L’addio di Yahoo! ad Altavista, e di Google a Reader

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Yahoo! chiude Altavista

I Big IT tagliano i rami secchi. Yahoo! chiude Altavista, Google manda in pensione il suo Reader

Tagliare ciò che non è produttivo o costa troppo. Mentre Google manda in pensione il suo Reader (ma per fortuna non mancano le alternative RSS), Yahoo! chiude Altavista, pioniere dei motori di ricerca nell’era pre-Google. I Big IT tagliano i rami secchi.

Yahoo! aveva comprato l’indice e il nome AltaVista quando aveva acquisito Overture nel 2003. Dopo la chiusura, annunciata in un post del blog, chi cercherà AltaVista verrà rediretto sull’homepage di Yahoo!. Altavista debuttava nel 1995, all’alba del Web, quando i search engine si limitavano ad essere poco più dei bookmark, mentre il Web si animava di siti, sempre in crescita. Altavista conquistò la notorietà perché indicizzava 20 milioni di pagine web, ed aveva sviluppato la sua tecnologia “crawler”  per scandagliare il Web e trovare nuove webpages, ed usava computer veloci per fornire risposte alle interrogazioni in tempi brevi. AltaVista rimase il numero uno dei motori di ricerca fino al 2001. Il software di Altavista era stato creato dai computer scientist americani Paul Flaherty, Louis Monier e  Briton Michael Burrows, mentre lavoravano da DEC (Digital Equipment Corporation). Il declino iniziò nel 1998 quando DEC venne acquisita da Compaq. Prima Yahoo!, e poi Google avrebbero rapidamente cambiato , e sconvolto, lo scenario dei Search engine in pochi anni.

Invece la decisione di mandare in pensione Google Reader è legata agli alti costi della tutela della Privacy: Google ha rinunciato all’aggregatore RSS, perché era riluttante a creare uno staff e un’infrastruttura necessaria per gestire eventuali problemi legali e di tutela privacy legati al servizio Google Reader. Non vale la pena accollarsi gli eccessivi costi della Privacy finché un servizio non conta almeno 100 milioni di utenti. E non vuole svenarsi Google, che ha già pagato una multa salata da 7 milioni di dollari per la gaffe della privacy nel caso dello “spionaggio (involontario) degli hotspot WiFi” con le Google car, usate per riprendere le immagini a 360 gradi per il servizio Google Street View.

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Autore: ITespresso
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