La virtualizzazione secondo Red Hat dopo l’acquisizione di Qumranet

CloudServer

Moshe Bar (Red Hat): la virtualizzazione di terza generazione sarà vinta dai sistemi operativi con un nucleo interno di virtualizzazione

Veterano del software open source , già fondatore e Cto di Xensource ,Moshe Bar è attualmente vice president Virtualization Technologies di Red Hat e cofondatore di Qumranet. Lo scorso settembre, dopo approcci a livello di collaborazione sui prodotti, Red Hat ha acquisito questa società e l’intero team versando 107 milioni di dollari e si è aggiudicata“ l’ultimo hypervisor open del mercato”.

Moshe Bar, di passaggio a Milano, ha voluto spiegare nei dettagli il significato tecnologico dell’acquisizione , aprendo la conversazione anche ai temi generali delle tecnologie di virtualizzazione di server e desktop. Per Red Hat il senso dell’acquisizione è chiaro. Le soluzioni di virtualizzazione su cui Red Hat ha messo le mani riguardano la piattaforma Kvm ( Kernel Virtual Machine) e l’offerta SolidIce per le infrastrutture di virtualizzazione del desktop, Esse vanno nel senso di arricchire l’offerta di Red Hat nella capacità di gestione di hardware in architettura x86 e di desktop, fino ai thin client, in ambiente Windows. In particolare SolidIce consente a un client basato su Windows o Linux di operare in una macchina virtuale ospitata su un server centrale.

L’esperto di Red Hat , che ha contribuito a stendere il protocollo Spice ( Simple Protocol for Indipendent Computing Environments) su cui si basa la virtualizzazione del desktop e conosce bene le soluzioni concorrenti di Citrix e di Microsoft, spiega che Spice è un protocollo di visualizzazione remota del desktop in grado di migliorare in modo significativo la riproduzione di suoni , video e colori e la gestione delle periferiche Usb sul client ( thin client o personal computer) arrivando fino a consentire la riproduzione di un video Hd full screen su 30 pollici a 36 frame al secondo.

La virtualizzazione riguarda tutti gli ambienti Windows a partire dalla versione 2000 fino a Vista a 64 bit. Ma se“ il 2% della virtualizzazione è open source e il resto è Vmware” il tema dell’incontro passa a quello della virtualizzazione dei server e degli sviluppi futuri di questa tecnologia.

A livello di prodotto la versione 5 di Red Hat Enterprise Linux anche nei prossimi aggiornamenti continuerà a disporre del virtualizzatore Xen, con libertà per le utenze di accedere anche a Kvm, mentre solo nella versione 6 , prevista a più di sei mesi da oggi, questa distribuzione di Linux disporrà unicamente di Kvm. Mentre , nel giudizio di Bar, le operazioni di virtualizzazione dei server, nel mondo e non solo in Italia, hanno stabilito una loro ( bassa) penetrazione solo presso le banche, le istituzioni finanziarie , la pubblica amministrazione e le Telco, si prefigura un futuro in cui la virtualizzazione di terza generazione vedrà due sistemi operativi (Red Hat e Windows) con un loro nucleo interno di virtualizzazione ( Kvm e Hyper-V) andare alla conquista della monopolistica quota di mercato di Vmware sulle macchine in architettura X86.

Ma se “la vera battaglia è sulle macchine server con virtualizzatore preinstallato”dai fornitori di hardware, la vera strategia di introduzione sul mercato delle tecnologie di virtualizzazione passa allora a Intel e Amd. Secondo Bar siamo nel corso di un processo lungo il quale “ ogni minima funzionalità delle macchine sarà nel tempo virtualizzata all’interno dell’architettura X86 con VT-X ( Intel ) o Amd- V ( Amd). Qumranet ha scritto fin da subito il suo virtualizzatore per architetture VT- X o Amd-V. Questo è Kvm”. La sua integrazione con il Linux di Red Hat permetterà agli sviluppatori di “scrivere per Linux senza badare alle procedure di virtualizzazione. Ad esempio le funzionalità di power management per i data center sono già in Linux e saranno utilizzate da Kvm”.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore