L’AgCom bacchetta il Decreto Romani

Autorità e normativeNormativa

Il decreto legislativo del viceministro Paolo Romani vuole fare chiarezza su Internet: modifiche sarebbero in arrivo. Intanto Assoprovider chiede al governo sul Recepimento della Direttiva Ue sull’audiovisivo

Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom), Corrado Calabrò, esprime forti perplessità sulla regolamentazione prevista dal decreto Romani in materia di Rete. Soprattutto sulla questione dei filtri Internet, soluzione bocciata da tutti i paesi occidentali.

Ma i dubbi attanagliano anche Assoprovider: “Il Parlamento italiano sta per esprimere il proprio parere sullo schema del decreto legislativo con il quale il Governo darà attuazione alla Direttiva UE 2007/65/CE Audiovisual Media Services. Assoprovider pone una serie di domande in particolare per le questioni che coinvolgono la rete.

Ecco le domande di Assoprovider: “La definizione di servizio di media audiovisivo, pur escludendo “i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche”, include “i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”. Che cosa si intende per carattere meramente incidentale

L’art.6 stabilisce che l’AGcom emani le disposizioni necessarie per rendere effettiva la protezione del diritto d’autore. Sarà quindi l’Agcom,e non un giudice, a stabilire quando il diritto d’autore viene violato su Internet? E come?

Al comma 8 dell’art.3 viene data all’Agcom la possibilità di “disporre la sospensione di ricezione o ritrasmissione di servizi di media non soggetti alla giurisdizione di alcun Stato membro dell’Unione europea, ma i cui contenuti o cataloghi, sono ricevuti direttamente o indirettamente dal pubblico italiano. A tal fine, ed a seguito dell’adozione di un formale richiamo, l’Autorità può altresì ordinare al fornitore di servizi interattivi associati o di servizio di accesso condizionato o all’operatore di rete o di servizi sulla cui piattaforma o infrastruttura sono veicolati programmi, di adottare ogni misura necessaria a inibire la diffusione di tali programmi o cataloghi al pubblico italiano”(comma 8 art.3).

Nella definizione di operatore di rete rientrano quindi anche i Provider e le loro infrastrutture di rete? In tal caso si adotteranno forme di filtraggio a carico dei provider? Questo non è in contraddizione con la Direttiva Europea sul commercio Elettronico, la quale esclude la responsabilità del trasportatore/provider? Siamo quindi di fronte all’ennesimo tentativo di trasformare i provider in poliziotti della rete?

Assoprovider sottolinea che in una rete TCP/IP il filtraggio attuato “nei nodi intermedi” è impossibile da realizzare “by design” e che qualsiasi strumento di analisi del traffico (deep packet inspection) per quanto sofisticato e costoso, può essere facilmente eluso se sorgente e destinatario della comunicazione lo desiderano (in internet NESSUNO è centro e tutti sono PERIFERIA). Dimenticarsi di questo aspetto ed ostinarsi sul filtraggio attuato dai Provider significa rimandare “ad libitum” la soluzione delle violazioni di legge che avvengano a mezzo internet (di qualsiasi natura esse siano) e nel contempo innalzare la barriera economica di ingresso rendendola una attività esercitabile solo da una ristretta oligarchia finanziaria”.

Le ambiguità sottolineate finora potrebbero creare guasti insanabili a l settore. “Ciò significherebbe che gli imprenditori delle PMI italiane del settore TLC sono un bene sacrificabile sull’altare di ben altri interessi” conclude Assoprovider.

Il decreto legislativo del viceministro Paolo Romani vuole fare chiarezza su Internet: modifiche sarebbero in arrivo in settimana.

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Autore: ITespresso
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