La via dell’efficacia

Aziende

L’Osservatorio Pmi e Information technology dell’Asam, l’Associazione per gli studi aziendali emanageriali dell’Università Cattolica di Milano, intende fornire dati e informazioni sui processi decisionali che stabiliscono gli investimenti in Ict delle Pmi

Negli ultimi vent’anni le innovazioni tecnologiche hanno inciso come non mai sul modo di fare impresa e, in generale, su stili e abitudini di vita di clienti e aziende. Il ruolo dell’Information communication technology (Ict) in questo contesto di cambiamenti rapidi e discontinui ha contribuito a stravolgere il funzionamento e la struttura stessa di molti settori produttivi, trasformando le relazioni industriali. Ciò ha creato nuove posizioni di vantaggio competitivo e di concorrenza, sia per le strategie di contenimento dei costi, sia per la differenziazione delle produzioni e dei rapporti. Con le competenze tecnologiche acquisibili, le imprese più attive e attente hanno inventato nuovi modelli di business o reinterpretato quelli esistenti. Anche la media impresa, grazie a una maggiore consapevolezza dell’orizzonte competitivo, sta seguendo un suo percorso di crescita tecnologica, che ha trasformato il modo di fare di impresa. “La tendenza verso la globalizzazione dei processi di produzione renderà anche la Pmi italiana sempre meno fabbrica e sempre più cabina di regia di una complessa rete di relazioni internazionali”. La dichiarazione proviene dall’Osservatorio Pmi e Information technology dell’Asam, l’Associazione per gli studi aziendali e manageriali dell’Università Cattolica di Milano diretta da Claudio De Vecchi, che intende fornire dati e informazioni sui processi decisionali che dirigono gli investimenti in Ict delle Pmi.

L’Osservatorio, che opera in maniera indipendente da una specifica tecnologia, intende supportare la Pmi attraverso un monitoraggio dell’evoluzione dell’Ict in relazione alle reali esigenze informatiche delle imprese e allo sviluppo di strumenti per interpretarne i reali fabbisogni informatici. Il modello di analisi proposto fa riferimento all’acronimo Issc, che significa: Infrastruttura digitale, Servizi informatici, Soluzioni applicative e Consulenza. In pratica, le principali aree di spesa Ict. Ecco cosa si intende con queste quattro voci: l’infrastruttura digitale, l’insieme di tecnologie hardware e software di cui un’azienda dispone; i servizi tecnologici, l’attività finalizzata a progettare e implementare di soluzioni idonee per lo sviluppo del business dell’impresa; le soluzioni applicative, gli applicativi che concorrono alla crescita di quella che è “l’intelligenza dell’impresa”e la sua capacità di adattarsi alle condizioni di mercato; la consulenza, il supporto esterno all’impresa fornito per individuare opportunità di business e per ottenere miglioramenti nell’organizzazione esistente. La spesa è stata scomposta in due ambiti, quella per l’implementazione di progetti finalizzati a sviluppare nuove funzionalità e quella di gestione dell’esistente, ovvero l’assistenza e la manutenzione dei sistemi informatici. Attraverso questo modello d’analisi è possibile evidenziare la quota di spesa in nuovi progetti e in gestione dell’esistente. Il modello fornisce anche informazioni complessive sugli investimenti e un’analisi dettagliata dell’andamento per ogni settore (vedi riquadro). L’indagine si basa su un campione di circa 50 aziende del Centro Nord che operano in otto diversi settori. Imprese che impiegano da 51 a 250 addetti con un fatturato oscillante intorno ai 125 milioni di euro. Stando ai dati emersi, l’obiettivo più importante per il maggior numero di aziende è il miglioramento dei propri risultati. L’82% del campione ritiene che l’Ict possa offrire un valido supporto e circa l’86% ha riscontrato un effettivo miglioramento dei risultati aziendali. La riduzione dei costi segue a ruota con il 77% del campione, mentre il 67% ha riscontrato un’effettiva riduzione dei costi attraverso la tecnologia. Infine, solo il 23% delle aziende ritiene che l’Ict sia importante per valutare i collaboratori.

