L’accessibilità assedia anche i siti Web privati

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Da un convegno toscano intitolato "L’informazione è di tutti!" arriva un
annuncio choc dall’Associazione Vita Indipendente: una legge del marzo 2006
potrebbe costringere qualsiasi sito Web, non solo pubblico ma anche privato, a
diventare accessibile

Un convegno sull’accessibilità Web si è svolto a Fucecchio l’8 giugno, in una giornata di studi evento della Rete Telematica Regionale Toscana . Il convegno, intitolato “L’informazione è di tutti!”, è stata l’occasione per fare il punto sull’applicazione della Legge Stanca, la normativa che avrebbe dovuto garantire l’accesso al Web pubblico da parte delle persone diversamente abili. Ma fin dall’apertura del convegno il primo intervento svolto a cura del Presidente dell’Associazione Vita Indipendente è andato ben oltre la Legge Stanca, aprendo nuovi scenari in materia. È sotto gli occhi di tutti che l ‘applicazione dei requisiti tecnici della legge Stanca (eccessivi e troppo costosi da applicare) è venuta meno da parte della quasi totalità dei siti Web della Pubblica Amministrazione e di pubblica utilità, ma l’intervento di Raffaello Belli (disabile motorio, lavoratore in prestito al Cnr dalla Provincia di Firenze e curatore di uno dei primi database in Rete sulla materia) addirittura rilancia le opportunità di rendere accessibile il Web e non solo quello cosiddetto pubblico. La Legge n. 67 del marzo 2006, secondo l’interpretazione di Vita Indipendente, offre già oggi la possibilità a un utente disabile che non sia in grado di accedere ad un sito Internet di proprio interesse, di chiedere a un Giudice di costringere il sito Web stesso a rendersi accessibile o, in alternativa, a pagare un risarcimento per danni (patrimoniali e non). Questa interpretazione rappresenta un netto superamento della legge Stanca non solo perché la stessa riguardava solo il dominio del pubblico, ma perchéla legge 67 può addirittura chiedere la disapplicazione dei requisiti tecnici qualora non siano risultati sufficienti o paradossalmente di intralcio alle possibilità di accesso dell’utente disabile al sito Web. In poche parole, è la vittoria delle esigenze dell’utenza finale sulle pretese degli standard tecnici, sempre meno digeriti da Webmaster che si affannano nel vano sforzo di soddisfarli, senza conoscerne le ricadute. Al contrario l’arma giudiziaria e economica (con richiesta di risarcimento per danni in caso di inaccessibilità Web), consegnata in mano all’utenza finale, non farà dormire sonni tranquilli a molti siti Internet pubblici e aziendali. A turbare le coscienze dei Webmaster del Web privato ci sta provando anche una coppia di parlamentari che si è già resa protagonista delle novità giuridiche italiane in materia (Campa-Palmieri), che ? come annunciato al convegno da Roberto Scano in collegamento Skype VoIp ? proprio in questi giorni sta depositando una proposta di legge che estenderebbe gli obblighi di legge Accessibile dei siti Web di dominio pubblico anche all’ambito privato. Così, mentre la maggior parte dei siti Web non si preoccupa affatto della problematica Accessibilità Web, a dispetto di altri che hanno progetti o realizzazioni avanzate (sono per esempio stati illustrati casi di eccellenza come quelli del Comune di Siena, di Pisa o della Provincia di Firenze), si apre un nuovo scenario di attenzione verso l’utenza finale, ora in grado di ricorrere alla giustizia ordinaria contro titolari di siti Web troppo distratti in materia. A ricordarci l’impossibilità di trovare standard che accontentino le diverse soggettive disabilità, al convegno di Fucecchio è stato un altro disabile (non vedente), Cervellin di Confindustria che ha invitato ad abbandonare atteggiamenti iprocriti e vacui: ?Chiamateci sordi e ciechi e non diversamente abili, ma non prendeteci in giro sulle cose serie?, per superare obsolete politiche di separazione sociale e oggi digital i. Superare il Digital divide sul Web vuol dire cenare al buio serviti da camerieri non vedenti, come avvenuto la sera precedente al Convegno, oppure vedere all’opera una traduttrice del linguaggio dei segni: superare il Digital divide, e rendere il Web universalmente accessibile, significa dunque non limitarsi ad applicare i requisiti di una Legge o limitarli all’ambito del Pubblico, bensì vuol dire offrire reali strumenti in mano ai disabili per ottenere reale accesso alle risorse Internet, siano esse del circuito della Pubblica Amministrazione o di ambito Privato, affinché il Web sia accessibile proprio a tutti.

Autore: ITespresso
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