Copyright, più ombre che luci nella bozza di AgCom

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Enforcement della normativa sul copyright: pro e contro. Istruzioni per l'uso della Dewlibera AgCom
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I principi chiave della bozza di provvedimento si basano sulla trasparenza del dibattito pubblico della bozza AgCom, sulla rimozione chirurgica dei contenuti illeciti e sulla promozione dell’offerta legittima. Ma esperti fanno le pulci al provvedimento, in consultazione pubblica fino al 25 settembre

AgCom sta per varare la Delibera per l’enforcement sul copyright: la bozza è stata rilasciata ed ora è in fase di consultazione pubblica (per 60 giorni). Ma, a differenza delle contestatissime ipotesi del passato, la nuova bozza sembrava andare nel verso giusto, aprendo le porte ad una nuova stagione di dialogo – e non più di scontro e contrapposizione muscolare – fra detentori del copyright ed associazioni che salvaguardano i diritti degli utenti. E invece no: prima Fulvio Sarzana di S. Ippolito, poi il blogger ed esperto di di privacy Marco Calamari, quindi Assoprovider (su ITespresso l’intervista al vice presidente Gian Battista Frontera) hanno lanciato strali sullo “schema di regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”. E non solo non lo giudicano “innovativo”, ma lo ritengono perfino una minaccia alla libertà d’espressione ed alla libertà di accesso.

Secondo la stampa, il Decreto punta ad oscurare solo le piattaforme che operano a scopo di lucro. Al contrario della francese Hadopi, ormai finita in un binario morto, la bozza italiana nasce da “un’ampia e approfondita riflessione su tutti gli elementi acquisiti nel dibattito sviluppatosi in seno alla comunità d’interesse e dal confronto con i modelli di altri paesi europei“. Ma proprio l’avvocato Fulvio Sarzana mette le mani avanti: la normativa è molto severa e “(…) punisce severamente blog, forum, sino a penalizzare con la cancellazione immediata anche i forum che incoraggino la fruizione di opere digitali senza il permesso dei titolari dei diritti d’autore“.

Il nuovo regolamento di AgCom vuole combattere la diffusione di contenuti in violazione del copyright, colpendo i “pesci grossi” della pirateria digitale e non i downloader. Nel contrasto ai siti che violano il copyright, secondo l’Authority, prevalgono gradualità e proporzionalità, e “rimozione chirurgica” dei contenuti illeciti senza colpire indiscriminatamente. Il nuovo regolamento punta a tutelare la libertà su Internet e al tempo stesso a rendere sostenibile il mercato dei contenuti digitali, combattendo la pirateria e contrastando le “violazioni esercitate con finalità di lucro”. Ma, secondo l’avvocato Fulvio Sarzana, ciò non corrisponde a verità: l’utente download non è affatto salvo, in quanto la filosofia del filesharing non consente download senza upload. Scondo Fulvio Sarzana, non è affatto vero che gli utenti finali (downloader) o le reti P2P saranno esclusi dal perimetro d’intervento dell’AgCom, che invece punta a colpire gli uploader.

In consultazione pubblica per 60 giorni, i principi chiave della bozza di provvedimento sono tre: la trasparenza del dibattito pubblico della bozza AgCom, per consentire la partecipazione di tutti gli stakeholder; l’aspetto educativo e dissuasivo (spiegare a chi scarica dal P2p che esistono alternative legali come YouTube e Spotify, per esempio); la promozione dell’offerta legittima, anche sostenendo nuove forme di licenze condivise e aperte. Ma sulla glasnost e sull’approccio condiviso, Assoprovider non ci sta: il regolamento AgCom, definito “ammazza-internet”, l’ “approccio condiviso (…) è rimasto confinato alle dichiarazioni d’intenti ed alle sole interviste date alla stampa  dai componenti dell’autorità“.

La repressione, senza sconfinare in misure censorie e liberticide, avverrà solo quando viene segnalata un’opera pirata su un sito: prima partirà la richiesta di rimuovere il contenuto illegittimo al titolare del sito; se il titolare non risponderà positivamente si aprono due possibilità: se il sito è ospitato su server stranieri, invece di bloccare l’indirizzo IP del sito estero – innescando la censura – i provider potranno modificare i sistemi Dns (Domain Name Server) per impedire l’accesso al sito, senza obbligare a Deep Packet Inspection (DPI), che violano il copyright; se il sito è ospitato in Italia, verrà chiesta la rimozione all’hosting provider italiano. Procedura breve – da 45 a 10 giorni – per i contraddittori. L’Autorità analizzerà solo quei casi denunciati dai soggetti legittimati (titolari dei diritti) e solo in caso di esito negativo incontrato da una specifica richiesta di rimozione inviata al gestore di una pagina Internet.

