L’abbuffata tecnologica delle telecomunicazioni

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È in arrivo un’ondata di innovazioni tecnologiche che potrebbe trasformare in pochi anni le case, le cittàe in definitiva la vita quotidiana.

Network News Italia: A che punto è lo stato di ubiquità della formula “anywhere, any time, from any device”? In questo contesto quali saranno i possibili sviluppi delle wireless home network? Maurizio Decina: “Dalle tecnologie wireless per le reti locali e geografiche a quelle da indossare. Ricordiamoci che siamo in un mondo in cui i computer diventano sempre più potenti, sempre più piccoli e sempre meno costosi, e dove si cominciano a vedere sul mercato i primi oggetti intelligenti (smart objects). Secondo il nuovo paradigma, tra pochi anni – 5-10 anni -, ciascuno di noi, non avrà un solo computer personale ne avrà molti. Gli oggetti personali vanno dal portafogli al telefonino, dal navigatore dell’auto all’antifurto di casa, dal forno elettrico al Dvd player. E gli oggetti intelligenti cosa sono? Sono oggetti che hanno alcune caratteristiche peculiari: sono elementi di calcolo che hanno memoria, sono inoltre dotati di sensori – quindi sono sensitivi al contesto, reagiscono cioè a stimoli ambientali – e infine comunicano con altri oggetti o con centri di servizio raggiungibili tramite Internet”. NNI: Che ruolo avranno i local telco in Italia e come dovranno differenziarsi rispetto ai grandi operatori nazionali? Quale sarà il ruolo delle tecnologie VoIP? M.D.: “Sarà centrale lo sviluppo di servizi triple-play cioè la convergenza dell’offerta di servizi di telecomunicazioni per i tre media (voce, dati e video), utilizzando le tecnologie di Internet a velocità di accesso molto elevate. La rete basata in modo nativo sul protocollo Ip consente significativi risparmi sugli investimenti e sulla gestione operativa (capex e opex), in particolare quando si tratta di offrire appunto un triple-play, e cioè, simultaneamente: i servizi telefonici (voce su Ip VoIP), l’accesso a Internet, i servizi di videocomunicazione e i servizi televisivi in broadcasting o in video on demand. La ragione del successo sta nella semplificazione e nella rapidità della messa in servizio del vasto portafoglio di applicazioni consentite dalla tecnologia Ip: offerta che può essere flessibilmente allocata, sia in fasi temporali, sia nelle varie aree geografiche servite. In America e in Europa, gli operatori alternativi locali sono impegnati in piani di sviluppo di servizi a larga banda triple-play, mentre gli operatori dominanti delle telecomunicazioni per reti fisse sono impegnati a valutare con interesse e prudenza la strategia triple-play da adottare nel tempo, vista l’importanza economica dei servizi da integrare: la telefonia e la televisione. In Italia, i servizi triple-play over Ip vengono commercializzati da FastWeb, che è stato uno dei primi operatori al mondo ad adottare la strategia di sviluppo basata su reti metropolitane e accessi tramite fibra ottica a 10 Mbit/s e tramite Dsl a larga banda (oggi fino a 4 Mbit/s) sui doppini di Telecom Italia. In Giappone l’operatore Yahoo! BB offre servizi triple-play over IP, dal 2003 impiega DSL a 12 Mbit/s e commercializza la televisione diffusiva a pagamento e su domanda. Yahoo! BB ha oltre tre milioni di abbonati, mentre FastWeb supera il mezzo milione di clienti”. NNI: La televisione resta comunque un media importante per una strategia di offerta innovativa, ma quali saranno le implicazioni del digitale terrestre? M.D.: “Non c’è alcun dubbio che la diffusione radio terrestre dei segnali televisivi evolverà da analogica a digitale. Il punto non è certamente questo, ma il tempo che occorrerà per questa transizione si misura in molti anni da oggi, 2004, anno zero del lancio di questa tecnologia in Italia. Voglio soffermarmi su un breve confronto tra le comunicazioni a larga banda diffusive (broadcasting) e quelle interattive (telefonia, videotelefonia, trasmissione dati e Internet). Le capacità offerte dal Dvb (Digital Video Broadcasting – via satellite, cavo e radio terrestre) e dal Dva (Digital Audio Broadcasting), sono rispettivamente di circa 30 e 2 Mbit/s, nel contesto della mobilità nomadica e a piena velocità. Il contesto Dvb è integrato (via satellite, via cavo, via terrestre) e si basa sullo standard Mpeg e sullo schema detto Mhp (Multimedia Home Platform), che consente di fornire interattività ai segnali diffusivi tramite impiego di rete ‘ibrida’, tipicamente