La Ue vuole più privacy su Facebook, MySpace e Twitter

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L’Unione europea, che finora si era affidata all’auto regolamentazione e ai suggerimenti, dettati dal buon senso, dei Garanti nazionali della Privacy, chiede adesso più tutele per i giovani sul Web 2.0

Se il matrimonio di Demi Moore con il giovane Ashton Kutcher viene seguito in diretta (quasi) su Twitter, e addirittura l’attrice americana ha salvato una ragazza sventandone il suicidio sul servizio di micro-blogging, la privacy sui social network proprio non va.

Ora il caso di Demi Moore, fotografata in mutande dal marito con diffusione immediata su Twitter, è forse un caso limite. Ma i ragazzi e adolescenti che raccontano troppo di sè su Internet, fanno paura anche all’Unione europea, che sulla bandiera della privacy ha costruito molta della sua credibilità.

L’Unione europea, che finora si era affidata all’auto regolamentazione e ai suggerimenti, dettati dal buon senso, dei Garanti nazionali della Privacy, chiede adesso più tutele per i giovani sul Web 2.0: “Le regole europee sulla privacy sono cristalline e le ribadito il CommissarioUe, Viviane Reding sul suo blog.

Ricordiamo che iil Garante della Privacy italiano da tempo si dice preoccupato per un’intera generazione che parla più su Facebook che faccia faccia con gli amici in Real Life: il rischio che che corre questa generazione 2.0, è di pentirsi in futuro per ciò che dice, scrive e uploda sul sito di social network: il Garante Francesco Pizzetti rinnova l’invito a non dare in pasto al Web informazioni private e sensibil i. Già ha rilasciato alcune importanti raccomandazioni per la Privacy , ora sottolinea perché è tanto preoccupato: la Rete ha memoria d’elefante (i motori di ricerca ricordano ancira di più), e non conosce l’oblio. “Siamo noi stessi a mettere in Rete continuamente fatti che ci riguardano; la Rete non è un giocattolo e, pur essendo una grande opportunità, dobbiamo essere sempre consapevoli ciò che mettiamo al suo interno vivrà di vita propria e fuggirà al nostro controllo” spiega Pizzetti, e conclude: “Rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato, poiché l’uso sempre più massiccio della Rete e dei social network rende i dati incancellabili“.

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Autore: ITespresso
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