L’Agenda digitale è solo il primo passo

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Mario Monti, Premier italiano, vara il Decreto per l'agenda Digitale e le Start-up
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Si sarebbe potuto fare di più e meglio. Ma in un Paese, arretrato in tutte le classifiche IT, che fino ad un anno fa neanche si preoccupava di dotarsi di un’agenda digitale, da qualche parte si doveva pur iniziare. E il Decreto con le misure per l’Agenda digitale e le start up, è tuttora migliorabile, con qualche accorgimento. Il decreto mette comunque l‘Italia sulla giusta rotta del digitale. È vero però che è solo un primo passo, un timido “aperitivo” – come ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Anche Angelucci (Assinform) afferma che serve una svolta, una marcia in più per abbattere lo Spread digitale. Ma rilanciare i mercati, direttamente  e indirettamente legati al digitale, e aprire alle imprese innovative (start-up), va nella direzione giusta, per iniziare

L’Italia, al 23esimo posto nel mondo secondo Web Index, non è ancora un ecosistema favorevole per l’economia digitale, che si arresta al 4% del PIL. Meglio di prima (quando il PIL correlato al Fattore Internet era solo il 2%), ma c’è ancora molto da fare. L‘Agenda Digitale con l’anagrafe unica, la carta di identità digitale, le cartelle cliniche su Internet e il curriculum scolastico in un unico file online (fascicolo universitario elettronico), l’azzeramento del divario digitale e le Start up, si propone di mettere il Paese sulla giusta carreggiata. Secondo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il Decreto è ancora troppo timido e le misure sono solo un aperitivo. È vero. Anche Angelucci di Assinform afferma che bisogna fare molto di più, per abbattere lo Spread Digitale e colmare le lacune che ci separano dal resto d’Europa e dei Paesi del G20. si percepisce anche la delusione per quello che manca: “Le misure introdotte vanno nella direzione giusta, anche se, dopo 327 giorni e da 40.000 parole, dall’esecutivo ci aspettavamo qualcosa di più. Si sente ancora l’esigenza di un quadro di riferimento organico, e questo sarà il tema da affrontare in fase di conversione del decreto“. A chi teme che più che un’Agenda sia una sorta di mini “Moleskine” digitale, Angelucci risponde: “Quello che oggi conta a è che il solco è stato tracciato e che tutti, Pubbliche Amministrazioni e Imprese, contribuiscano d’ora in poi a consolidarlo. Assinform da sempre promuove lo sviluppo dell’Information Technology. Oggi raccoglie un risultato che la incoraggia a continuare con forza nell’interesse del Paese, delle imprese e del settore rappresentato, che occupa circa 400 mila addetti e che ha tutte le tecnologie e le professionalità richieste dai programmi dell’Agenda Digitale. Nel quadro di un miglior rapporto con le Amministrazioni, Assinform ha già organizzato una task-force di esperti per offrire tutto il know-how e l’esperienza necessari allo sviluppo del Paese attraverso le tecnologie digitali.” Rispetto alla situazione pre-esistente, l’Italia potrà contare su strumenti come il crowdfunding, il contratto per lavoratore subordinato per startupper e un’inversione culturale sul concetto di fallimento. I passi avanti non vanno negati. Tuttavia, in sede di conversione in Parlamento, tutto ciò che si può fare per migliorare il  Decreto, va fatto. I nodi principali sono legati all’effettiva attuazione del decreto, ed è lì che bisogna agire. Ne va del PIL italiano.

Mario Monti, Premier italiano, vara il Decreto per l'agenda Digitale e le Start-up
Mario Monti, Premier italiano, vara il Decreto per l’agenda Digitale e le Start-up
Autore: ITespresso
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