telefonica fissa o mobile, ma anche di accesso a Internet. Nonostante la significativa penetrazione di abitazioni fornite di servizi Dvb via satellite e via cavo (circa 90 milioni di accessi nel mondo) i servizi interattivi Mhp sono finora stati promossi in varie sperimentazioni negli Stati Uniti (Orlando) e in Inghilterra (iDTV) con scarso successo commerciale. Nella seconda metà del 2003 ai 2,14 milioni di accessi, registrati dall’European Broadcasting Union a luglio 2003, vanno certamente aggiunti il milione di accessi in più in Inghilterra (conquistati dalla società Freeview, nata dalle ceneri della iDTV, con il modello di business delle televisioni generaliste) e un modesto incremento negli altri paesi, per un totale di circa 3,5 milioni di abitazioni in Europa (su un totale di circa 155 milioni di abitazioni) a fine 2003. Venendo poi alla situazione italiana, il lancio del servizio sta avvenendo ora, stimolato dall’incentivazione per l’acquisto dei decoder. Nell’ipotesi di un sussidio di 150 euro a decoder per circa 1,6 milioni di unità nel periodo 2004-2005, a fine 2006 si possono ipotizzare fino a 2,8 milioni di abitazioni equipaggiate con decoder attivi (‘penetrazione’ e non ‘copertura’), pari a circa il 13% dei nuclei familiari italiani”. NNI: L’Umts sarà una tecnologia di successo o i concorrenti, come il Wi-Max e gli hot spot Wi-Fi riusciranno a soppiantarla? M.D.:”I colossi statunitensi che producono hardware, software e microchip, che con le evoluzioni del Wi-Fi cercano di scavalcare la telefonia mobile cellulare diffondendo nuove tecnologie, potrebbero danneggiare lo sviluppo dell’Umts. In realtà, l’Umts sta ancora scontando l’handicap che ha segnato la sua nascita in Europa. Mi riferisco anzitutto al prezzo esorbitante a cui sono state assegnate le licenze nella gran parte dei paesi. L’Umts è l’evoluzione naturale del Gsm. E se noi vogliamo conservare la leadership che abbiamo nel Gsm dovremmo fare tutto tranne che rendere più complicato il lancio dell’Umts. Ma è esattamente così che ci siamo comportati. Il prezzo delle licenze è stato troppo elevato, ha scontato il clima di euforia che si respirava in quel periodo verso tutto il settore delle telecomunicazioni e delle nuove tecnologie. Ma poi le conseguenze le hanno pagate i gestori, a cui la realizzazione della rete ha richiesto altri investimenti colossali. Ipse ha in pratica rinunciato alla corsa, e alcuni sono indietro rispetto ai tempi previsti. Difficilmente rispetteranno gli impegni presi nel 2000, almeno alcuni di loro. Quel che bisogna mettersi in testa è che l’Umts è una filiera molto ricca, piena di opportunità di sviluppo in settori diversi. Dietro la terza generazione di telefonia mobile ci sono i produttori delle reti e delle antenne, quelli dei nuovi terminali, degli accessori, del software e di tutti i servizi a valore aggiunto che l’Umts rende possibili. È questa la posta in palio, ed è per questo che la sfida che viene dagli Usa è preoccupante. Le tecnologie che vanno sotto il nome di Wi-Fi, WiMAX, Wi-Media e MobileFi, sono un chiaro esempio di come gli americani intendono interpretare la leadership mondiale in questo contesto, e sfidare, tra l’altro, le posizioni di preminenza che europei e asiatici hanno oggi nel cruciale settore della telefonia mobile cellulare”. NNI: Quali potrebbero essere le azioni da intraprendere per consentire la diffusione capillare della terza generazione di telefonini? M.D.: “Anzitutto la cosa più semplice e diretta: si possono dare incentivi all’acquisto e all’uso di terminali Umts. È stato fatto sia l’anno scorso che quest’anno per la banda larga su doppino telefonico, e quest’anno soprattutto per i set-top box della televisione digitale. Non si capisce perché non si possa fare per la banda larga su reti mobili. Anzi, per quanto ne so una misura del genere era stata prevista in Finanziaria e poi è stata esclusa all’ultimo momento. È un errore, un’incomprensione di quanto questo settore sia strategico per la nostra economia e per lo sviluppo delle nostre telecomunicazioni. Ed è anche un messaggio sbagliato nei confronti dell’opinione pubblica: significa dire che la banda larga fissa e via televisione è più importante dell’Umts”. NNI: Quali saranno le applicazioni Tlc su banda larga che le aziende sfrutteranno maggiormente nel prossimo futuro? M.D.: “La rivoluzione del wireless continua inesorabilmente e prepara il possibile lancio della prossima generazione di WMan, secondo lo standard IEEE 