L’Agenda Digitale UE e i numeri dell’industria culturale italiana

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Enzo Mazza, Presidente FIMI – federazione industria musicale italiana – si è soffermato sui contenuti della “Digital Agenda” dell’Unione Europea

La UE ha lanciato l’Agenda Digitale, un progetto strategico della EU2020 per una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”. Confindustria Cultura Italia ha risposto alla sfida illustrando i numeri dell’industria culturale in Italia: 300mila addetti per 17mila imprese e un fatturato annuo di 16 miliardi di euro.

“Il settore della cultura, è un comparto industriale vero e proprio, in grado di generare profitto  e creare occupazione” – così Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria nel suo saluto introduttivo alla prima uscita pubblica di Confindustria Cultura Italia, la Federazione Italiana dell’Industria Culturale, che raccoglie al suo interno 10 Associazioni che si riferiscono ai settori del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo (AGIS, ANICA, APT, UNIVIDEO), della musica (AFI, FIMI, PMI), dell’editoria (AIE, ANES) e dei videogiochi (AESVI).
Enzo Mazza, consigliere di CCI e Presidente FIMI – federazione industria musicale italiana –  si è soffermato sui contenuti della “Digital Agenda”, il documento che la Commissione Europea ha diffuso lo scorso mese di maggio: “è fondamentale che l’Agenda Digitale proposta dalla UE sia più determinata nella definizione di una strategia per lo sviluppo dei contenuti digitali e per la loro tutela perché oggi è in gioco il futuro dell’industria culturale europea nelle reti digitali“.

Il Consiglio ha confermato la centralità dell’Agenda digitale per il rilancio dell’economia europea, sottolineando che c’è bisogno di ulteriori sforzi per fare dell’ Ue un mercato unico digitale. Il Consiglio auspica che gli Stati attuino “misure efficaci per promuovere investimenti favorevoli alla concorrenza nel settore della banda larga” e promuovano “la disponibilità per tutti e l’uso da parte di tutti di internet veloce”. Il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione promette il 40% della produttività e assicura 33 mila posti di lavoro per ogni milione di euro investito.

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