La UE chiede il rispetto della privacy a Apple e Sony

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L’Unione europea prende posizione a favore della privacy degli utenti. Sia Apple che Sony devono lavorare per rassicurare gli utenti sul fatto che i dati personali saranno al sicuro e protetti

In due casi diversi, ma non meno significativi, nel giro di pochi giorni, Apple e Sony hanno “minato” la fiducia sulla tutela della Privacy nell’Unione Europea. Come sappiamo, Apple sta affrontando la “falla privacy” (che è ben più di un bug) del tracciamento (con back up non cifrato) in iPhone e iPad. Sony è stata travolta dal black-out e dalla violazione di dati per 100 milioni di utenti (in due casi, la compromissione dei dati di 77 milioni di utenti nel PlayStation Network e Qriocity; a cui si è sommata la scoperta del vecchio caso di Sony Online Entertainment).

Dopo giorni di silenzio, scende in campo l’Unione europea che chiede a Apple e Sony il rispetto della privacy. Sia Apple che Sony devono lavorare per rassicurare gli utenti sul fatto che i dati personali saranno al sicuro da “occhi indiscreti”, eventuali casi di spionaggio o furto dei dati. Lo ha detto il commissario alla Giustizia della UE.

La perdita o fuga di dati personali, compromessi nel caso di Sony PlayStation Network, ma anche i report sulla collezione e archiviazione di dati di  geo-localizzazione da parte di Apple iPhone, hanno mostrato le lacune e le debolezze minando la fiducia degli utenti europei nella tecnologia. Sony si è scusata e ha promesso risarcimenti ma rischia class action imponenti (un miliardo è stata chiesta in una class action canadese). Apple ha negato il tracciamento, ma poi ha detto che “risolverà il bug”, anche se non si tratta di un banale bug. Viviane Reding, vice presidente della Commissione europea e a capo dell’Agenda Digitale UE, lo ha ribadito a Bruxelles ieri.

La fiducia dev’essere ristabilita ora” e “chi deve prendere le misure tecniche ed organizzative rilevanti per garantire la protezione contro la perdita o l’accesso ingiustificato dei dati“, deve riparare ai danni subito. Reding se la prende con Sony perché ha impiegato sei giorni per ammettere dell’attacco subito, mentre gli utenti rischiavano i furti d’identità o delle carte di credito: “Sette giorni sono troppi“.

Il Gruppo Privacy dei 27 della UE non esclude ulteriori azioni. Su Apple e sSony, la UE è determinata: anche se i server sono negli Usa, anche se i dati sono nel cloud, la regolamentazione ricade anche sotto giurisdizione europea.

Intanto Sony ha chiesto l’intervento del team dell’azienda Data Forte per risolvere il caso dei dati violati sui suoi network. Data Forte è guidata da un ex agente speciale del servizio statunitense Naval Criminal Investigative Service, e dovrà lavorare a fianco dell’FBI. Anche percé è stato choccante sapere che i datoi di 24.6 milioni di utenti su Sony Online Entertainment (dove si gioca ai popolari “EverQuest” e “Free Realms”) sono “allo sbaraglio” su un “sorpassato database” dal 2007.

Autore: ITespresso
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