802.20, detto MobileFi (Mobile Fidelity). È un sistema radiomobile basato interamente su protocollo Ip, utilizza lo spettro sotto i 3,5 GHz e bande su licenza, e offre almeno 1 Mbit/s per utente a piena mobilità (fino a 250 km/h). MobileFi si espande verso le Wan (Wide Area Networks), è proposto per soddisfare i bisogni del mercato automotive (rete tra i navigatori delle automobili per il controllo del traffico) in concorrenza con i sistemi cellulari a larga banda, Umts e loro estensioni, per aumentarne la capacità (il sistema Hsdpa – High Speed Downlink Packet Access – incrementa la capacità del canale downlink Umts da 2 a 10 Mbit/s e oltre, fino a 30 Mbit/s). MobileFi completa verso l’alta mobilità e le lunghe distanze (centinaia di km) la famiglia innovativa di tecnologie secondo lo standard IEEE 802, che comprende anche le Pan (Personal Area Networks), e cioè le reti a breve distanza (qualche metro) che consentono l’interazione tra gli oggetti intelligenti che circondano le persone. Gli standard delle Pan si chiamano WiMedia, e sono tre: il noto BlueTooth, oggi diffuso tra i telefonini e i laptop, e i suoi sfidanti americani: il rivoluzionario UltraWideBand (Uwb), e l’innovativo ZigBee”. NNI: Infatti, dopo Wi-Fi e BlueTooth, si parla con insistenza del nuovo standard Uwb per reti locali wireless e di ZigBee: di cosa si tratta? M.D.: “Uwb è una tecnologia che prevede la trasmissione a larghissimo spettro con una bassissima potenza dei segnali al fine di consentire la perfetta compatibilità con tutte le comunicazioni pre-esistenti nello stesso spettro (Gsm, Umts, satelliti, Gps, applicazioni militari, ecc.). È il cavallo di battaglia della rivoluzione dell'”open spectrum”, e cioè niente più licenze, né autorizzazioni alla condivisione per l’uso dello spettro radio. La Fcc (Federal Communication Commission) americana ha dato le specifiche e il permesso alla sperimentazione indoor e outdoor di questa tecnologia per tutto il 2003 soltanto ad agenzie governative, ma il lancio sul mercato atteso quest’anno. I dispositivi integrati tranceiver sono sviluppati da numerose aziende statunitensi e oggi offrono capacità trasmissive di centinaia di Mbit/s (fino a 200) su distanze molto piccole fino a una diecina di metri. Gli esperti prevedono che Uwb possa evolvere fino a offrire un Gbit/s su distanze fino a cento metri. A differenza di ZigBee, Bluetooth costa invece sensibilmente di più (un po’ meno di 10 dollari Usa per tranceiver) e gestisce pochi nodi (5-10 nodi), ma offre qualità di servizio per trasferire le conversazioni telefoniche in tempo reale. ZigBee trasporta invece piccole capacità (fino a 250 kbit/s) fino a 70 metri nelle bande Ism e realizza le cosiddette reti peer-to-peer tra oggetti mobili dotati di sensori. Rispetto a BlueTooth consente di interconnettere alcune centinaia di nodi (255) ed è caratterizzato da bassa potenza e basso costo per poter essere incorporato anche in oggetti di basso costo. ZigBee è la tecnologia che si diffonderà su tutti gli oggetti ‘personali’, quelli che portiamo indosso e quelli che ci circondano nella casa, nell’ufficio e nell’automobile”. NNI: Cosa sono le tecnologie Rfid e quale sarà il loro ruolo in futuro? M.D.: “Le cosiddette etichette intelligenti – smart tag – o Rfid, Radio Frequency Identification, sono dei tag flessibili che sostituiscono i codici a barre con cui si classificano e si movimentano tutti i prodotti industriali. Gli Rfid vengono alimentati direttamente dalla radiazione elettromagnetica del fascio di lettura in radio frequenza (oggi in bande ISM a 13,6 MHz). Si genera tensione elettrica e quindi si può leggere o scrivere una memoria e si possono eseguire dei task con una logica di calcolo. Il costo di un Rfid è oggi dell’ordine di 5/10 centesimi di dollaro Usa per grandi quantità. La distanza con cui possono essere letti o scritti questi flexible tag può arrivare, in determinate applicazioni Ism, anche a alcune decine di metri. Il mondo della logistica e della grande distribuzione sarà molto presto invaso da applicazioni basate sugli Rfid. Maurizio Dècina è professore di Reti per telecomunicazioni al Politecnico di Milano. E’ direttore scientifico del Cefriel, un centro di ricerca e formazione per laureati in tecnologia dell’informazione. Da molti anni collabora con l’Itu di Ginevra nel settore degli standard e come con-sulente esperto in varie missioni di cooperazione internazionale.

Autore: ITespresso
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