La virtualizzazione oltre il consolidamento dei data center

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Il passaggio da infrastrutture IT fisiche a soluzioni logiche non riguarda solo i data center delle grandi aziende, ma anche la media impresa. Aldo Rimondo (Citrix) e Matteo Mille (Microsoft) svelano la strategia per la virtualizzazione di desktop e applicazioni

I professionisti IT e i CIO nelle aziende si confrontano da tempo con le problematiche legate alla virtualizzazione e al consolidamento dei data center. Ma virtualizzare non vuol dire semplicemente ridurre le unità server fisiche, a vantaggio di quelle logiche.

IDC per il 2008 registra la decrescita del 5% di unità server immesse sul mercato (solo nel nostro Paese) mentre nel 2007 si cresceva del 14%. Questo dato, che di per sè potrebbe sembrare allarmante, e fa pensare a una contrazione degli investimenti, acquista il suo vero significato se si considera che, nel 2011, l’85% dei ‘server venduti’ saranno server logici. Il consolidamento dei data center, cui ora sono interessate anche le medie imprese, in realtà, è solo il primo livello di un processo che prevede non poche possibilità di implementazione, a seconda della struttura aziendale, e cresce a doppia cifra negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Italia.

Ne parliamo con Aldo Rimondo, country manager di Citrix Italia e Matteo Mille, Direttore Server&Tools Business Group Microsoft Italia.

“Innanzitutto – esordisce Rimondola virtualizzazione è un’esigenza partita proprio dalle aziende. Nasce dal mercato, dagli utenti e in realtà la trasposizione di risorse fisiche in risorse logiche riguarderà tutte le componenti dell’infrastruttura del mondo IT estendendosi sia alla parte applicativa, sia alla parte di virtualizzazione del desktop. E’ uno scenario delineato gioco forza dalla riduzione dei budget e dall’aumento dei costi di gestione dello spazio fisico. La virtualizzazione inoltre offre grandi possibilità proprio per la flessibilità delle soluzioni disponibili”.

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Aldo Rimondo, country manager di Citrix Italia

E Matteo Mille entra nello specifico del tema: ‘”E’ un passaggio quasi obbligato e funziona. Microsoft con Citrix offre un approccio complementare, non solo opera con soluzioni per il consolidamento di server fisici, ma offre anche soluzioni di Application Virtualization e di Desktop Virtualization e soprattutto non manca di strumenti di gestione di questi ambienti, un ‘collante’ (Hyper-V) indispensabile per arrivare a un ROI positivo”.

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Matteo Mille, Direttore Server&Tools Business Group Microsoft Italia

Nel medio periodo – prosegue Milleci orienteremo sempre di più verso una logica di ‘ Software Plus Services ‘, e differenti modalità di erogazione del software: certamente la vendita licenziata, ma anche il Web 2.0, e un’architettura di distribuzione Service Oriented (servizi, anche via cloud). Tra i tasselli fondamentali certamente data center consolidati, ma anche la semplificazione di gestione e un indirizzamento dello logiche spinte di virtualizzazione. Strategia decisamente coerente con quella di Citrix”.

Prosegue su queste tematiche Aldo Rimondo: “Particolarmente importante è proprio il tema della gestione della virtualizzazione. Risorse logiche che proliferano richiedono una governance attenta, per non trovarsi ad aver risparmiato in risorse fisiche con un aumento sensibile delle spese di controllo. Con Hyper-V e XenServer (la soluzione Citrix di classe enterprise per la virtualizzazione del carico di lavoro delle applicazioni con qualsiasi numero di server sia fisici che logici) il vantaggio di interoperabilità è rilevante proprio per la possibilità di gestire il medesimo formato file e quindi di spostare macchine virtuali con la massima semplicità(la compatibilità con Hyper-V è infatti completa). L’altro aspetto importante è quello dell’assistenza. I processi di virtualizzazione richiedono una certa attenzione agli schemi di supporto al cliente che non possono essere gli stessi applicati per le unità fisiche”.

Quando si parla di virtualizzazione riferendosi all’accesso applicativo e alla desktop virtualization entra ancora in gioco il tema del GreenIT. L’idea di avere invece che dei PC fisici, dei thin client è chiaro che implichi risparmi non indifferenti. Terminal Services è alla base di questa tecnologia.

