La seconda guerra dei browser

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Con Chrome di Google il browser diventa una piattaforma applicativa, l’obiettivo non è affermare il proprio browser software, ma il proprio modello di utilizzo del desktop

Se la prima guerra mondiale dei browser combattuta tra Netscape e Microsoft si è chiusa sul finire degli anni Novanta (e sappiamo chi ha vinto), la dichiarazione della seconda guerra dei browser è stata consegnata da Google a Microsoft il 2 settembre scorso. Non sappiamo come andrà a finire, ma sappiamo comunque – ce lo dicono gli esperti e i precedenti- che sarà molto lunga e ci vorranno almeno tre anni perché Google possa arrivare a disporre di quel 20% del mercato su cui viaggia al momento Firefox della fondazione Mozilla..

Ma, sentendo e leggendo le dichiarazioni degli analisti, e calmatesi un po’ le acque degli entusiasmi legati alle nuove modalità di fruizione di Internet, sembra di poter fare alcune considerazioni. Una su tutte: non si tratta di vincere una battaglia sul terreno dei browser, ma una guerra sul mondo del desktop e del nostro modo di usare i computer o di fare cloud computing, se vogliamo usare le enormi risorse che i data center di tutto il mondo stanno mettendo a nostra disposizione.

Riportando le cose a livello di tecnologia, due aspetti hanno guidato il biennale progetto interno degli ingegneri di Google: la velocità di accesso alle applicazioni su internet e la sicurezza d’uso. Ogni singola tab aperta del browser è “inscatolata” in una sandbox, in maniera tale che malware che gira in un sito web non possa avere accesso, non solo al resto del computer , ma neanche alle altre schede. A titolo di cronaca le passate indiscrezioni che questa tecnica di protezione sarebbe emersa in un browser datano a 15 mesi fa quando Google acquisì una società specializzata di nome Greenborder. La spinta sulla velocità porta al secondo punto tecnologico. L’enfasi non è più su Windows o sul sistema operativo , ma su gli script in Java, sul nuovo motore V8 e sulla nuova comunità Chromium attorno a cui Google conta di coagulare il mondo dello sviluppo open source sulla linea di Android per la mobilità. E Android disporrà in modo nativo della medesima interfaccia di browsing di Chrome.

Per altre considerazioni di più ampio scenario vale la pena rifarsi alle considerazioni di Rob Enderle, analista del gruppo omonimo. Secondo Enderle, il business di Microsoft è basato su quattro pilastri, Windows, Office, Windows Server ed Explorer. Google segue la strategia di attaccare ognuno di questi punti di forza. Google Apps ha come obiettivo Office. Android rappresenta un primo passo nel mondo dei sistemi operativi. Chrome ha come obiettivo Explorer. La vicenda trova qualche analogia con la passata situazione di mercato in cui Ibm perse il suo dominio in area mainframe: proprio Big Blue aiutò agli inizi Microsoft e la introdusse nella sua base clienti. Con Chrome, Google parte da Windows e sta cercando di forzare il mercato in una direzione che renda Windows obsoleto per poi passare a un browser che sia specificamente progettato come front end per una piattaforma globale di cloud computing. Google Apps è una piccola testa di ponte per aggredire Office. E sono proprio le applicazioni di Google che godono di stretta integrazione all’interno di un browser totalmente nuovo che per altre applicazioni sembra ancora immaturo e possiede anche buchi di sicurezza che vengono resi noti in questi giorni. D’altra parte il cloud computing in questo momento è ancora in uno stato di promessa e non ha ancora una diffusione tale da consentirgli di obbligare le software house a rivedere le applicazioni che girano sul desktop e su ogni altro client.

Chrome non viene giudicate negativamente nonostante sia ancora un versione realmente beta e le sue potenzialità vanno giudicate non come un surrogato di Explorer o Firefox, ma come un applicazione di Windows.

In questo senso si è aperta per la reazione di Microsoft una finestra di tempo che va da Vista , orami stabilizzato con le patch più recenti fino a Windows 7, atteso per la fine del prossimo anno. Ma questa finestra temporale si sta chiudendo rapidamente.

Autore: ITespresso
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