L’analisi, curata da Andrea Ciuffi e Stella Gabelli, ha confermato una tendenza già riscontrata con la precedente indagine (2002), che pone una crescente enfasi verso l’efficacia (migliorare i risultati, soddisfare i clienti, decidere meglio e prima …), e non solo verso l’efficienza (ridurre i costi, migliorare la qualità e la produttività …), parametro quest’ultimo da sempre indicatore essenziale nella vita delle Pmi. Una conferma di come l’Ict nella media impresa stia assumendo il ruolo di leva strategica, in grado di trasformare la fabbrica chiusa, rivolta solo al proprio interno, in entità diffusa con un ruolo significativo in un sistema di relazioni sempre più complesso e di tipo internazionale. Il livello totale di spesa nel 2003 ha visto in primo piano le soluzioni applicative, con circa un 42% degli investimenti, seguono le infrastrutture (31%), la consulenza (18%) e infine i servizi tecnologici (9%). Per il 2004 le prime stime fanno supporre un aumento della spesa complessiva in Ict intorno al 5%, con crescite nell’ambito dei servizi tecnologici (+9%), dell’infrastruttura (+7,5%) e delle soluzioni applicative (+5%),mentre declina l’apporto della consulenza (-3%). Anche se è attesa una crescita della propensione all’innovazione rispetto al 2003, la spesa per la gestione dell’esistente continuerà ad essere più elevata rispetto a quella destinata ai nuovi progetti. Un fatto significativo dimostrato anche dall’alto livello di soddisfazione delle aziende del campione, che nel 94% dei casi si dichiara soddisfatto della dotazione Ict presente in azienda. Questa tendenza conservativa viene attenuata dal fatto che il 74,36% delle aziende intervistate dichiara di voler investire in formazione tecnologica relativa alla utilizzazione delle tecnologie informatiche, e che il 61,54% abbia intenzione di investire in formazione manageriale per migliorare la comprensione delle molteplici possibilità di utilizzare l’Ict a supporto del business.

Che i tempi stiano cambiando si capisce anche dalla maggior disponibilità verso le partnership innovative con i fornitori. Quasi il 49% del campione ha dichiarato di voler realizzare nuove forme di collaborazione con i vendor, ma solo il 25% conta di rivolgersi a nuovi fornitori per aumentare la propria soddisfazione. Resistenze evidenti si incontrano anche nel campo dell’outsourcing, l’idea di esternalizzare l’Ict è considerata solo dal 20% delle imprese intervistate. Altro punto critico quello dell’aumento della spesa, preventivato da poco meno del 13% delle imprese, un valore in netto calo se confrontato con il 36% dichiarato nel 2002. La ricerca ha chiarito che le decisioni relative agli investimenti in componenti Ict, e a quanto spendere, è di tipo collegiale, ma rimane fondamentale sia il contributo del responsabile dei sistemi informativi (per indirizzare la spesa), sia dell’imprenditore (direzione) per definirne l’entità.Tra le soluzioni applicative, quelle gestionali catalizzano gli investimenti sia per quanto concerne i nuovi progetti, sia per ottimizzare quanto già realizzato. Nel corso del 2003 l’80% delle risorse investite in soluzioni applicative sono state destinate a soluzioni gestionali e, in particolare, il 70% per soluzioni gestionali di tipo integrato (Enterprise resource planning, Erp),mentre il 30% per quelle non integrate. Il 55% degli investimenti effettuati in questo campo riguardano nuovi progetti. L’architettura del sistema informativo aziendale più diffusa è di tipo Client/Server (53%). Per contro, l’architettura basata su tecnologie Web risulta ancora scarsamente diffusa presso la Pmi italiana, con un esiguo 2% di imprese che adottano questo modello. La restante parte del campione dichiara di avere un modello di rete misto. Un elemento interessante è la presenza di una Intranet, che riguarda il 66% delle imprese,mentre il 41% dichiara di avere investito nella realizzazione di una Extranet. I dati, anche altri che per motivi di spazio non possiamo citare in questo contesto, confermano la direzione del cambiamento della Pmi italiana verso una maggior apertura all’esterno e in direzione del complesso sistema di relazioni intersettoriali e internazionali che l’Ict permette di migliorare.

Autore: ITespresso
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