Secondo Mille poi la virtualizzazione non è un approccio richiesto solo a livello enterprise, perché anche tante aziende medie di manufacturing guardano con attenzione al consolidamento dei server e al concetto di Application consolidation: “Si virtualizza il server fisico e si disaccoppia la macchina fisica dal sistema operativo. Il passaggio successivo davvero abilitante è riuscire a disaccoppiare l’applicativo (Sap, Oracle…) dal sistema operativo (Application Virtualization) e quello ancora successivo, per abilitare l’erogazione di servizi ‘on the fly’, è disaccoppiare la funzione applicativa, all’interno dell’applicazione, dall’applicazione stessa“.

Il modello è quello del silos applicato, nella fattispecie, al ciclo passivo di un’azienda. Questa è la metafora usata da Matteo Mille: “Si riuscirà a erogare un servizio che permetterà alla media impresa, nei prossimi anni, di gestire il ciclo passivo dei fornitori. E’ il punto di d’arrivo del concetto di ‘software plus services’, ma è anche una richiesta che viene proprio dal mercato. Cercando di modellizzare i diversi passaggi, in pratica, l’azienda non sarà vincolata all’acquisto del “silos” informatico. Per gestire il ciclo passivo, potrà invece accedere attraverso i Terminal Services (Citrix), o da un desktop sfruttando Citrix XenDesktop, a un datacenter ospitato da Microsoft per acquisire dati di gestione dei fornitori”.

Certo è un progetto a medio/termine. I tempi ? Al momento c’è un’offerta live consumer già consolidata su alcuni ambienti: posta (su base Exchange) e sicurezza (OneCare). Per il prossimo anno è già schedulata un’offerta per l’impresa (Online Business Services), derivata da quelle che sono le richieste consumer, ma dedicata all’azienda che può decidere quali parti tenere in locale e quali mettere “on the cloud”. Resta come parola chiave l’interoperabilità con i principali attori del mercato.

Le grandi imprese approcciano il mondo dell’Application virtualization con convinzione, sono aziende con fatturati superiori alle centinaia di milioni di euro; per quanto riguarda la PMI i tempi sono più lunghi, ma le dinamiche di studio dei costi sono in sostanza equivalenti. Rispetto alle realtà aziendali eterogenee invece sono importanti alcune considerazioni.

Spiega Rimondo: “Certo se le applicazioni da far girare sono poche è chiaro che il vantaggio dei think client e di Application Virtualization viene percepito più facilmente dall’azienda (siamo in ambienti applicativi chiusi, tipici dei call center). Quello che accade ora è che le aziende che hanno conosciuto la virtualizzazione dei server sono interessate all’approccio più esteso. E rilevano anche il vantaggio di virtualizzare il punto di accesso ale informazioni: si può in questo caso o virtualizzare l’applicazione – e quindi offrire un accesso ad alcuni ambiti applicativi – oppure virtualizzare l’intero desktop. Certo l’approccio esteso può essere più efficace”.

La domanda che spesso viene posta è se sia meglio virtualizzare tutto a livello applicativo o a livello desktop. Questo dipende strettamente dalle dinamiche dell’azienda stessa. Non è una scelta per dogmi tecnologici, ma proprio basata sul profilo dell’utente. Le diverse possibilità non dipendono oramai più da limiti di banda. Interviene Matteo Mille: “Facciamo l’esempio del mondo bancario: a seconda di quelle che sono le dimensioni della filiale, i CIO seguono approcci differenti. Il primo prevede una logica di Terminal Services (Presentation Virtualization), il secondo una logica di Application Virtualization, che è più frequente nelle filiali centrali”.

Riscontri statistici di IDC sulla soddisfazione dei clienti documentano che “virtuale funziona”: il tasso di crescita è ad altissimi livelli anche del 60%. E dopo un anno di analisi sugli end user il livello di soddisfazione è superiore al 90% con un aumento della percezione di sicurezza nei sistemi IT come uno dei principali driver. Resta che se il 60% delle risorse software per il processo di virtualizzazione è già pronto, il rimanente 40% arriverà nei prossimi 12 mesi quando il confronto con i competitor, su tutti VMware, entrerà nel vivo.

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