparmi, in termini di tempo e denaro, che la digitalizzazione dei procedimenti amministrativi può consentire” – afferma Federica Voltan, Corporate Communication Executive di Siav S.p.A., azienda padovana che sviluppa software e servizi di consulenza e outsourcing per i processi di gestione documentale. “La ricerca tecnologica offre strumenti innovativi in grado di rendere più agevole e diretto il rapporto tra P.A., cittadini e imprese, e molto meno oneroso il suo peso economico. Si pensi solo ai costi risparmiati sostituendo buona parte delle raccomandate inviate ai cittadini con l’ampio utilizzo della posta elettronica certificata. Noi di Siav operiamo da tempo nella direzione di una diffusa dematerializzazione documentale, e in più settori. Basti pensare che offriamo gratuitamente ai professionisti obbligati per legge a usare la PEC un apposito software di nostra produzione – PEC Manager – che aiuta a gestirla con facilità“.

Ora iul ministro Brunetta promette che si volta pagina. Ma, come dice Montezemolo, la riforma divide: il ministro “Prenda atto delle idee diverse senza demonizzare chi le ha“.

Autore: ITespresso
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