Acta è online: Isp cyber-poliziotti, ma non doganieri anti P2p

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Acta vuole trasformare gli Isp in “vigili” della Rete, ma senza adottare la “dottrina dei tre colpi” e senza monitorare le frontiere con controlli coatti

Acta, il trattato più top secret, giunto all’ottavo giro di tavoli in Nuova Zelanda, dopo le rimostranze (anche dell’Europarlamento) sulla segretezza, ha visto finalmente la luce. Ancora non è dato conoscere i tempi della roadmap di Acta, ma finalmente si può leggere una stesura del trattatato contro la contraffazione: Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) in cui sono impegnati Usa e Unione europea.

In base al comunicato stampa, si capisce che Acta non obbligherà controlli coatti alle frontiere, non adotterà la “dottrina dei tre colpi” (anti Peer to peer, come in Francia); se renderà gli Isp cyber-poliziotti, farà forse a meno dei doganieri anti P2p ai confini (tramonta un po’ l’ipotesi degli iPod confiscati).

“Questo testo dimostra che l’obbiettivo complessivo dell’Acta è di prendere di mira violazioni su larga scala della proprietà intellettuale che possono avere un significativo impatto economico”, ha spiegato la Commissione europea: “Acta non porterà in alcun modo ad una limitazione delle libertà civili o ad una ‘persecuzione’ dei consumatori“.

Acta vuole difendere la proprietà intellettuale senza ledere i cyber-rights. La tutele dei diritti di proprietà intellettuale rappresenta il nocciolo del piano che vorrebbe mettere nero su bianco regole minime su come innovatori e creatori possano difendere i propri diritti nei tribunali nell’era digitale e del Web.

Autore: ITespresso
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