La ripresa economica dellIct sarà a scaglioni prima gli Usa, poi lUe e il Giappone

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LAmerica apre gli occhi sui rischi a cui la merge mania ha sottoposto la ricerca e lo sviluppo tecnologico

La seconda parte del 2002 iniziata da pochi giorni e molti si chiedono quale potr essere – tra sei mesi – il bilancio finale dellhalf year. Per Gartner Group le cose non stanno poi cos male e dovremmo essere alla vigilia di una generalizzata ripresa quinquennale. Ma Newsweek e Time non sono dello stesso parere, come documentano le copertine dei loro due ultimi numeri. Newsweek titola infatti cos la propria cover Is big business bad business? The Scandal at WorldCom is Only the Latest Example of the Real Costs of Merge Mania. Altrettanto esplicita la prima pagina di Time, che recita Losing Faith in Corporate America. Enron, WorlCom, Xerox…Can Us-style Capitalism Survive? Due posizioni nettamente antitetiche, quelle di una delle pi autorevoli societ di ricerca americane e di due dei pi letti e seguiti magazine dellaltra sponda delloceano. Ma allora, come stanno veramente le cose? Hanno ragione gli ottimisti ricercatori del Gg oppure i pessimisti redattori di Newsweek e di Time? Come si pu rilanciare la tecnologia e contemporaneamente uscire dallimbuto del merging a tutti i costi in cui alcuni grandi comparti industriali come lIct sembrano essersi volontariamente andati a cacciare? Ma – soprattutto – quanto peser sulla ripresa worldwide il prosieguo del confronto tra le dottrine economiche libertarie del mondo occidentale e loscurantismo del fondamentalismo islamico, che ci vorrebbe tutti a bere latte di capra e a inneggiare alle deliranti fatwa medioevali dello sceicco Bin Laden e del mullah Omar? Se non accadranno fatti anomali (fortunatamente il 4 luglio non stato un altro 11 settembre), sta per partire una ripresa globale scaglionata, come succede spesso da tempo. Sono infatti in molti a scommettere sul fatto che saranno gli Stati Uniti a guidare – come gi accaduto altre volte – il movimento, che – dopo qualche mese (diciamo ottobre o novembre di questanno?) dovrebbe approdare in Europa, per attraccare poi in Giappone (agli inizi del 2003), dove dovrebbe fare faville, chiudendo cos definitivamente unepoca non troppo felice. Non sar un movimento rapido (gli eccessi della capacit produttiva e le stagnazioni dei consumi si fanno ancora sentire), ma costante, che ne garantir la continuit. A deporre in questo senso sono la ripresa del mercato del lavoro negli Stati Uniti e anche il ritorno del desiderio di consumo, affievolitosi a lungo dopo lattacco terroristico alle Twin Towers. Inoltre la drastica riduzione dei costi in atto nei vari comparti dellindustria americana incomincia a dare ritorni positivi, aprendo la strada alla profittabilit delle aziende. Sulla base di questi segnali, si pu ipotizzare che la Banca centrale europea – al momento impegnata a contenere linflazione al 2% – rialzer i tassi entro le prossime settimane, seguita poi dalla Federal Reserve. Quanto al Giappone, nonostante limmobilismo del Governo di Tokyo in fatto di riforme economiche, lexport – che sta andando benissimo – dovrebbe fare uscire definitivamente il Paese dalla zona a rischio della deflazione. In questo senso, stata indubbiamente positiva la recente politica economica della Bank of Japan incentrata sui tassi zero. Quando la ripresa sar nuovamente partita, bisogner per evitare accuratamente di ripetere lerrore alla base del flop della Net/New Economy, vale a dire credere che il valore economico di un comparto industriale si possa generare soprattutto a tavolino, come se la tecnologia non servisse a niente o comunque a poco.

Autore: ITespresso
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