La riproduzione digitale delle grandi opere darte italiane

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Un business dal potenziale economico enorme, anche per la tecnologia digitale, laser e multimediale. Limportanza dei diritti di concessione e di riproduzione

Chi stato, anche una sola volta, al Museum of Modern Art di New York (il famosissimo Moma, al numero 11 di West 53rd Street, dietro alla St. Thomas Church), non avr potuto fare a ameno di comprare – arrivato alluscita – uno dei tanti e bellissimi oggetti-ricordo che il museo stesso produce. Tra questi, spiccano – per laccuratezza del design e della lavorazione – le riproduzioni in scala dei capolavori di architettura e di scultura custoditi nellistituto. Unattivit di merchandising che rende molto al Moma dal punto di vista economico, tanto da essere stata imitata da tutti i pi importanti musei del mondo, compresi quelli delle citt darte italiane. Rispetto agli Stati Uniti, il nostro Paese ha un potenziale enorme a sua disposizione. I musei americani (tutti molto belli e curati) custodiscono infatti opere darte acquistate nel tempo (poco pi di 200 anni, gli States sono ancora uno dei Paesi pi giovani del mondo) da collezionisti, mecenati, uomini daffari amanti del bello e della sua storia. Ma il patrimonio di questi istituti quasi tutto acquisito, non potendo contare che su una minima parte di produzione artistica nazionale. Non diciamo niente di nuovo affermando che lItalia – per la sua storia millenaria e per le bellezze artistiche realizzate e anche accumulate in tanti secoli presso la miriade di corti e di reggie che hanno caratterizzato la vita socio-economica di tutte le zone del territorio nazionale – considerata il museo del mondo. Provate a pensare cosa si potrebbe realizzare dal punto di vista economico se tutti i musei, grandi e piccoli, del nostro Paese avviassero unattivit di merchandising intelligente e professionale come quella del Moma di New York. Rischieremmo seriamente di diventare un Paese molto ricco, grazie anche al supporto tecnologico dellIct. A parte i prodotti multimediali (considerati oggi come una maniera tradizionale dello sfruttamento editoriale), si potrebbe fare moltissimo con le riproduzioni in scala (minore ma anche maggiore) di chiese, complessi architettonici, edifici darte, sculture, templi. Le prime pagine dei quotidiani dinformazione degli scorsi giorni si sono riempite con la cronaca di una assurda, inesistente e stupida querelle sui beni artistici italiani. Il Colosseo e gli Uffizi – ma anche il pi piccolo resto romano, medioevale e rinascimentale esistente nel nostro Paese ( pi difficile trovare un centro abitato senza reperti archeologici e vestigia storiche che un paese o una cittadina con un numero di resti del passato inferiore alle cinque unit) – non vanno venduti in quanto inalienabili, ma perch debbono essere clonati. Spieghiamoci meglio. La tecnologia digitale e quella laser ci permettono oggi di fare copie perfette di tutto ci che c di artistico e di bello in Italia. Questa clonazione (continuiamo a chiamarla cos, anche se il termine imperfetto) potrebbe dare vita a un merchandising con dimensioni e fatturato tali da competere con quelli di un colosso dellIct. Copie, fotocopie, modelli il business enorme, con un potenziale dai grandi margini di sviluppo, soprattutto per lindotto (pensiamo allabbinamento con altre iniziative culturali o con altre di altro genere, tra cui quelle a carattere turistico). Per accedervi, ci sono solamente due cose da fare. La prima lorganizzazione della gestione del business dal punto di vista tecnico (tramite la scelta e lottimizzazione di soluzioni tecnologiche avanzate, basate su algoritmi matematici, sulla modellazione numerica e su software personalizzati. Quanto alla seconda, sicuramente pi complessa della prima, perlomeno finch non saranno stati fissati determinati standard e parametri. Si tratta infatti di risolvere i vari problemi dei diritti legali spettanti allautore/proprietario dellopera, allautore del modello digitale 3D, al concessionario della clonazione/riproduzione e al proprietario del modello. Non una questione da poco, se si considera in che pasticci ci si pu mettere se la concessione dei diritti di riproduzione non viene definita e delimitata prima di essere autorizzata (il rischio che un autore della riproduzione 3D o un concessionario privi di scrupoli attivino un proprio business personali. A dire la verit, di cose da fare ce ne sarebbe anche unaltra. Bisognerebbe evitare che del merchandising della riproduzione digitale delle grandi opere darte italiane si occupassero certi fatui personaggi modaioli, di quelli che finiscono sulle prime pagine dei quotidiani non per luso coretto ed equilibrato del potere attribuitogli dallincarico politico ricoperto, quanto piuttosto per gli interventi fuori luogo, gli strepiti e le urla, fatti per in nome dellarte.

Autore: ITespresso
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