La tutela del copyright nel mondo: i casi Usa, Francia, Uk e Italia

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Non ci sono solo la Delibera AgCom in Italia e la Legge Hadopi (la legge dei tre colpi) in Francia. Negli Stati uniti l’accordo fra Riaa, Mpaa e Internet service provider (Isp) rappresenta una svolta rispetto al Dmca (Digital Millennium Copyright act). E la Gran Bretagna ha introdotto il Digital Economy Act. Il giro di vite contro la pirateria digitale e l’enforcement delle norme a tutela del copyright sono globali. Ecco le regole nei principali mercati, Usa ed europei

La pirateria online e la contraffazione sono viste come “mostri da combattere”, mentre l’economia non vuole saperne di ripartire e le Borse traballano. Il giro di vite contro la pirateria digitale e l’enforcement delle norme a tutela del copyright sono infatti globali. Ogni paese fa da sé, e cerca la sua via della lotta al P2p (peer to peer), ma all’interno di una cornice e di un denominatore comune: rafforzare le legislazioni per la tutela del diritto d’autore, rendendo gli Isp cyber poliziotti della Rete. Vediamo come si presentano le normative di enforcement in Usa ed alcuni stati europei.

Sebbene approvato troppo in fretta, senza tenere conto dei diritti degli utenti online, vige il Digital Economy Act: in Gran Bretagna si disconnettono tutti coloro colti in flagranza di reato, nel file sharing. Viene redatta una lista nera per il blocco di tutti quei siti che abbiano commesso violazione del copyright. Solo due ISP britannici, British Telecom e TalkTalk, si erano opposti al Digital Economy Act (DEA), perché temevano che danneggiasse l’attività degli Isp. Il Digital economy Act, la dottrina Sarkozy rivista in salsa britannica, ha funzionato? Non troppo se solo l’1% degli utenti cesserebbe di scaricare contenuti dopo l’introduzione del Digital Economy Act; inoltre molti adotteranno reti VPN o server proxy.

In Francia, invece, c’è la Legge Hadopi, la legge “dei tre colpi”, che dopo il terzo avvertismento, “stacca la spina ai pirati”. Secondo il quotidiano locale La Tribune, un 53% degli intervistati avrebbe smesso la condivisione selvaggia di brani o film su Internet.

Negli Usa è stato invece siglato un accordo fra Recording Industry Association of America (RIAA), Motion Picture Association of America (MPAA) e ISP (Verizon, AT&T, Time Warner Cable e Comcast) che invieranno sei alert, soprattutto “a scopo educativo” agli abbonati dediti al peer to peer (P2P) illegale.Senza disconnetterli, ma arrivando a noiosi rallentamenti del servizio per chi ha ignorato 5 avvertimenti. Le associazioni per i diritti civili, come l’Electronic Frontier Foundation (EFF) e Public Knowledge, temono che l’accordo trasformi gli ISP in cyber vigili della Rete al servizio dei detentori del copyright. Senza decisioni dell’autorità giudiziaria, non dovrebbe esseci nessun intervento a carico degli utenti della Rete. Dopo le infinite discussioni su ACTA (accordo anti contraffazione) e sul Rapporto Gallo, a poche settimane dall’E-G8, il giro di vite e l’enforcement sulla tutela del copyright si stanno espandendo a macchia d’olio di qua e di là dell’Atlantico.

Il P2p è invincibile? Nonstante il boom della pirateria, il peer to peeer illegale non è invincibile. Quando si indovina il modello di business, vince la legalità. Negli Stati Uniti il traffico del servizio legale Netflix ha sorpassato quello di BitTorrent e del Peer to peer illegale. Netflix è una piattaforma legale di video on demand e streaming. Nelle ultime statistiche, registrate dal report Global Internet Phenomena, Netflix avrebbe generato quasi il 30% del traffico in download nelle ore di punta. Netflix ha registrato un incremento del 9% rispetto allo scorso anno, e conta 25 milioni di visitatori che guardano film e serie Tv. Netflix batte le altre applicazioni di 11 punti percentuali. Per traffico la piattaforma di video sharing YouTube è all’11% circa, seguita dai tracker BitTorrent al 10%. Questa è la classifica in download. Invece in download, Netflix è invece quarta al 4%, alle spalle di Skype al 3,8%, di HTTP all’8% e a BitTorrent che è al 50%. Il mercato dei video si sta spostando sempre in più in direzione del traffico in real time, e cioè verso il video on demand e lo streaming. Se Netflix è la regina del traffico nel mercato nord americano, Hollywood può cantare (una prima, parziale ma importante) vittoria: con video on demand e streaming, la strada per battere la pirateria è quella.

Anche nella musica digitale ormai i discografici “davano per persa” la battaglia degli album digitali. Invece la chiusura di LimeWire, ma soprattutto l’effetto “Lady Gaga”, hanno fatto il miracolo: l’album digitale è tornato a crescere nel primo semestre del 2011 (Fonte: Nielsen), interrompendo un declino che durava dal 2004. Quando si indovina il modello di business giusto (ora potrebbe essere la musica cloud), il mercato risponde meglio del previsto. E, senza troppi giri di vite, ma rispettando le libertà dei net citizen (gli utenti online), si preservano business e posti di lavoro. L'enforcement del copyright su scala globale

Autore: ITespresso
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