Accantonati gli obiettivi ambiziosi della strategia di Lisbona 2010 (in tema di accesso universale, banda larga, e-learning e Web 2.0), il nuovo anno in Italia va nel verso opposto: si inaugura con una raffica di interventi legislativi all’insegna della stretta su Internet. Il Dl Romani mette a repentaglio YouTube, vuole imporre l’autorizzazione ministeriale a ogni WebTv e Webcam su Internet, rendere la rettifica online alla stregua di quella sui Tg, l’AgCom uno “sceriffo del Web” e i provider responsabili dei contenuti. Inoltre, l’Equo Compenso alla Siae verrà esteso a Pc, cellulari e ogni dispositivo dotato di memoria. Costo: 100 euro in più a famiglia. Infine rimangono in sospeso i “casi” Facebook (il governo vuole l’auto-regolamentazione per social network e blog), Google (la battaglia in tribunale con Mediaset, la causa sul video di cyber-bullismo e la querelle Antitrust su Google News ad opera degli editori italiani) e la guerra agli utenti P2p.
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Il 2010 doveva essere l’anno dell’attuazione della Strategia di Lisbona : un’ambiziosa road map in tema di accesso universale, banda larga, condivisione conoscenze, Web 2.0, e-learning, open source, servizi innovativi e online, competività.
Invece in Italia il 2010 tecnologico, dopo il colpo di spugna sulla banda larga a fine 2009, si è aperto all’insegna di tasse (l’Equo compenso da estendere a Pc, cellulari e prodotti dotati di memoria) e del Decreto Romani che vuole “equiparare Internet alla Tv”, introducendo l’autorizzazione ministeriale per ogni WebTv, la rettifica online obbligatoria alla stregua di quella sui Tg, rendendo l’AgCom uno “sceriffo del Web” e i provider responsabili dei contenuti, e mettendo a rischio la sopravvivenza di YouTube in Italia. Per fino chi trasmette online con una webcam dovrà ottenere un’autorizzazione dal ministero delle comunicazioni.
Il Decreto Bondi sull’equo compenso si tradurrà in un rincaro di 100 euro a famiglia per accontentare la Siae (fonte: Altroconsumo).
Ma non finisce qui: l’agenda Internet in Italia del 2010 prevede un giro di vite contro Facebook (per fortuna, pare, solo all’insegna dell’auto-regolamentazione), una stretta sul “c aso Google” (Google Italia è impegnata in una battaglia in tribunale con Mediaset, in un’altra sull’upload del video di cyber-bullismo e la querelle Antitrust su Google News ad opera degli editori italiani) e un attacco definitivo contro gli utenti del P2p (il caso Fapav contro Telecom Italia in tribunale).
L’Antitrust ha infine aperto un fascicolo contro Mediaworld, Euronics, Trony e altre catene dell’elettronica consumo, in seguito alle denunce di utenti.
Nell’anno in cui Internet concorre per il Nobel per la Pace , l’Hi-tech e la Rete italiana sono decisamente sotto pressione. Invece di essere visti come volano per la competitività e l’innovazione, sono presi di mira a 360 gradi.


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