Assoprovider, su questo punto, è drastica: “La Deliberà comporterà la necessità per i provider di accesso di dover analizzare tutto il traffico presente sulle reti italiane anche di clienti non propri, e di impedire l’accesso ai cittadini italiani a i siti (blog, forum) presenti all’estero, sulla base anche di una sola richiesta di rimozione, senza che in realtà rilevi lo scopo di lucro“. “Se verranno utilizzate tecnologie DPI, ci troveremo di fronte a un precedente?” Sì, e “malefico“: “Ovvero il vostro computer quando spedisce un file, attraverso il Protocollo internet (IP) “affetta” il file in “datagrammi”, porzioni assai piccole del file e li spedisce. Questi attraverso la rete internet raggiungono la destinazione e vengono ricostruiti dallo stesso protocollo. E’ ovvio che questi minuscoli pezzi di files, si mescolano a tutti gli altri minuscoli pezzi di file, degli altri che spediscono, ma ognuno ad un nodo o ad un altro prendono la propria strada per arrivare a destinazione. DPI intercetta il flusso dati e ricostruisce i file, cercando quello incriminato. diventa lampante che per cercare il file incriminato, si porta alla luce anche il traffico degli altri NON incriminati” mette in guardia Gian Battista Frontera, vice presidente di Assoprovider, a margine della già citata intervista a ITespresso.it. E tutto ciò avrà un impatto economico pesantissimo sui provider, soprattutto piccoli e medi. Dunque, se nessuno di AgCom fin qui ha parlato di DPI, a sollevare la polemica, ci pensa Assoprovider.

Ad applaudire la bozza sono FIMI e Confindustria Cultura Italia (CCI). “Le misure proposte in consultazione sono quelle previste dal decreto legislativo n. 70/2003 (rimozione selettiva o disabilitazione dell’accesso ai contenuti illeciti) e saranno improntate a gradualità e proporzionalità, tenendo conto della gravità della violazione e della localizzazione del server“, spiega una nota di AGCOM. FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) approva la riforma: L’impostazione data dall’Agcom mi sembra in linea con l’obiettivo di colpire quelle iniziative illegali che danneggiano seriamente lo sviluppo dell’offerta digitale di musica ha commentato il Presidente Enzo Mazza. E conclude precisando: “Oggi, con un mercato della musica online che sfiora in Italia il 40% e con un’offerta sempre più vasta, è fondamentale colpire la concorrenza parassitaria di portali abusivi. Su  questo principio l’azione di Agcom, con il potere di richiedere agli ISP la disabilitazione dei siti, ovvero il blocco, potrà risultare efficace.  Ad oggi, i siti bloccati in Italia dalla magistratura hanno avuto un calo di accessi di oltre l‘80%”.

Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia (CCI), che riunuisce le sigle Aesvi, Afi,  Agis, Aie, Anes, Anica, Apt, Fem, Fimi Pmi, Univideo.  “Nelle prossime ore studieremo il testo e forniremo puntuali valutazioni nella fase di consultazione pubblica – ha concluso Polillo –. Mi sembra tuttavia che lo schema contenga tutti i presupposti per operare una seria, efficace e non invasiva azione di contrasto alla pirateria on line che consentirebbe l’inizio di una nuova era nello sviluppo dell’offerta legale di contenuti digitali”.

Marco Pierani, esponente di Altronconsumo, critica però il regolamento sul diritto d’autore: “Manca la promozione dell’offerta legale”, mentre AgCom dimentica i diritti degli utenti. E non demorde sul metodo: “Sul tema serve l’intervento del Parlamento”.

Diamo un solo dato: dall’inizio dell’anno, con l’escalation alla lotta alla pirateria Google nel Regno Unito riceve 100 milioni di richieste di rimozioni link. Significa un’enormità, impossibile da gestire.

Infine una nota polemica, a margine: la palla dovrebbe passare da AgCom al Parlamento, per motivi giuridici, in quanto “a giustificazione di tale regolamento, viene presa a supporto la direttiva europea sul commercio elettronico, che nulla ha a che vedere con il copyright“. L’auspicio è anche del presidente AgCom Angelo Cardani. Ma, secondo l’avvocato Guido Scorza, il presidente delle Authority è “un marziano delle istituzioni” e si augura l’intervento del Parlamento, più che altro per togliere “dalle mani dell’Authority, una patata straordinariamente bollente”.

Nell’era di Spotify e YouTube, si apre una nuova stagione anche per l’enforcement del copyright? Il dibattito è quanto mai aperto. Ora vedremo se entrerà nel vivo. La bozza è in consultazione fino al 25 settembre.

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Autore: ITespresso
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