La sfida delle automobili connesse

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NetMediaEurope informa – Auto che si connettono alla rete, ma che allo stesso tempo “comunicano” tra di loro: l’obiettivo è migliorare mobilità e sicurezza sulle strade

Mentre le città si evolvono verso un futuro sempre più smart, l’automobile non è da meno: anche se il concetto di quattro ruote in movimento non è cambiato dalla sua invenzione, è cambiato il cuore tecnologico che batte dentro l’abitacolo ed è cambiato di pari passo l’automobilista, il quale inizia a capire che un’alternativa al possesso è possibile e l’auto può diventare persino un servizio al pari della musica in streaming, come già è avvenuto col boom del car sharing

 

Anche le auto, come le città, si spingono dunque verso un orizzonte in cui diventeranno “intelligenti”: la parola chiave del momento è auto connessa, ma connessa a che cosa? E come potrà questa innovazione dare un impulso positivo alla mobilità sulle nostre strade? Per prima cosa non è stato ancora riconosciuto uno standard condiviso riguardo a questo concetto. La connettività di cui si parla riguarda sia quella dei veicoli alla rete per l’accesso e lo scambio di dati con servizi esterni – si pensi alle app che monitorano la fluidità del traffico sfruttando la geolocalizzazione – sia quella dei veicoli tra di loro. Quest’ultima dovrebbe essere la vera rivoluzione capace di incrementare la sicurezza a bordo e ridurre drasticamente ogni genere di incidente.

Tutti sono comunque d’accordo che il mercato è proiettato verso una forte espansione: se al momento le autovetture connesse rappresentano l’8% di quelle in circolazione – dati ACEA – nel 2020 arriveranno al 25%.

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Per chi ritiene frivolo questo genere di marchingegni hi-tech, bisogna considerare che simili soluzioni ad alto tasso di tecnologia non solo rappresentano un plus quando si stima il valore delle auto usate – e dunque, in quanto optional, è un investimento – ma che si parla di qualcosa di diverso rispetto ai sistemi di infotainment finora lanciati dalle case automobilistiche, la cui sicurezza è peraltro messa in dubbio dalla carente usabilità delle interfacce utente. Lo scambio di dati tra veicoli e tra veicoli e infrastrutture renderà l’esperienza di guida più efficiente, limitando consumi, emissioni inquinanti e tempo buttato via negli ingorghi del traffico – calcolando ad esempio la velocità consigliata per sfruttare “l’onda verde” dei semafori – ma anche più sicura, in quanto il cervello elettronico dell’automobile sarà in grado di elaborare i dati provenienti dall’esterno, evitando ostacoli o avvicinamenti pericolosi con altre vetture.

 

La strada è ancora lunga da percorrere e non c’è dubbio che l’internet of things, ossia l’interconnessione degli oggetti di uso quotidiano, auto inclusa, tramite la rete, ponga seri problemi nella tutela dei dati personali di chiunque ne faccia uso. La sfida verso un ripensamento radicale della presenza delle automobili nelle città è tuttavia ormai lanciata.

Autore: ITespresso
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